(Dan Kitwood/Getty Images)

I nuovi Bitcoin si sono dimezzati

Ieri sera c'è stato lo “halving”, un evento che ricorre più o meno ogni quattro anni e che è alla base del funzionamento della criptovaluta

(Dan Kitwood/Getty Images)

Lunedì sera, poco prima delle nove e mezza, è avvenuto il cosiddetto “Bitcoin halving”, cioè il dimezzamento delle nuove unità della più famosa criptovaluta al mondo che vengono emesse più o meno ogni dieci minuti. Era un evento più che previsto, perché programmato nel codice stesso di Bitcoin in modo da avvenire ogni quattro anni, ma è comunque stato un passaggio importante per il mondo delle criptovalute.

I bitcoin funzionano perché esiste una blockchain, la tecnologia alla base della criptovaluta, sulla quale vengono registrate tutte le nuove transazioni eseguite. Questa sorta di registro virtuale è composto da blocchi di informazioni, ciascuno dei quali contiene dati su centinaia di transazioni. Il compito di aggiungere questi blocchi alla blockchain è dei cosiddetti “minatori”, dall’inglese “to mine”, estrarre. Grazie a potentissimi sistemi di computer in grado di elaborare una enorme quantità di informazioni, i miners certificano ogni nuova transazione che avviene sulla rete dei bitcoin risolvendo complicati problemi matematici.

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La ricompensa per questo lavoro degli estrattori sono proprio i nuovi bitcoin distribuiti automaticamente a chi certifica le transazioni. Fino a ieri, per ogni nuovo blocco aggiunto alla blockchain venivano assegnati 12,5 bitcoin: dopo il “dimezzamento”, per lo stesso lavoro ne vengono assegnati soltanto 6,25, e sarà così fino al prossimo evento analogo, previsto tra quattro anni e dopo il quale saranno assegnati 3,125 bitcoin.

Questo meccanismo si basa su un principio semplice e fondativo di Bitcoin. Essendo una valuta virtuale, slegata dalle autorità centrali e da qualsiasi collegamento a beni fisici, i creatori di Bitcoin – la persona o il collettivo misteriosi noti come Satoshi Nakamoto – decisero che il sistema avrebbe prodotto nuove unità avvicinandosi gradualmente alla soglia dei 21 milioni, senza mai superarla. Per farlo, il sistema prevede automaticamente che la quantità di nuovi bitcoin prodotti si dimezzi ogni 210mila blocchi aggiunti alla blockchain, cioè più o meno ogni quattro anni: era già avvenuto nel 2012 e nel 2016, passando da 50 a 25 e poi da 25 a 12,5.

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Attualmente esistono in circolazione quasi 18,4 milioni di bitcoin. Significa quasi l’88 per cento di quelli che verranno mai distribuiti, ma non vuol dire che la fine della produzione sia vicina: grazie al sistema del dimezzamento, che consente di avvicinarsi sempre più gradualmente alla soglia dei 21 milioni, durerà più o meno fino al 2140.

Il dimezzamento, di fatto, significa che con la stessa quantità di lavoro i “minatori” otterranno la metà dei bitcoin che ottenevano fino a ieri. Il precedente “halving”, nel 2016, era avvenuto quando la criptovaluta era ancora in una fase arretrata del suo sviluppo: da allora il settore si è espanso enormemente, e sono nate sempre più aziende attive esclusivamente nell’estrazione. Grazie a grandi reti di computer sistemate solitamente in enormi capannoni in Cina, Russia, Stati Uniti o altri posti spesso isolati, come l’Islanda, queste aziende sono diventate assai redditizie, producendo milioni e milioni di introiti (oltre che consumando quantità esorbitanti di energia).

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Già da tempo lo sviluppo del settore dell’estrazione di Bitcoin ha escluso quelli che, anni e anni fa, estraevano la criptovalute grazie ai computer domestici. Il nuovo dimezzamento rischia di fare lo stesso con i “minatori” più piccoli, che ora vedranno i ricavi ridotti alla metà con lo stesso lavoro: ma d’altra parte era un evento noto e previsto.

Normalmente ai dimezzamenti sono sempre seguiti aumenti del valore di Bitcoin nel giro di qualche giorno o settimana. Attualmente un’unità vale circa 8.700 dollari: a fine 2017 arrivò notoriamente a sfiorare i 20mila dollari, attirando l’attenzione di tutto il mondo sulle criptovalute. Nell’anno ci fu un drastico calo del valore, arrivato a circa 3.200 dollari, che comunque rimaneva un prezzo molto superiore a quelli raggiunti prima del 2017. Da allora il valore dei bitcoin è tornato a salire superando gli 11mila dollari, per poi oscillare molto marcatamente nell’ultimo anno.