(Paras Griffin/Getty Images for BET)

Una canzone di Roberta Flack

Cover che non solo sono meglio degli originali, ma pure del giudizio degli autori originali

(Paras Griffin/Getty Images for BET)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
La prima newsletter, inviata il 15 ottobre scorso, è online per tutti qui. Per ricevere le successive gli abbonati devono indicarlo nella propria pagina accountQui c’è scritto cosa ne pensa chi la riceve: qui sotto, online sul Post, c’è ogni giorno la parte centrale della newsletter, quella – dicevamo – sulla canzone.

Per celebrare l’arrivo alla centesima canzone, e per mettere della bellezza nelle serate domestiche e difficili di tutti in questo periodo, questa e altre 19 canzoni sono accessibili a tutti (12 marzo 2020).

The first time ever I saw your face
C’è un momento, invecchiando, in cui ci si commuove per tutto. C’è un momento, un po’ prima, di maggiore rincoglionimento ancora, in cui si racconta che ci si commuove per tutto: un po’ per meraviglia e un po’ per bisogno di condivisione. Io sono palesemente in questa fase, e spero – per tutti – di raggiungere presto la successiva. Oggi mi sono commosso guardando questa foto, e l’ho scelta piuttosto che altre in cui lei si vedeva meglio e da sola, il genere di foto che uso di solito.
Lei, a destra, è Roberta Flack e ha 82 anni: qui era il 2017 ed era andata alla serata di premiazione di un famoso evento che celebra le donne nere in diversi campi e dove sarebbe stata premiata come “Living Legend”. Ci era andata su una sedia a rotelle, con cui si muove sempre da qualche anno, dopo che aveva avuto un infarto nel 2016: nel 2018 ha dovuto lasciare un altro palco perché si è sentita male. La signora a sinistra che è andata a salutarla sulle sue gambe invece ha 79 anni ed è Dionne Warwick (che ha fatto meraviglie in diverse epoche, ma metto qui solo Anyone who had a heart di Burt Bacharach e Hal David).
Roberta Flack, invece. Roberta Flack ha fatto molte cose, ma qui ne cito tre stupende. Una anzi, neanche la cito, che l’avrò già linkata sette volte in questa newsletter. La seconda non l’ho ancora citata, ma anche qui linko. La terza è la canzone di stasera. La storia comincia con un’altra signora di 84 anni, Peggy Seeger. Il cognome vi suggerirà una domanda, visto che parliamo di canzoni, e la risposta è sì, Pete Seeger era suo parente: fratellastro. Anche lei è una cantautrice folk (loro padre era un musicologo e compositore) e negli anni Cinquanta e Sessanta prese grandi impegni politici femministi e di sinistra col suo compagno – poi marito – Ewan McColl, anche lui cantautore, inglese (ma di famiglia scozzese, come suggerisce il cognome). McColl scrisse per lei nel 1957 The first time ever I saw your face, e la andarono suonando insieme: io la trovo datata e anche un po’ fastidiosa, ma vedete voi. Lui invece disse poi che tutte le cover successive gli facevano schifo.
Tra queste, quella diventata più famosa è quella di Roberta Flack, del 1972. Che in realtà era del 1968 ma non se l’era filata nessuno e lei allora la cantava nei locali dove si esibiva. Ma alla fine del 1971 Clint Eastwood la volle usare per il suo primo film da regista, Brivido nella notte, e la casa discografica di Flack decise di farne un singolo. Fu prima in classifica negli Stati Uniti per sei settimane, con grandi successi in mezzo mondo. Ewan McColl non aveva capito niente, ma metà del merito è suo. L’altra metà, della signora a destra nella foto.
The first time, ever I saw your face
I thought the sun rose in your eyes
And the moon and the stars
Were the gifts you gave
To the dark, and the endless sky

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