(AP Photo/Andrew Medichini)
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  • sabato 25 Aprile 2020

Come riapre il Veneto

Un'ordinanza regionale permette da ieri la vendita di cibo d'asporto e la riapertura di librerie e negozi di fiori, tra le altre cose

(AP Photo/Andrew Medichini)

Venerdì il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha firmato un’ordinanza per riaprire alcune attività, tenendo conto «dei dati epidemiologici e sanitari raccolti». Zaia ha annunciato la misura in una conferenza stampa in cui ha spiegato che la precedente parziale riapertura, avvenuta il 13 aprile, non aveva fatto ripartire il contagio: l’incremento del numero delle persone risultate positive aveva continuato a ridursi, così come si era ridotto progressivamente il numero delle persone ricoverate in ospedale e nei reparti di terapia intensiva.

L’ordinanza è entrata in vigore alle 15 di venerdì 24 aprile e lo sarà fino al 3 maggio.

Secondo i dati diffusi venerdì dalla Protezione Civile, in Veneto le persone risultate positive dall’inizio dell’epidemia sono 17.229,  i morti 1.244. Zaia ha detto che oggi i ricoverati in ospedale sono 1.289, mentre quelli in terapia intensiva 130.

L’ordinanza permette, in particolare, la vendita di cibo per asporto, che affianca quindi la modalità di consegna a domicilio, l’unica consentita finora. Dove possibile, l’ordine deve essere fatto online o al telefono; il ritiro deve essere scaglionato nel tempo per evitare gli assembramenti all’ingresso, e i clienti in attesa devono rispettare la distanza di sicurezza di un metro tra loro. Devono indossare mascherina e guanti, o disinfettare le mani con un gel igienizzante; sono ammessi nel locale uno per volta. Il gestore e gli addetti del locale devono indossare guanti e mascherina. Non è possibile consumare il cibo sul posto.

L’ordinanza consente anche di vendere vestiti e scarpe per bambini e prodotti di cartoleria. Possono riaprire le librerie e i negozi al dettaglio che vendono fiori, piante, semi e fertilizzanti. È consentito l’accesso ai cimiteri, sempre indossando mascherina e guanti o disinfettando le mani con un gel, e mantenendo la distanza di un metro.

Le cose da sapere sul coronavirus

Riprendono anche le opere pubbliche, tra cui la costruzione di strade, autostrade, ponti, ferrovie, dighe, acquedotti, gasdotti, opere marittime, fluviali, di bonifica e demolizioni di opere (l’elenco completo è qui). È possibile la coltivazione del terreno per autoconsumo anche negli orti urbani e comunali, i tagli boschivi, sempre per l’autoconsumo, i servizi di carattere artigianale per la manutenzione delle imbarcazioni da diporto e la sistemazione delle darsene.

Negli spazi pubblici o aperti al pubblico rimane comunque obbligatorio mantenere il distanziamento di un metro e utilizzare mascherina e guanti, oppure igienizzare le mani con l’apposito gel.

Il Veneto ha anche intenzione di riaprire gli asili nido e le scuole dell’infanzia dal 4 maggio, quando dovrebbe iniziare la cosiddetta “fase 2” annunciata dal governo. L’incontro, ha spiegato al Post Luca Parmeggiani, il portavoce del presidente Zaia, è avvenuto tra «le scuole paritarie (Fism), con l’Anci, Assonidi e Confindustria in quanto molte imprese hanno nidi e materne aziendali» e che ha ricordato che in Veneto «90 mila bambini dagli 0 ai 6 anni stanno in strutture non pubbliche». Non sarà possibile la didattica ma saranno organizzate attività di gioco e di socializzazione, per cercare di aiutare i genitori che torneranno al lavoro, come previsto dalla parziale riapertura di attività, fabbriche e negozi.

– Leggi anche: Come ha fatto il Veneto

All’inizio del contagio da coronavirus, la situazione in Veneto ricordava quella della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, le regioni che da subito sono risultate più colpite. Il Veneto è riuscito però a contenere la situazione grazie all’allestimento di zone rosse, a chiusure tempestive di ospedali, a tanti test e pochi ricoveri, in quello che è stato poi definito il “modello veneto”.

Inoltre, per come ha testato la popolazione, il Veneto può contare su dati molto affidabili e avere una rappresentazione della reale estensione del contagio e dei decessi, cosa che non si può dire per la maggior parte delle altre regioni italiane.