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  • mercoledì 3 Giugno 2020

Boris Johnson ha offerto un percorso per la cittadinanza britannica a 3 milioni di abitanti di Hong Kong

Sarà necessario se la Cina dovesse approvare definitivamente la contestata legge sulla sicurezza, ha scritto il primo ministro britannico

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha scritto un intervento sul South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, offrendo di cambiare le leggi sull’immigrazione del Regno Unito in modo da rendere più facile l’immigrazione per gli abitanti di Hong Kong, se la Cina approvasse definitivamente una contestata legge sulla sicurezza nazionale che ridurrà ulteriormente l’autonomia della regione speciale.

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Johnson ha scritto che attualmente 350mila persone che vivono a Hong Kong – che è stata fino al 1997 sotto al controllo del Regno Unito – hanno un passaporto del tipo British National Overseas, concesso negli anni Novanta agli abitanti della regione, e altre 2,5 milioni avrebbero i requisiti per richiederlo. Al momento questi passaporti permettono un soggiorno senza visto fino a 6 mesi, ma Johnson ha offerto di aumentare questo periodo a 12 mesi, con la possibilità di rinnovarlo e con il diritto di lavorare nel Regno Unito e di fare richiesta per la cittadinanza britannica.

La legge sulla sicurezza a cui si riferisce Johnson è da settimane al centro di un grosso dibattito. È già stata approvata dall’Assemblea Nazionale del popolo della Cina, e ha davanti un  percorso per diventare legge che è in realtà una formalità, a meno che il governo di Pechino cambi idea. I contenuti dettagliati di questa nuova legge non sono ancora noti, ma avranno lo scopo di bloccare le attività terroristiche a Hong Kong, di vietare gli atti di «sedizione, sovversione e secessione» e le «interferenze straniere negli affari locali». Serviranno a reprimere, dunque, qualsiasi atto che possa essere considerato come minaccia alla sicurezza nazionale. Per gli attivisti pro-democrazia la nuova legge è un tentativo del governo cinese di mettere fine alle proteste e di violare i diritti riconosciuti dalla Legge Fondamentale di Hong Kong, come la libertà di parola. Il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, commentando la legge, ha detto che «Hong Kong non è più autonoma dalla Cina».

Johnson ha sostenuto che se la Cina approverà la legge entrerà in conflitto con la dichiarazione congiunta con il Regno Unito del 1984, un trattato legalmente vincolante: «il Regno Unito non avrebbe altra scelta se non rispettare il profondo legame di storia e amicizia con il popolo di Hong Kong». Johnson aggiunge che quella proposta sarebbe una delle più grandi modifiche alle leggi sull’immigrazione del Regno Unito della storia, ma che è determinato a portarla avanti se sarà necessario.

Il Regno Unito non vuole impedire l’ascesa della Cina. Al contrario lavoreremo al suo fianco su tutti i temi in cui abbiamo interessi condivisi, dal commercio al cambiamento climatico. Vogliamo una relazione moderna e matura, basata sul rispetto reciproco e sul riconoscimento del ruolo mondiale della Cina. Ed è proprio perché accogliamo la Cina come un membro prominente della comunità internazionale che ci aspettiamo che rispetti i suoi accordi internazionali.