They’re Going to Kill Me (Detroit), 2020. Photo courtesy di Jammie Holmes e Library Street Collective. Foto di Hayden Stinebaugh
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  • giovedì 4 Giugno 2020

Le ultime parole di George Floyd, in cielo

Attaccate a quegli aerei con striscioni che solitamente si usano per eventi e proposte di matrimonio, su iniziativa dell'artista Jammie Holmes

They’re Going to Kill Me (Detroit), 2020. Photo courtesy di Jammie Holmes e Library Street Collective. Foto di Hayden Stinebaugh

Pochi giorni fa nei cieli di cinque città americane sono passati diversi aeroplani con striscioni con le ultime parole di George Floyd, l’uomo afroamericano morto a Minneapolis il 25 maggio mentre veniva arrestato con violenza dalla polizia.
L’iniziativa è stata un’idea dell’artista statunitense Jammie Holmes, che l’ha definita “un atto di coscienza sociale e protesta” per manifestare contro la brutalità della polizia nei confronti degli afroamericani. Il 30 maggio, mentre continuavano le proteste per la morte di Floyd, sopra Detroit è volato lo striscione “Please I can’t breathe” (per favore, non riesco a respirare), a Los Angeles “My stomach hurts” (mi fa male lo stomaco), a Dallas “My neck hurts” (mi fa male il collo), a Miami “Everything hurts” (mi fa male tutto) e a New York “They’re going to kill me” (stanno per uccidermi).

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Holmes ha scelto di protestare con questi striscioni, solitamente molto costosi e usati per promuovere eventi o mandare proposte di matrimonio sopra le spiagge, proprio perché vengono raramente usati per scopi politici o sociali.

Jammie Holmes è un artista emergente afroamericano che vive e lavora a Dallas ed ha organizzato la dimostrazione con la galleria di Detroit Library Street Collective, che lo rappresenta. È nato a Thibodaux, Louisiana, e nei suoi lavori da pittore esplora i temi di cosa significhi essere neri in America.