(EP 2020)

La proposta della Commissione Europea sul Fondo per la ripresa

È basata sul compromesso fra Francia e Germania e prevede in tutto 750 miliardi, ma deve ancora essere negoziata fra i singoli paesi

(EP 2020)

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato al Parlamento Europeo la proposta della Commissione sul Fondo per la ripresa, il principale strumento europeo per sostenere la ripresa economica dopo il picco della pandemia da coronavirus.

La proposta della Commissione si chiama Next Generation EU e si basa sul compromesso raggiunto da Francia e Germania la scorsa settimana, che prevedeva un fondo da 500 miliardi di euro da raccogliere sui mercati finanziari per distribuire sussidi garantiti dal bilancio dell’Unione Europea. La Commissione ha precisato come intende incanalare questi fondi, e aggiunto alla somma alcuni prestiti a tasso agevolato: in totale l’intero pacchetto proposto è di circa 750 miliardi. La Commissione ha anche proposto un piano per il bilancio pluriennale dell’Unione Europea valido fra il 2021 e il 2028, che sarà negoziato nei prossimi mesi.

I documenti annunciati oggi sono soltanto delle proposte: il Fondo per la ripresa, in particolare, sarà negoziato nelle prossime settimane dai singoli paesi. Diversi paesi, fra cui l’Italia, sperano di raggiungere un compromesso entro la metà di giugno, per poi approvarlo durante il Consiglio Europeo, cioè l’organo che comprende capi di stato e di governo dell’Unione, che si terrà fra il 18 e il 19 giugno.

Stando ad alcuni documenti della Commissione letti dai giornalisti, l’Italia dovrebbe ricevere dal Fondo 172,7 miliardi di euro, la quota più alta destinata a un singolo Paese: 81,8 miliardi di euro in sussidi e 90,93 miliardi sotto forma di prestiti a tasso agevolato. Le cifre sono puramente indicative, dato che sicuramente cambieranno nel corso delle prossime settimane e anche nei prossimi anni, se il Fondo verrà approvato.

Vuoi capire meglio cosa succede in Europa?

Secondo la proposta della Commissione, il principale contenitore del Fondo sarà una linea di credito da 560 miliardi (di cui 310 miliardi di sussidi e 250 miliardi di prestiti). La Commissione propone inoltre di spendere gli altri soldi raccolti per potenziare altri fondi già annunciati come il Fondo per una transizione giusta, parte del Green deal europeo, il fondo InvestEU e i consueti fondi per la politica di coesione (il fondo per la coesione, il fondo sociale e il fondo per lo sviluppo regionale).

Le prime impressioni di analisti e osservatori sul Fondo sono positive. «È un piano piuttosto significativo e, cosa più importante, la Commissione non sta usando nessun moltiplicatore o stregoneria nel proporre questi numeri», scrive Gregory Claeys, che lavora per il rispettato think tank Bruegel. Altri fanno notare che la proposta per il bilancio pluriennale è invece più modesta, e simile a quella proposta dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel in autunno, quando erano iniziate le trattative.

In origine la proposta della Commissione sul Fondo per la ripresa era attesa per il 6 maggio. Da diversi giorni si sapeva che Von der Leyen l’avrebbe annunciata oggi con un discorso al Parlamento Europeo. Stamattina il commissario all’economia della Commissione Europea Paolo Gentiloni aveva anticipato l’entità del Fondo parlando di «una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti».

Dopo l’annuncio di Gentiloni e von der Leyen, un diplomatico olandese ha ricordato a Politico che «siamo solo all’inizio dei negoziati», e che «ci vorrà tempo perché alcune posizioni sono parecchio distanti e per questo tipo di decisioni serve l’unanimità». Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi – i paesi europei più conservatori dal punto di vista economico – continuano ad essere contrari ai sussidi e vorrebbero che fossero previsti solo prestiti rimborsabili e vincolati a misure di controllo dei bilanci nazionali.

La Commissione ha chiarito meglio come verrebbero raccolti i 750 miliardi proposti: saranno trovati sui mercati finanziari con l’emissione di titoli comunitari a lunga scadenza rimborsabili entro il 2058, ma comunque non prima del 2028. La proposta della Commissione prevede anche nuove tasse europee per il rimborso, per evitare di pesare eccessivamente sui bilanci nazionali: nelle scorse settimane si era parlato molto di una tassa sulla plastica monouso, sull’anidride carbonica e di una specie di web tax europea.