(Andrew Burton/Getty Images)

Una startup sta cercando di produrre il latte umano in laboratorio

Non è un sostituto di quello materno, ma vuole rimpiazzare quello artificiale e quello umano venduto a caro prezzo

(Andrew Burton/Getty Images)

Biomilq è una start-up che sta cercando di riprodurre il latte materno in laboratorio servendosi di cellule del tessuto mammario cresciute in un bioreattore. È stata fondata nel settembre del 2019 a Durham, in North Carolina, dalla biologa cellulare Leila Strickland e dalla scienziata del cibo Michelle Egger.

La scorsa settimana le due scienziate hanno annunciato che i campioni che hanno prodotto contengono le proteine e gli zuccheri principali presenti nel latte materno, in particolare la caseina e il lattosio umani: è un risultato significativo perché, ha spiegato Strickland al sito Massive Science, «abbiamo prodotto uno zucchero predominante e una proteina predominante contemporaneamente e con lo stesso sistema. Non sarebbe stato altrettanto importante se avessimo prodotto solo il lattosio o solo la caseina: il fatto che li abbiamo prodotti insieme significa che abbiamo percorso i molti processi necessari per la biosintesi del latte».

Strickland ed Egger hanno fatto crescere le cellule del tessuto mammario in un bioreattore, uno strumento apposito che fornisce un ambiente adeguato per la crescita di microrganismi. È una tecnica conosciuta da tempo e utilizzata nella ricerca sul cancro al seno. «Sappiamo molte cose sulle cellule, una di queste è che producono i componenti del latte quando crescono in colture su larga scala», spiega Strickland. Uno dei problemi era separare il latte prodotto dalle cellule dal denso liquido che serve per nutrirle: «avevamo bisogno di un processo di compartimentazione», dice sempre Strickland, che è riuscita a realizzarlo studiando a fondo il processo di secrezione delle cellule e come si organizzano nello spazio. L’invenzione è in attesa di ricevere un brevetto.

Le due scienziate non sono in grado di dire quanto ci vorrà per riprodurre gli altri componenti presenti nel latte, considerando anche che il latte umano non è lo stesso per ogni donna e che la stessa donna può produrlo diverso ogni giorno, in base alle esigenze del neonato. Per esempio un neonato può comunicare le necessità del suo sistema immunitario alla madre: durante l’allattamento la sua saliva penetra all’interno del capezzolo dove ci sono dei recettori che rilevano eventuali infezioni e predispongono l’invio da parte della madre degli anticorpi attraverso il latte.

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Strickland e Egger non vogliono proporre il loro latte come un sostituto o un’alternativa a quello materno, che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dovrebbe essere l’unico alimento fornito a un neonato per i primi sei mesi di vita, meglio se attraverso l’allattamento al seno; il latte materno dovrebbe essere il nutrimento preponderante anche per i sei mesi seguenti (la comunità medica non è sempre stata di quest’idea e nel secondo Dopoguerra consigliava alle madri di servirsi del latte artificiale, considerato a torto superiore dal punto di vista nutritivo). L’obiettivo di Biomilq è fornire un latte il più vicino possibile a quello materno nei casi in cui sia necessario, come quando la madre non ne produce abbastanza o quando gli orari di lavoro non sono facilmente compatibili con l’allattamento. Stando a dati riportati da Biomilq e relativi agli Stati Uniti, l’84 per cento delle donne utilizza forme alternative al latte materno anche nei primi sei mesi di vita del bambino.

Strickland si era trovata in questa situazione per entrambi i suoi neonati, nati prematuri. Per questo, vista la sua formazione di biologa cellulare, aveva avuto l’idea di riprodurre il latte materno in laboratorio e aveva iniziato a condurre degli esperimenti nel 2013. Eggers ha tutt’altra formazione: aveva lavorato per anni come scienziata del cibo nella multinazionale alimentare General Mills. Qui aveva realizzato, tra le altre cose, una linea di yogurt con pochi grassi destinata ai bambini e si era interessata ai latti e ai prodotti caseari alternativi per l’infanzia. L’estate scorsa aveva lavorato alla Fondazione di Bill e Melinda Gates facendo ricerca sulle proteine vegetali destinate ai paesi a basso e medio reddito, approfondendo le conoscenze sulla nutrizione dei bambini di tutto il mondo. Anche Eggers era interessata a trovare la migliore alternativa possibile al latte materno nei casi in cui fosse insufficiente ed è così che era finita a lavorare con Strickland.

L’alternativa più diffusa al momento è il latte artificiale, che però ha molti meno nutrienti di quello umano ed è molto costoso: il latte artificiale liquido costa tra i 2,5 e i 5 euro al litro, quello in polvere tra i 20 e i 30 euro al chilo (con un chilo di polvere si fanno circa 8 litri di latte). Parallelamente è nato da almeno dieci anni un commercio, soprattutto online, di latte umano, che si è rivelato spesso poco sicuro per la presenza di batteri e per le pratiche di conservazione non corrette. Negli Stati Uniti la piattaforma più sicura dove comprarlo, donarlo o venderlo è Onlythebreast. Qui le donatrici segnalano il loro stato di salute, la loro età e quella dei loro neonati e il tipo di dieta; il prezzo più o meno si aggira sui 2/2,5 dollari (1,8-2,2 euro) per 30 ml, è quindi molto più caro del latte artificiale liquido o in polvere (60 euro al litro contro i 2-5 euro di quelli artificiali). Un bambino al primo mese di vita dovrebbe mangiare circa 650/700 ml di latte al giorno che al terzo mese salgono a circa 800 ml.

In Italia l’Associazione Italiana Banca del Latte Umano Donato (A.I.B.L.U.D.) gestisce la raccolta del latte umano donato gratuitamente e ne garantisce la raccolta e la conservazione corretta. Il latte viene fornito su ricetta medica ai centri di neonatologia, ai servizi di pediatria e a pazienti presso il proprio domicilio. «Chiunque può accedere al latte raccolto dalle banche: occorre una prescrizione medica che specifichi il motivo della richiesta», spiega il presidente dell’A.I.B.L.U.D. Guido Moro. «L’indicazione primaria per l’uso del latte umano donato di banca è rappresentata dai neonati con peso molto basso alla nascita (<1500 grammi). Se la banca a cui ci si rivolge ha latte in abbondanza non avrà problemi a soddisfare le richieste esterne quando motivate. Ovviamente la donna ricevente non dovrà pagare nulla per questo servizio (in Italia è proibita la commercializzazione del latte umano)». Al momento esistono 39 banche in tutto il paese, le trovate qui.

Strickland ed Eggers spiegano che una volta ottenuto un latte nutrizionalmente simile a quello umano verrà prima testato sugli animali e poi sugli adulti, a loro volta potenziali destinatari del nuovo latte: molti di quelli con grossi problemi digestivi o immunocompromessi potrebbero usarlo come fonte nutritiva per l’alta quantità di nutrienti. Nel frattempo una start-up di Singapore, TurtleTree Labs, ha detto che sta cercando di ricreare in laboratorio latte vaccino e umano e che presenterà i primi risultati in primavera.

Nonostante le precauzioni mostrate da Strickland ed Eggers, non tutti sono convinti del loro progetto. La giornalista dell’Atlantic Sarah Zhang ha parlato con alcuni scienziati ed esperti che hanno sottolineato soprattutto l’impossibilità a riprodurre nel latte artificiale le sostanze immunologiche che si trovano in quello materno e che sono fondamentali per proteggere il bambino da eventuali infezioni batteriche e virali, da allergie e malattie metaboliche. Molti hanno aggirato la questione sostenendo che la cosa da fare è mettere le donne in grado di allattare e di allattare meglio: attraverso orari flessibili al lavoro, destinando luoghi appositi e facendole sentire a proprio agio quando allattano in pubblico.