Stati Uniti, anni Trenta (General Photographic Agency/Getty Images)
  • Moda
  • domenica 12 Aprile 2020

Perché gli uomini non portano più il cappello

È colpa delle automobili, della Seconda guerra mondiale e di J.F. Kennedy

Stati Uniti, anni Trenta (General Photographic Agency/Getty Images)

Se osservate le vecchie foto dell’Ottocento e del primo Novecento noterete che tutti gli uomini indossano un cappello. Per secoli è stato un accessorio imprescindibile poi a un certo punto, più o meno dagli anni Cinquanta e Sessanta, è stato indossato sempre meno fino a scomparire; poi è diventato un simbolo di ribellione (come il berretto da baseball al contrario) o è stato portato per moda o per vezzo. Esquire ha raccontato quando è successo e per quali ragioni.

Un raduno per comprare i liberty bonds (i titoli di stato emessi dagli Stati Uniti per finanziare la guerra) a Madison Square, New York, nel 1918
(Hulton Archive/Getty Images)

In passato i cappelli erano usati per distinguersi socialmente e per proteggersi dalla pioggia, dal freddo, dal sole e dalla polvere mentre ci si spostava da un posto all’altro, a piedi, in carrozza, a cavallo o sui mezzi pubblici, come il treno e il tram. La teoria più condivisa è che le cose cambiarono con l’introduzione e la diffusione dell’automobile coperta. La capotta era infatti troppo bassa per poter indossare il cappello all’interno, cosa che lo rendeva molto scomodo e anche inutile, visto che si era già protetti dagli elementi atmosferici e dalla sporcizia.

Gabriele D’Annunzio parla alla folla dal Campidoglio a Roma, negli anni Venti
(General Photographic Agency/Hulton Archive/Getty Images)

L’abbandono del cappello andò di pari passo con la diffusione dell’automobile, che fu molto lenta: negli anni Venti meno dell’1 per cento degli americani possedeva un’auto, nel 1940 ce l’aveva una persona su quattro, nel 1970 la percentuale era salita al 55 per cento. Questa graduale popolarità fu accompagnata dalla graduale scomparsa del cappello.

I festeggiamenti per l’armistizio della Prima guerra mondiale, novembre 1918
(Hulton Archive/Getty Images)

Un’altra ragione, più culturale che pratica, fu il rifiuto di chi aveva combattuto durante la Seconda guerra mondiale di indossare i cappelli anche in abiti civili, dopo averli portati per anni insieme all’uniforme militare. Una ricerca del 1947 della Hat Research Foundation (la Fondazione di ricerca sui cappelli) scoprì che il 19 per cento degli uomini non li indossava proprio «perché dovevo farlo sotto l’esercito».

L’anno precedente la Fondazione aveva cercato di frenare la crisi delle vendite con una campagna pubblicitaria intitolata “Ci vuole un cappello per fare un po’ di magia”, ma non funzionò: fu allora che i produttori capirono che probabilmente la moda di borsalini, fedore, cilindri e pagliette non sarebbe tornata. La crisi non fu senza conseguenze e, racconta Esquire, in alcune città produttrici di cappelli chi osava mostrarsi a capo scoperto veniva insultato a vista dagli operai delle fabbriche.

Uno sciopero di ferrovieri a Londra, 31 maggio 1912
(Topical Press Agency/Getty Images)

La crisi continuò e portò alla fondazione, sempre negli Stati Uniti, della Settimana nazionale del cappello, un chiaro segno che ormai era un capo in disuso e da promuovere. Nel 1953, per l’occasione, il giornalista e premio Pulitzer di Associated Press Hal Boyle scrisse che probabilmente i cappelli sarebbero andati presto fuori moda «come i gilet e le scarpe con le ghette». La fine però non era ancora definitiva e i cappelli continuarono a vedersi finché resisteva la vecchia generazione abituata a indossarli; non portarlo divenne intanto un gesto anticonformista, e poi la regola.

Festeggiamenti a New York alla notizia della resa della Germania durante la Seconda guerra mondiale, con sempre meno cappelli del solito, 8 maggio 1945
(Fox Photos/Getty Images)

Secondo molti altri il momento di svolta arrivò, perlomeno negli Stati Uniti, durante la cerimonia di inaugurazione della presidenza di John F. Kennedy, il 20 gennaio del 1961. Fino a quel momento tutti i presidenti americani avevano indossato un cappello per l’occasione, solenne e formale. Kennedy se ne portò dietro uno ma non lo indossò praticamente mai. La sua figura carismatica, innovativa, considerata da molti il simbolo della nuova America, liberò gli americani dall’obbligo del copricapo. Negli anni Sessanta e Settanta vennero abbandonati definitivamente, mentre si diffondeva la moda dei capelli lunghi e una maggiore cura per tagli e pettinature.

John F. Kennedy con cappello nel giorno del giuramento come nuovo presidente insieme a Dwight D. Eisenhower, il presidente uscente, Washington DC, 20 gennaio 1961
(Keystone/Getty Images)

Non tutti condividono l’idea che Kennedy sia stato il presidente americano a far cadere in disuso i cappelli. Robert Krulwich, giornalista radiofonico statunitense e figlio di uno stilista di cappelli, ha raccontato su NPR la tesi controcorrente di suo padre, secondo cui la colpa sarebbe stata di Dwight “Ike” Eisenhower, generale americano e predecessore di Kennedy.

John Fitzgerald Kennedy (senza cappello) il giorno del giuramento da presidente, Washington DC, 20 gennaio 1961
(Hulton Archive/Getty Images)

Eisenhower non usciva mai a capo scoperto, ma fece costruire il vasto e capillare sistema autostradale degli Stati Uniti, spingendo chi poteva permetterselo ad abbandonare treno e tram per Ford e Chevrolet. Fu così per gran parte degli americani e il cappello divenne improvvisamente un accessorio inutile, scomodo e sacrificabile. «Certo ci potrebbero essere altri motivi – precisa Krulwich – Kennedy aveva dei capelli favolosi, così come i Beatles, mentre la moda cambiava freneticamente; ma se dobbiamo cercare un presidente da biasimare – e mio padre lo faceva dato che i suoi affari languirono negli anni Sessanta e Settanta – gli darò ragione e darò la colpa a Ike».

Oggi i copricapi più popolari sono i cappellini da baseball, che iniziarono ad andare di moda negli anni Venti del Novecento grazie a Babe Ruth; nell’ultimo anno su Asos, uno dei più importanti rivenditori di abbigliamento online, le vendite sono più che raddoppiate. Negli ultimi due anni sono tornati di moda anche i cappelli da pescatore (i cosiddetti bucket), sia da uomo che da donna: si sono visti nelle sfilate di molti marchi, come Valentino, Prada, Fendi e Versace.

Un cappello da pescatore alla sfilata di Dunhill, Parigi, 23 giugno 2019
(Francois Durand/Getty Images)