Donald Trump (AP Photo/ Evan Vucci)
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  • domenica 29 Dicembre 2019

Trump ha combinato un guaio con un retweet

Ha diffuso la presunta identità del funzionario che in estate lo aveva denunciato per la telefonata con il presidente ucraino, e forse non poteva farlo

Donald Trump (AP Photo/ Evan Vucci)

Venerdì sera il presidente statunitense Donald Trump ha retwittato un messaggio in cui veniva segnalata la presunta identità del funzionario che in estate denunciò alle autorità la telefonata di Trump col presidente ucraino Volodymyr Zelensky: da quella segnalazione iniziarono poi le indagini che portarono all’avvio della procedura di impeachment e alla messa in stato d’accusa nei confronti di Trump.

La scelta di diffondere la presunta identità del funzionario potrebbe creare a Trump parecchi problemi, oltre ai molti guai giudiziari in cui è già coinvolto. Diverse leggi federali impongono la segretezza intorno ai whistleblower, cioè le persone che rivelano segreti di stato perché ritengono che il governo si stia comportando in maniera illegittima, anche se non è chiaro se possano applicarsi al presidente.

Trump ha diffuso ai suoi 68 milioni di follower la presunta identità del funzionario retwittando un misterioso account, @Surfermom77, che aveva attribuito un nome proprio alla persona che a luglio denunciò formalmente Trump per avere promesso qualcosa che non doveva promettere a un leader straniero. Dopo la denuncia, si scoprì che la promessa si riferiva alla richiesta che Trump fece a Zelensky di aprire un’indagine su Joe Biden, suo potenziale avversario alle elezioni presidenziali del 2020. In cambio Trump avrebbe ricevuto Zelensky alla Casa Bianca e sbloccato decine di milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina.

Nelle ultime settimane diverse inchieste giornalistiche e parlamentari si sono occupate della richiesta di Trump e non ci sono stati più dubbi sul fatto che le cose siano andate esattamente così (l’impeachment è un processo politico e non giudiziario).

Trump ha negato tutte le accuse e sta provando a difendersi in vari modi. Da settimane, per esempio, «sfidava» il whistleblower a svelare la sua identità, minacciando di diffonderla lui. Il problema è che diverse leggi federali proteggono l’identità dei whistleblower per evitare che il governo possa perseguirli o che la loro sicurezza sia messa in pericolo: l’Inspector General Act del 1978, per esempio, prevede che l’identità del whistleblower debba restare segreta se la persona in questione decide esplicitamente di non renderla pubblica.

Come per diverse leggi statunitensi, non è chiaro se le norme che proteggono i whistleblower si applichino al presidente, che in quanto capo del potere esecutivo gode di estese esenzioni. Qualche tempo fa Brad Moss, esperto di sicurezza nazionale e norme sui whistleblower, aveva spiegato a Vox che «fino a prova contraria Trump è al di sopra di queste restrizioni legali» e che «è improbabile che si possa fare ricorso» nel caso in cui Trump decidesse di diffondere il nome del funzionario in questione.

Un altro esperto, però, ha detto al Guardian che Trump potrebbe essere denunciato per ostruzione alle indagini una volta concluso il suo mandato da presidente (cosa che probabilmente avverrà con le diverse indagini in corso che riguardano il suo patrimonio personale).

Al momento non c’è moltissimo che si possa fare. Twitter ha fatto sapere a BuzzFeed News che non intende rimuovere il tweet in questione perché non contiene informazioni strettamente sensibili come l’indirizzo o il numero di telefono del presunto whistleblower.

Un’inchiesta di Associated Press ha invece ricostruito che l’account Twitter che aveva diffuso il presunto nome del whistleblower poi retwittato da Trump potrebbe non corrispondere a una persona reale. Da diversi anni sappiamo che il governo russo impiega tattiche del genere per disseminare informazioni false per inquinare il dibattito pubblico in vari paesi occidentali, fra cui soprattutto gli Stati Uniti.

Secondo Associated Press, l’account @Surfermom77 «presenta i tratti caratteristici di un bot», cioè account che producono automaticamente messaggi e che si retwittano a vicenda per diffondere i loro contenuti. Negli ultimi sei anni @Surfermom77 ha twittato più di 170mila volte, cioè in media 72 volte al giorno, e ha presentato sé stessa come una maestra, una storica, un’autrice di documentari e una modella. Associated Press non è riuscita a rintracciare una persona fisica a cui attribuire l’account.