(Mika Schmidt-Pool/Getty Images)

La Germania lo ha fatto di nuovo

Il governo tedesco ha annunciato un nuovo gigantesco piano di aiuti all'economia, che porterà il totale della spesa per contrastare la crisi a quasi 1.500 miliardi di euro

(Mika Schmidt-Pool/Getty Images)

Mercoledì sera il governo tedesco ha annunciato un nuovo piano straordinario di spesa per fronteggiare la crisi economica causata dal coronavirus. Il piano prevede un taglio dell’IVA fino a dicembre, un sussidio da 300 euro per ogni figlio e nuovi incentivi per l’acquisto delle auto elettriche. Il piano avrà un valore complessivo pari a 130 miliardi di euro, che saranno spesi tra il 2020 e il 2021.

Con questo nuovo pacchetto di misure, il governo tedesco si appresta a spendere un totale di 1.300 miliardi di euro (che comprendono anche le garanzie bancarie) per stimolare l’economia, una cifra senza paragoni in Europa e che si può comparare per dimensioni soltanto alle misure economiche intraprese negli Stati Uniti, che hanno però il quadruplo della popolazione.

Questa nuova spesa è stata approvata dal Parlamento tedesco senza difficoltà e sarà raccolta tramite l’emissione di nuovo debito pubblico. È un netto cambio di paradigma per il paese, dopo che per anni la Germania ha mantenuto un bilancio in pareggio, nonostante le numerose richieste di economisti, organizzazioni e partner internazionali di aumentare la sua spesa pubblica in modo da aiutare, indirettamente, le economie più deboli dell’Europa.

Dopo aver affrontato la precedente crisi economica del 2008 con un atteggiamento prudente e conservatore, il governo tedesco ha decisamente cambiato passo durante la crisi causata dal coronavirus, stanziando risorse senza precedenti per fronteggiarla.

Quest’anno il deficit tedesco – che secondo la Costituzione deve rimanere in pareggio tranne casi eccezionali – dovrebbe avvicinarsi al 10 per cento del PIL, mentre l’economia si avvia alla peggiore recessione dal dopoguerra. Nel frattempo la disoccupazione ha già iniziato ad aumentare, salendo a maggio al 6,3 per cento dal 5,8 di aprile.

A livello europeo, il governo tedesco e la sua cancelliera Angela Merkel hanno deciso di contrastare la crisi appoggiando la creazione di un fondo di rilancio che per la prima volta sarà finanziato con l’emissione massiccia di debito comune europeo, segnando così un altro potenziale cambiamento storico.

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In Germania, il governo ha risposto alla crisi fornendo garanzie alle imprese per contrarre prestiti, espandendo la versione tedesca della cassa integrazione e fornendo trasferimenti diretti di denaro ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese. I primi due pacchetti di aiuti sono stati approvati a marzo ed aprile.

Il nuovo intervento annunciato ieri prevede tra le altre cose una riduzione dell’IVA dal 19 al 16 per cento valida fino alla fine del 2020 (per un costo di circa 20 miliardi di euro). Altri 25 miliardi di euro saranno investiti in nuovi prestiti destinati alle piccole e medie aziende, mentre ci saranno 6 miliardi di trasferimenti aggiuntivi ai comuni e circa 5 miliardi destinati al bonus da 300 euro per ogni figlio.

I nuovi interventi, per un totale di 130 miliardi di euro, si aggiungeranno ai 200 miliardi già stanziati in maggiore spesa sociale e bonus per i lavoratori autonomi, ai 600 miliardi circa in prestiti e garanzie pubbliche e agli altri 500 miliardi di liquidità aggiuntiva mobilitatati dalla grande banca pubblica KfW. In tutto, questi interventi più il nuovo piano, ammontano a quasi 1.500 miliardi di euro, una cifra pari al 40 per cento del PIL della Germania. Per fare un paragone, la stima più generosa del totale della spesa contro la crisi del governo italiano è circa 500 miliardi di euro, poco più di un terzo della spesa tedesca.

Inoltre, gli aiuti tedeschi sono quasi tutti arrivati a destinazione in tempi relativamente brevi. Ad esempio, ci sono stati problemi nel far arrivare prestiti e liquidità alle grandi imprese, mentre i trasferimenti ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese hanno funzionato piuttosto bene quasi ovunque (sono amministrati dalle regioni, quindi la rapidità dell’erogazione è variabile).

In Italia invece, un sistema bancario in maggiori difficoltà e una pubblica amministrazione meno efficiente hanno causato molti ritardi e problemi. All’inizio di giugno, soltanto un quarto dei prestiti garantiti dallo stato e richiesti dalle imprese è stato concesso dal sistema bancario, mentre quasi un terzo di coloro che hanno fatto domanda per la cassa integrazione è ancora in attesa dei pagamenti.