Vladimir Putin (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
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  • mercoledì 4 Marzo 2020

Putin vuole che la Costituzione russa vieti i matrimoni gay

E riconoscere la fede dei russi in Dio, tra le altre cose: sarebbe una mossa articolata per continuare a rimanere al potere

Vladimir Putin (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Il presidente russo Vladimir Putin ha proposto al Parlamento alcuni emendamenti alla Costituzione che potrebbero essere approvati nelle prossime settimane, prima dai parlamentari russi e poi tramite un referendum popolare fissato per il 22 aprile. Tra le altre cose, Putin ha chiesto che vengano vietati i matrimoni tra persone dello stesso sesso e che i russi vengano riconosciuti come il gruppo etnico che fondò la nazione.

Putin vorrebbe inoltre che fosse inserita nella Costituzione la fede dei cittadini in Dio – la Russia è un paese a maggioranza cristiana ortodossa – e che la Russia venga formalmente riconosciuta come stato successore dell’Unione Sovietica. Un emendamento proposto potrebbe inoltre rafforzare il controllo della Russia sulla Crimea, penisola ucraina annessa nel territorio russo nel 2014, e sulle Isole Curili, contese con il Giappone dalla Seconda guerra mondiale.

Le misure proposte, sostengono molti giornalisti ed esperti, sono particolarmente importanti non solo per il modo in cui cambieranno la Costituzione, ma perché sembrano parte di una mossa più ampia di Putin finalizzata a mantenere il potere anche dopo il 2024, anno in cui terminerà il suo secondo mandato consecutivo da presidente, l’ultimo consentito dalla Costituzione. Verranno votate infatti nello stesso referendum in cui si voterà la più grande riorganizzazione del potere in Russia dal 1993, cioè da quando Boris Yeltsin divenne il primo presidente democraticamente eletto nel paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Questa riorganizzazione prevede diverse cose, alcune delle quali non sono ancora molto chiare: il senso generale, comunque, è spostare alcuni dei poteri che la Costituzione russa prevede oggi per il presidente verso altre figure e organi, che dopo il 2024 potrebbero essere occupate o presieduti da Putin.

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La proposta prevede infatti la riduzione dei poteri del presidente dopo il 2024. Dà al parlamento il potere di confermare il primo ministro e il suo governo – potere che ora è attribuito al presidente – e rafforza il ruolo del Consiglio di Stato, organo che è presieduto da Putin ma che oggi ha un ruolo marginale ed è incaricato di consigliare il presidente su questioni soprattutto legate alla difesa e alla sicurezza. Nella proposta di riorganizzazione annunciata a gennaio, il Consiglio di Stato verrà inserito nella Costituzione, diventando quindi uno degli organi più importanti dello stato russo.

Considerato che finora i russi avevano mostrato poco interesse nell’andare a votare a un referendum di questo tipo, tra l’altro con alcune misure piuttosto articolate e difficili da capire, l’idea di Putin sembra essere aggiungere temi che invece sono in grado di attirare l’attenzione di molti russi, come il divieto di celebrare matrimoni gay e il riconoscimento della fede in Dio nella Costituzione.

In sostanza, scrive tra gli altri il New York Times, Putin spera così di aumentare l’affluenza di aprile e garantire una legittimità maggiore alle misure che cambieranno l’assetto istituzionale russo, e che potrebbero garantirgli ancora molti anni di potere.

Putin non ha reso pubblici i nuovi emendamenti alla Costituzione, che però sono già stati approvati da una commissione della Camera bassa del parlamento russo. A elencarli in maniera dettagliata sono stati alcuni membri del parlamento russo, che li hanno comunicati alla stampa russa: il giornale russo Vedomosti li ha poi pubblicati tutti.