(Jamie Squire/Getty Images)
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  • giovedì 4 Giugno 2020

Il gruppo di estrema destra americano dalle camicie hawaiane

Si chiama Boogaloo e sta cercando di strumentalizzare le manifestazioni di protesta per alimentare tensioni e violenze

(Jamie Squire/Getty Images)

Mercoledì 3 giugno la procura federale del Nevada ha incriminato per reati legati al terrorismo tre uomini accusati di volere utilizzare bombe molotov durante le recenti proteste a Los Angeles, allo scopo di fomentare gli scontri tra manifestanti e polizia. Tutti e tre fanno parte di un movimento di estrema destra che sostiene sia vicina una nuova guerra civile statunitense, e lavora per arrivarci il prima possibile. Il movimento, che si chiama Boogaloo, si riconosce per un dettaglio particolare: i suoi membri indossano tutti una camicia hawaiana, un particolare un po’ inquietante che ha attirato le attenzioni di giornalisti ed esperti di radicalizzazione online.

Come molti altri gruppi di estrema destra, si pensa che gli uomini che indossano la camicia hawaiana stiano incoraggiando le proteste in diverse città, e soprattutto le violenze e i saccheggi che si tengono a margine di alcune manifestazioni, per alimentare il senso di insicurezza nel resto degli americani: l’obiettivo a lungo termine è generare sfiducia nella capacità dei governi democratici e liberali di garantire la sicurezza pubblica, sostenere forme di governo più autoritarie e arrivare a una sorta di resa dei conti con le persone non bianche.

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Negli ultimi giorni i giornali americani hanno individuato diversi gruppi di estrema destra che hanno cercato di fomentare proteste violente: si è scoperto per esempio che un noto account Twitter che si dichiarava “antifa” era gestito invece da suprematisti bianchi. Ma le tre persone arrestate a Los Angeles avevano apparentemente intenzioni molto più bellicose.

Un lungo articolo di Bellingcat ha ricostruito che il movimento è nato alcuni anni fa su 4chan, un sito noto per essere frequentato da persone razziste, sessiste e violente, e che negli anni recenti ha spesso ospitato le rivendicazioni di terroristi bianchi. Già dal 2012 la parola “Boogaloo” era utilizzata da alcuni utenti per parlare di una rivolta armata. Il merito è di un oscuro film del 1984, un sequel di un film precedente talmente brutto da diventare oggetto di culto online, Breakin’ 2: Electric Boogaloo, incentrato su un gruppo di ragazzi che per buona parte del film si agitano e ballano la break dance. Il Boogaloo sarebbe quindi il sequel della prima guerra civile americana.

Le origini del movimento non sono chiarissime, ma a partire dal 2018 l’utilizzo della parola Boogaloo diventò diffusissimo soprattutto nella sezione di 4chan che raduna gli appassionati di armi, /k/. In quei mesi la comunità Boogaloo era diventata talmente ampia che diversi suoi pezzi cominciarono a migrare su Facebook, che ancora oggi permette a decine di persone di parlarsi all’interno di gruppi chiusi e privati senza la confusione tipica delle bacheche di siti come 4chan.

Bellingcat nota che sebbene i possessori di armi tendano perlopiù a destra, «il gruppo scoraggiava apertamente le discussioni politiche», tanto che i contenuti postati inizialmente su 4chan erano meno legati all’attualità e più alle caratteristiche tecniche delle armi, dove trovarle e come assemblarle. «I post razzisti erano parecchi, e molti utenti di /k/ erano chiaramente razzisti, ma lo scontro etnico non era un’ossessione come in /p/», cioè la sezione di 4chan in cui si discute di politica.

Il movimento si è radicalizzato negli ultimi anni, e i contenuti pubblicati dai membri di Boogaloo sono diventati così apertamente violenti che i social network hanno iniziato a chiuderne i gruppi ed espellerne gli utenti. Fu allora che ad alcuni utenti venne in mente di usare espressioni simili per parlare di Boogaloo senza essere individuati dai moderatori o dagli algoritmi dei social network, che spesso funzionano tramite parole chiave. Una di queste nuove espressioni era – che suona in modo simile a Boogaloo – big luau, “una grande luau”, cioè la tradizionale festa hawaiana in cui si canta e si balla indossando abiti tradizionali. Da lì a indossare camicie hawaiane per riconoscersi il passo è stato breve.

Secondo Bellingcat le prime camicie hawaiane si intravidero nel gennaio del 2020 durante una manifestazione per sostenere i diritti dei possessori di armi a Richmond, in Virginia. Alla fine di gennaio alcuni uomini con camicie hawaiane facevano parte di un gruppo che manifestò all’interno del parlamento statale del Kentucky. Nei mesi successivi sono diventati «una presenza frequente» alle proteste organizzate dalla destra americana contro le restrizioni per il coronavirus in diversi stati, fra cui soprattutto il Michigan.

Con le tensioni e le proteste degli ultimi giorni, i membri del Boogaloo hanno accolto un immaginario più esplicitamente neofascista: alcuni di loro usano un passamontagna con disegnato il sorriso di un clown, usato come simbolo per descrivere le democrazie liberali come ridicole e destinate al fallimento.

Il movimento Boogaloo «sta diventando sempre più reale», ha detto al Washington Post Devin Burghart, presidente del think tank Institute for Research and Education on Human Rights. Secondo le sue stime i membri del Boogaloo sono stati visti ad almeno 40 manifestazioni di protesta provocate dall’uccisione di Floyd. Nel caso finora più noto che li riguarda, stavano cercando di alimentare la violenza degli scontri: a Los Angeles, tre di loro sono stati arrestati poco prima che attaccassero una centrale elettrica della zona. BuzzFeed News ha scritto che due di loro nelle proprie macchine tenevano fucili e munizioni.

Da qualche tempo i principali social network hanno iniziato a sospendere con maggiore frequenza gli account legati al movimento – Reddit ha chiuso diversi gruppi già a febbraio – ma i suoi leader sanno bene che alcuni hanno politiche più morbide di altri. Il Tech Transparency Project, un gruppo di attivisti che segue le comunità di estrema destra online, ha stimato che i membri di Boogaloo sono attivi soprattutto su Facebook, dove esistono circa 125 gruppi privati riconducibili al movimento. Più della metà è stata creata negli ultimi sei mesi.