(ANSA/PALAZZO CHIGI EDITORIAL)

Il nuovo decreto per aiutare le imprese

Il governo ha approvato il secondo pacchetto d'aiuti più grande d'Europa, dopo quello tedesco, mettendo complessivamente a disposizione garanzie finanziarie per 750 miliardi di euro

(ANSA/PALAZZO CHIGI EDITORIAL)

Lunedì sera il governo ha approvato un nuovo decreto che mette a disposizione garanzie finanziarie per 400 miliardi di euro così che le imprese possano accedere al prestito a condizioni favorevoli: cioè possano ottenere il credito bancario necessario ad affrontare il periodo di chiusura imposto dalla quarantena e il calo degli affari dovuto alla crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19.

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La garanzie decise ieri si andranno sommare a quelle per 350 miliardi stabilite dal precedente decreto “Cura-Italia“, per un totale potenziale da 750 miliardi di euro. «Una garanzia poderosa», come l’ha definita il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Questo intervento è in teoria il più significativo in tutta Europa, più piccolo soltanto di quello tedesco (che però riguarda un’economia molto più grande).

Queste garanzie saranno gestite da SACE, una società della Cassa Depositi e Prestiti. Le imprese che avranno bisogno di denaro con cui pagare stipendi e altri costi fissi potranno richiedere la garanzia che, in caso di inadempienza, sarà lo Stato a rimborsare tutto o in parte il prestito ricevuto. In questo modo le banche saranno rassicurate e concederanno denaro in prestito a condizioni molto vantaggiose. Il ministro Gualtieri ha detto che la possibilità di richiedere le garanzie sarà operativa dai prossimi giorni.

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Per ottenere le garanzie ci sono una serie di condizioni che limitano chi esattamente potrà chiedere che cosa. I prestiti sono destinati a partite IVA, imprese e imprese individuali, ma le società che ne faranno richiesta dovranno accettare di non distribuire dividendi (cioè guadagni) ai propri soci e azionisti per il 2020. Il massimo che si potrà richiedere è un prestito pari al 25 per cento del fatturato 2019, oppure al doppio del costo del personale.

L’importo delle garanzie sul totale del prestito scenderà al crescere delle dimensioni dell’impresa che ne farà richiesta (minore è la parte del prestito garantita, maggiori saranno gli interessi e le altre condizioni chiesti in cambio dalle banche). Le garanzie sul 100 per cento saranno applicate solo sui prestiti fino a 25 mila euro e per un altro numero limitato di casi. Le garanzie scenderanno a coprire il 90 per cento del prestito per aziende con meno di 5 mila dipendenti e così via fino a una copertura del 70 per cento per le aziende più grandi.

I prestiti andranno rimborsati nel giro di sei anni. I tassi di interesse, scrive il Sole 24 Ore, si aggireranno probabilmente tra lo 0,2 e lo 0,5 per cento, quindi molto bassi; i primi pagamenti saranno ritardati rispetto alla concessione del prestito da uno a due anni. Non potranno richiedere il prestito imprese che risultino già in crisi o che avevano un’esposizione deteriorata, cioè in sostanza debiti scaduti e non ripagati, prima dell’inizio della crisi.

Visto che si parla di garanzie, se il totale delle risorse che il governo sostiene di poter mobilitare sarà raggiunto dipenderà da cosa faranno imprese e banche. Dei 750 miliardi di euro di garanzie totali di cui si è parlato in questi giorni, il governo ne metterà a bilancio soltanto una piccola frazione. In altre parole non saranno effettivamente spesi 750 miliardi: il denaro sarà prestato alle imprese dalle banche e le imprese lo restituiranno alle banche. Lo Stato subentrerà solo nei casi in cui le imprese non riescano a ripagare il prestito.

L’idea dietro le garanzie pubbliche infatti è che solo una piccola parte delle imprese non restituirà i prestiti, e quindi lo Stato dovrà accantonare poche decine di miliardi per far fronte a queste evenienze. Stanziando una cifra relativamente piccola, quindi, lo Stato può facilitare l’accesso al credito per cifre di un ordine di grandezza superiore.

Gualtieri ha detto che in un prossimo decreto il governo stanzierà a questo scopo 30 miliardi di euro, che si andranno ad aggiungere ai 20 miliardi di euro aggiuntivi stanziati con il decreto “Cura-Italia”. Per il momento, quindi, l’intervento promesso dal governo ammonta a 50 miliardi di euro, ma è quasi sicuramente destinato ad aumentare non appena saranno annunciate le nuove misure per tutelare, dopo le imprese, anche i redditi delle famiglie.

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