(Evening Standard/Getty Images)

Una canzone dei Pink Floyd

Ogni canzone parla di questa cosa qui, con bellezza

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Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
La prima newsletter, inviata il 15 ottobre scorso, è online per tutti qui: e qui alcune altre accessibili a tutti. Per ricevere le successive gli abbonati devono indicarlo nella propria pagina accountQui c’è scritto cosa ne pensa chi la riceve: online sul Post per gli abbonati c’è ogni giorno la parte centrale della newsletter, quella – dicevamo – sulla canzone.

Vera
Di solito succede quando si è innamorati, che ogni canzone sembri parlare del proprio amore, felice o infelice che sia. Non so se ci avete fatto caso, in queste settimane ogni canzone sembra parlare dell’amore infelice di massa di queste settimane, e ci si trova sempre un riferimento, con stupore o conforto (confortevolmente storditi, per anticipare il tema). E però in alcuni casi le allusioni e le similitudini diventano palesi e fin troppo facili: prendete The wall dei Pink Floyd, e tutte le implicazioni di quelle riflessioni sul muro, divenuto ora ancora più metaforico, e su quella condizione repressiva dentro e fuori.
Bene, lasciamola lì un momento.

Venerdì aveva compiuto 103 anni Vera Lynn, cantante inglese leggendaria nel suo paese per una cosa su tutte le altre: fu la cantante del “morale delle truppe” e dei civili durante la Seconda Guerra Mondiale (qui c’è lei che fa un suo classico ancora nel 1984). La sua canzone più famosa è la sua versione di We’ll meet again, stupendo pezzo del 1939, di cui nel tempo sono state fatte molte cover, sempre molto belle, e molti usi diversi.
Bene, e di cosa vi sembra che parli?
We’ll meet again
Don’t know where
Don’t know when
But I know we’ll meet again some sunny day

Permettetemi di citare anche quella trovata in cui chiede di dire agli amici che andando via stava cantando questa canzone. Poi mi rimetto in carreggiata.
So will you please say “Hello” to the folks that I know
Tell them I won’t be long
They’ll be happy to know that as you saw me go
I was singin’ this song

E ok, quindi abbiamo The wall che parla di noi ora, e abbiamo We’ll meet again che parla di noi ora, e abbiamo la cantante di We’ll meet again che ha compiuto 103 anni venerdì.
E siccome The wall – per mano di Roger Waters – parla molto di guerra (lo farà ancora di più The final cut, dopo), la quarta canzone del secondo disco – è un disco doppio – si chiama Vera. È brevissima, poco più di un minuto, ed è una delle due ragioni per cui mi maledirete stasera (l’altra è l’abbondanza di link da cliccare): ché tanta bellezza non dovrebbe finire così presto. Ma ha il pregio di una bellezza che arriva subito, e in pochi secondi si è già portata via tutto il cucuzzaro, come poche altre canzoni sono capaci.
Does anybody here remember Vera Lynn?
È un verso imbattibile, non solo per la forza della frase e della domanda, ma per come Roger Waters la srotola, e le intonazioni che riesce a mettere in così poco. Potrebbe essere finita la canzone già qui. La canticchieremmo lo stesso.
Invece prosegue, e fa ancora meraviglie.
Remember how she said that
We would meet again some sunny day?
Vera, Vera, what has become of you?
Does anybody else in here feel the way I do?

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