La Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum proposto dalla Lega per abrogare una parte dell’attuale legge elettorale

La Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum proposto dalla Lega per abrogare una parte dell’attuale legge elettorale. Il referendum – che come tutti i referendum abrogativi necessitava delle firme di 500mila cittadini, oppure dell’appoggio di almeno cinque consigli regionali – era stato sostenuto dai consigli regionali di Veneto, Sardegna, Lombardia, Friuli, Piemonte, Abruzzo, Liguria e Basilicata (tutte regioni governate dal centrodestra, in molti casi dalla stessa Lega), e proponeva di abrogare la parte proporzionale dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, lasciando quindi una legge con un sistema maggioritario puro.

Il quesito, si legge nella nota dell’ufficio stampa della Corte Costituzionale, «per garantire l’autoapplicatività della “normativa di risulta” – richiesta dalla costante giurisprudenza costituzionale come condizione di ammissibilità dei referendum in materia elettorale – investiva anche la delega conferita al Governo con la legge n. 51/2019 per la ridefinizione dei collegi in attuazione della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari».

In attesa del deposito della sentenza entro il 10 febbraio, la Corte Costituzionale ha fatto sapere di aver deciso di dichiarare inammissibile la proposta «per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al Governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della “normativa di risulta”». Inoltre la Corte ha detto di aver preliminarmente esaminato, sempre in camera di consiglio, il conflitto fra poteri proposto da cinque degli stessi Consigli regionali promotori «e lo ha giudicato inammissibile perché, fra l’altro, la norma oggetto del conflitto avrebbe potuto essere contestata in via incidentale, come in effetti avvenuto nel giudizio di ammissibilità del referendum». Nei prossimi giorni e con la pubblicazione della sentenza nelle prossime settimane, le ragioni della bocciatura saranno, probabilmente, più chiare.

 

 

(ANSA/ANGELO CARCONI)