New York (Scott Heins/Getty Images)
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  • domenica 7 Giugno 2020

Una giornata di manifestazioni pacifiche negli Stati Uniti

In moltissime città americane centinaia di migliaia di persone hanno protestato contro il razzismo e la brutalità della polizia, di nuovo

New York (Scott Heins/Getty Images)

Sabato in tutti gli Stati Uniti ci sono state grosse manifestazioni contro il razzismo e la brutalità della polizia, a dodici giorni dall’uccisione di George Floyd, l’uomo afroamericano il cui arresto violento da parte di quattro agenti ha dato inizio a uno dei movimenti di protesta più partecipati degli ultimi 50 anni.

I cortei sono stati perlopiù pacifici, con pochissimi arresti ed episodi di violenza, contrariamente a quanto avvenuto la scorsa settimana, quando la polizia aveva agito in modo brutale in molte occasioni e piccoli gruppi di manifestanti avevano devastato e saccheggiato palazzi e negozi.

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A Washington DC c’è stata una delle manifestazioni più partecipate, con decine di migliaia di persone di tutte le etnie ed età, tra cui famiglie con bambini. Il clima era sereno e pacifico, racconta il New York Times, e ricordava a tratti una festa, con carretti dei gelati, bambini in passeggino, chi suonava l’armonica e chi la chitarra. I manifestanti si sono radunati attorno al Campidoglio, al Lincoln Memorial e al Lafayette Park, non lontano dalla Casa Bianca, circondata da barriere di cemento e forze di sicurezza.

Lunedì scorso a Washington DC c’era stato uno degli episodi più gravi e inquietanti delle proteste: la polizia aveva sgomberato in modo improvviso e violento una protesta pacifica a Lafayette Park per permettere al presidente americano Donald Trump di attraversarlo, e di farsi fotografare con la Bibbia in mano davanti a una chiesa precedentemente danneggiata dalle proteste.

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La sindaca Muriel Bowser aveva risposto facendo scrivere con una vernice gialla e indelebile la scritta “Black Lives Matter” (uno degli slogan del movimento dei diritti dei neri) sulla strada in cui era avvenuto lo sgombero, che collegava il parco alla chiesa. Ieri Bowser ha chiesto il ritiro delle forze federali e delle truppe della Guardia Nazionale dalla città.

A New York le proteste sono continuate anche dopo il coprifuoco, imposto dalle 20 alle 5 del mattino dal sindaco Bill de Blasio a inizio settimana, e sono terminate dopo le 23. Una delle più grosse è avvenuta a Brooklyn, ma ce ne sono state una ventina in tutta la città, dal Bronx al Queens, da Manhattan a Staten Island. Sono stati cortei pacifici e la polizia non è intervenuta nonostante il coprifuoco, contrariamente a quanto accaduto nei giorni precedenti: dall’inizio delle proteste sono state arrestate almeno duemila persone. A New York i manifestanti hanno chiesto, oltre alla fine del razzismo sistematico, l’annullamento di una legge che non consente di pubblicare i registri sulla condotta della polizia e la diminuzione dei fondi destinati al dipartimento locale di polizia.

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A Chicago si sono raccolte circa 30 mila persone, a San Francisco i manifestanti hanno brevemente bloccato il Golden Gate Bridge, a Los Angeles hanno occupato delle strade a Hollywood, a Richmond, in Virginia, hanno tirato giù da un piedistallo la statua di un generale confederato; ci sono state grosse proteste anche ad Atlanta e a Philadelphia.

Gli episodi di violenza sono stati molto rari: a Portland, in Oregon, la polizia ha dichiarato illegale una manifestazione dopo che i manifestanti avevano lanciato proiettili contro gli agenti e anche la polizia di Seattle ha detto che alcuni poliziotti sono stati colpiti da «esplosivi improvvisati». Cortei più contenuti sono stati organizzati anche in molte città e in zone rurali, tra cui alcune dove il Ku Klux Klan (un gruppo che sostiene la supremazia dei bianchi e perseguita sistematicamente i neri) è stato a lungo radicato.

A Raeford, la città di natale di Floyd che si trova in North Carolina, si è tenuta una cerimonia in suo ricordo, seguito dal servizio funebre privato a cui hanno partecipato circa 300 persone.

Sempre sabato grosse manifestazioni sono state organizzate in tutto il mondo a sostegno di quelle americane. Si sono tenute in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, in particolare a Parliament Square, a Londra, nonostante l’invito del governo a evitare assembramenti per contenere il contagio da coronavirus. In Australia ci sono state manifestazioni a Sydney, Melbourne e Brisbane contro il trattamento degli indigeni australiani; durante un evento a Ottawa il primo ministro canadese Justin Trudeau si è inginocchiato, ripetendo uno dei gesti simbolo delle proteste.