Il Lido di Milano il 3 agosto del 1986 (ANSA/OLDPIX)
  • martedì 21 gennaio 2020

10 cose sulle piscine di Milano

Qual è la piscina più vecchia della città? E da dove arriva l'acqua che la riempie? E sapete che una piscina storica di Milano è finita in un filmato dei fratelli Lumière?

di Giorgia Romanazzi e Mariachiara Riva
Il Lido di Milano il 3 agosto del 1986 (ANSA/OLDPIX)

Tra i posti più frequentati d’estate dai milanesi ci sono l’idroscalo e le molte piscine della città, i posti più vicini per fare il bagno senza raggiungere il laghi o il mare. Le piscine pubbliche di Milano, venti in tutto, sono gestite da Milanosport, una società del Comune di Milano che si occupa degli impianti sportivi cittadini; tra quelle private la più nota è la piscina dei Bagni Misteriosi, riaperta poco tempo fa dopo anni di abbandono, e oggi molto frequentata.

Visto che la maggior parte delle persone frequenta le piscine solo occasionalmente, nei mesi caldi, abbiamo raccolto un po’ di storie e fatti che le riguardano; cose che magari vi siete chiesti e che siete curiosi di sapere. Per esempio: sapete qual è la piscina più vecchia della città? E sapete da dove arriva l’acqua per le piscine? E sapete che una piscina storica di Milano è finita in un filmato dei fratelli Lumière?

Da dove viene l’acqua delle piscine di Milano 
L’acqua delle piscine può arrivare dall’acquedotto o da pozzi che pescano direttamente dalla falda acquifera. Quella dell’acquedotto resta la più consigliabile da usare perché possiede già le caratteristiche fisiche e chimiche che la rendono idonea alla balneazione, mentre le acque provenienti dai pozzi hanno bisogno di ulteriori trattamenti e controlli.

Il cloro è comunque sempre necessario, perché è il metodo più semplice per disinfettare l’acqua, che può contenere batteri e virus, specialmente quando le piscine sono frequentate da molte persone.

L’acqua delle piscine viene sprecata?
Mentre nell’Antica Roma si estraeva continuamente nuova acqua dall’acquedotto per riempire fontane e piscine, ora l’acqua delle vasche viene usata con maggior parsimonia.

Nelle piscine, l’acqua viene continuamente fatta ricircolare per mezzo di impianti di filtrazione, in modo che sia sempre sicura dal punto di vista chimico e microbiologico per la balneazione. Secondo la normativa del comune di Milano, il ricambio completo dell’acqua della vasca deve avvenire nel giro di 8 ore.

Come fa l’acqua a rimanere fredda anche d’estate?
L’acqua è di per sé un elemento che cambia lentamente temperatura, sia nel riscaldarsi che nel raffreddarsi. Visto che una piscina contiene un grande volume d’acqua, ci vuole molto più tempo di quanto sembri perché si riscaldi, anche nelle giornate più calde.

Per le piscine all’aperto la temperatura ideale dell’acqua dovrebbe essere compresa tra i 22 e i 24 gradi se fa molto caldo e tra i 26 e i 28 gradi quando l’aria è più fresca. Per far sì che la temperatura rimanga costante ci sono perciò vari sistemi. Il più dispendioso è l’installazione di appositi dispositivi di raffreddamento, ma sono utili anche le cascate o i vaporizzatori, che sfruttano lo stesso effetto per cui sentiamo fresco quando siamo bagnati: l’acqua che evapora sottrae calore, alla nostra pelle o al resto dell’acqua che ha intorno nel caso delle cascate e dei vaporizzatori.

Qual è la piscina più vecchia di Milano?
È la piscina Romano, che fu costruita nel 1929 in zona Città Studi, a nordest di Milano, ed è intitolata al ginnasta italiano Guido Romano, campione olimpico nel 1912 a Stoccolma.

L’inaugurazione della piscina Romano fu una gran novità per l’epoca. La piscina aveva infatti la vasca all’aperto più grande d’Europa, nonché la prima in città ad alimentarsi con acqua della falda depurata e non pescata dai fiumi circostanti, come facevano molti altri stabilimenti che oggi non esistono più.

I Bagni di Diana in Porta Venezia, ad esempio, furono la primissima piscina pubblica d’epoca moderna in Italia, e tra il 1842 e il 1908 accolsero bagnanti piuttosto benestanti – inizialmente solo uomini – con molti comfort tra cui un ristorante, un caffè, un grande giardino e istruttori di nuoto inglesi. Tutto l’opposto del Bagnin de Gorla, una piccola e rudimentale vasca all’aperto situata lungo il naviglio della Martesana e frequentata perlopiù da operai, che all’inizio del Novecento entravano pagando il modico prezzo di 5 centesimi di lire.

E le altre piscine quando sono state costruite?
Molte piscine di Milano furono costruite tra gli anni Venti e Trenta, grazie all’aumento del tempo libero a disposizione degli operai e alla concezione fascista di sport non più come passatempo delle élite, ma come strumento di massa per formare i nuovi italiani.

In questo periodo di sviluppo dello sport furono costruiti diversi impianti a Milano, come la piscina Romano (1929), il Lido di Milano (1931) e la piscina Cozzi (1934), la prima piscina interamente coperta in Italia.

Nel periodo della ricostruzione postbellica, le grandi masse di lavoratori che arrivarono a Milano imposero la costruzione di nuovi quartieri, in cui furono costruite anche alcune piscine: un esempio di impianto risalente a questo periodo è la piscina Solari. Il fenomeno di costruzione di nuovi impianti nell’hinterland andò avanti di pari passo con l’espansione della città per tutti gli anni Settanta e Ottanta.

Molti impianti costruiti in epoca fascista si usano ancora oggi, non solo per il nuoto. In inverno i Bagni Misteriosi (ex piscina Caimi, del 1929) diventano pista di pattinaggio sul ghiaccio, concerti e aperitivi. La piscina Cozzi invece, oltre a essere centro della Federazione Italiana Nuoto, è stata usata per la sfilata Fashion Week settembre 2019 e anche per proiezioni cinematografiche.

Ci sono inoltre progetti per future piscine: una è in costruzione adesso, si trova in Via Fatebenesorelle e la fine dei lavori è prevista per il 2022; l’altra è ancora in fase embrionale, con il progetto presentato lo scorso aprile che dovrebbe riguardare la zona di Molino Dorino.

Perché molte delle piscine storiche sono simili fra loro
Perché sono state costruite dallo stesso architetto: Luigi Lorenzo Secchi, uno specialista non molto conosciuto dell’architettura sociale, che durante il ventennio fascista divenne direttore dell’ufficio tecnico del comune di Milano.

Suoi sono quindi molti progetti del rinnovamento edilizio della città voluto dal regime. Nel 1928 Secchi si pose l’obiettivo di costruire sette piscine in altrettante zone di Milano poco edificate ma ben servite dai mezzi pubblici, mantenendo come costante uno stile sobrio e l’innovazione tecnologica.

Tra gli impianti che progettò, i più noti sono la piscina Romano, la piscina Caimi, cioè gli attuali Bagni Misteriosi, e la piscina Cozzi, una delle prime vasche olimpioniche europee. Quest’ultima creò a Secchi non pochi problemi: nonostante la struttura molto tecnologica per l’epoca, fu costruita in soli 194 giorni di cui 131 di pioggia, costandogli un esaurimento nervoso e un periodo di ritiro sul lago di Como. La sua opera più celebre non fu tuttavia una piscina, bensì la ricostruzione del Teatro alla Scala dopo i bombardamenti del 1943.

Una piscina di Milano compare in un film molto, molto vecchio
È uno degli esperimenti iniziali del cinema italiano, si intitola Les Bains de Diane e fu girato nel 1896 da Giuseppe Filippi, uno dei primi operatori italiani a fare filmati per i fratelli Lumière.

Il soggetto della pellicola, lo si intuisce dal titolo, è una veduta dei Bagni di Diana che dura poco meno di un minuto. L’inquadratura è fissa e si concentra sulla porzione di piscina antistante al colonnato dell’edificio di ingresso, mentre si vede un folto gruppo di atletici bagnanti impegnato a fare cose diverse: c’è chi nuota, chi cammina, chi scavalca i parapetti del portico e chi staziona a bordo vasca per seguire un’esibizione di tuffi.

Il vero centro della scena è una sequenza senza sosta di tuffi acrobatici dai trampolini della vasca. In realtà i filmati girati furono due, ma soltanto in questo l’insegna “Bagni di Diana in Milano” è ben visibile; per questo fu l’unico proiettato a Vichy nello stesso anno e inserito nel catalogo Lumière con il numero 277. Una copia è conservata anche dalla Fondazione Cineteca Italiana.

E poi ci sono i Bagni Misteriosi, che non sono bagni
Ma sono una fontana, o ancora meglio, un’opera d’arte pinto-scultorea. L’artista metafisico Giorgio de Chirico la creò nel 1973 in occasione della XV Triennale di Milano, per un progetto che intendeva rendere l’arte davvero fruibile ai cittadini.

La fontana si trova nel Parco Sempione, ed è composta da una vasca dalla forma sinuosa, da cui affiorano una cascata, una cabina, un trampolino, due bagnanti, una palla e un cigno variopinti, mentre sul prato intorno si nota un pesce altrettanto colorato.

L’idea venne a de Chirico osservando un parquet tanto lucido da sembrare una piscina, ma molti di questi elementi compaiono già in alcuni suoi dipinti precedenti e richiamano il paesaggio della città greca di Volos, dove l’artista trascorse la sua infanzia.

Il progetto iniziale non prevedeva davvero la presenza di acqua. La fontana è stata riempita nuovamente d’acqua solo qualche anno fa, dopo un restauro seguito a un lungo periodo di incuria. I due nuotatori e il pesce variopinto furono inoltre sostituiti con delle copie, mentre gli originali sono conservati all’interno del Museo del Novecento di Milano. Proprio in onore dell’opera, l’ex Centro Balneare Caimi, nella zona sudest della città, è tornato in funzione dal 2016 con il nome di Bagni Misteriosi.

La fontana dei Bagni Misteriosi, in una foto del 1981 (FARABOLAFOTO)

C’è anche un posto in cui si può fare surf
Milano è una città lontana dal mare, ma per fare surf non bisogna andare fino in Liguria: esiste un posto dentro il territorio cittadino. Si chiama Wakeparadise e si trova all’Idroscalo: è stata la prima wave pool d’Italia, una struttura che produce onde artificiali su cui è possibile fare surf e wakeboard, ricevere lezioni e noleggiare le tavole. Le onda sono generate nell’acqua dell’idroscalo e possono essere di altezze diverse.

Da dove viene l’acqua delle terme?
La città di Milano non ha un passato legato al termalismo, ma in zona Porta Romana, all’interno di un’elegante palazzina liberty, ci sono le terme cittadine. Il centro benessere, appartenente al circuito QC, doveva inizialmente usare l’acqua termale di Bormio, portata ogni giorno in città con l’autobotte, ma le cose sono andate diversamente e si è deciso di usare l’acqua della città.

Le terme sfruttano le acque della falda sotterranea, che viene riscaldata fino a 36°C per poter rendere i bagni di benessere nella piscina esterna un’esperienza piacevole.

Questo e gli altri articoli della sezione Milano e l’acqua sono un progetto del corso di giornalismo 2019 del Post alla scuola Belleville, pensato e completato dagli studenti del corso.