Un poliziotto a Hong Kong, durante una veglia di commemorazione per un manifestante pro-democrazia morto lo scorso anno durante una manifestazione antigovernativa, il 15 maggio 2020 (Anthony Kwan/Getty Images)
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  • giovedì 21 Maggio 2020

Il governo cinese proverà a controllare di più Hong Kong

Sono state annunciate nuove leggi in tema di sicurezza che secondo gli attivisti pro-democrazia limiteranno le libertà di chi vive nella regione speciale

Un poliziotto a Hong Kong, durante una veglia di commemorazione per un manifestante pro-democrazia morto lo scorso anno durante una manifestazione antigovernativa, il 15 maggio 2020 (Anthony Kwan/Getty Images)

Il governo cinese vuole introdurre una nuova serie di leggi su temi di sicurezza nazionale che daranno al Partito Comunista un maggiore controllo su Hong Kong, la regione amministrativa speciale dove da quasi un anno vanno avanti grandi proteste per chiedere maggiore democrazia.

Secondo il governo cinese, le proteste di Hong Kong sono istigate da potenze straniere e le nuove leggi serviranno a proteggere la Cina da questo tipo di influenza esterna. Per gli attivisti per la democrazia, invece, le nuove leggi sono un tentativo del governo cinese di mettere fine alle proteste e violare i diritti riconosciuti dalla Legge Fondamentale di Hong Kong, la specie di costituzione in vigore nella regione semi-autonoma, come la libertà di parola.

Il contenuto nel dettaglio di queste leggi non è ancora noto. Giovedì il portavoce dell’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese che si riunisce una volta all’anno, e che comincia domani, ha detto che i delegati dell’Assemblea rivedranno insieme le nuove proposte di legge per la sicurezza nazionale a Hong Kong, ma non ha detto cosa prevedono esattamente.

Secondo alcune fonti di BBC, però, le nuove leggi avranno lo scopo di bloccare le attività terroristiche a Hong Kong e vieteranno atti di «sedizione, sovversione e secessione» oltre alle «interferenze straniere negli affari locali». Leggi simili sono usate in Cina per mettere a tacere l’opposizione nei confronti del Partito Comunista.

L’Assemblea nazionale del popolo di fatto ratifica le decisioni già prese dal Partito Comunista, quindi quasi sicuramente approverà le nuove leggi. Per via di questo percorso legislativo il governo di Hong Kong, che mantiene un certo grado di autonomia rispetto al governo cinese centrale, non sarà coinvolto nell’introduzione delle nuove leggi, nonostante la Legge Fondamentale di Hong Kong prevede che le regole sulla sicurezza siano introdotte dal governo locale. Il governo centrale cinese ha sempre avuto il potere di imporsi sul governo di Hong Kong su questa materia, ma finora non lo aveva mai fatto per non mostrarsi troppo invadente. In futuro l’approvazione di leggi simili per Hong Kong potrebbe diventare ancora più difficile, se i partiti democratici ostili all’influenza cinese dovessero ottenere buoni risultati alle elezioni locali di settembre, sulla scia di quelli ottenuti alle amministrative dello scorso novembre.

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Dall’inizio delle proteste per la democrazia dello scorso anno i politici filocinesi di Hong Kong hanno spesso chiesto al governo locale di introdurre leggi più rigide sulla sicurezza, per contrastare le violenze avvenute durante le manifestazioni e difendere la sovranità cinese. Proprio per via della forte opposizione popolare però da anni il governo di Hong Kong non riesce a introdurre leggi di questo genere; quando ci aveva provato nel 2003 c’erano state altre grandi proteste.

Giovedì sera il ministero degli Esteri cinese ha mandato una lettera agli ambasciatori stranieri presenti a Pechino invitandoli a sostenere le nuove leggi: «L’opposizione a Hong Kong ha da tempo cospirato con forze esterne per portare avanti atti di secessione, sovversione, infiltrazione e distruzione contro la Cina».

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