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  • giovedì 26 Dicembre 2019

Un solo biglietto per volare per sempre in prima classe

Negli anni Ottanta American Airlines fece questa proposta e qualcuno accettò: seguirono enormi complicazioni

Negli anni Ottanta la compagnia aerea American Airlines se la passava piuttosto male. In gran parte a causa dell’Airline Deregulation Act, una legge federale statunitense che nel 1978 aveva introdotto significative liberalizzazioni nel mercato del trasporto aereo di passeggeri, aumentando la concorrenza e riducendo il prezzo medio dei biglietti. Per distinguersi dalla concorrenza e raccogliere liquidità, American Airlines decise di mettere in vendita a 250mila dollari l’uno una serie di biglietti illimitati che permettevano a chi li possedeva di andare quando e dove voleva, per sempre, e sempre viaggiando in prima classe.

Per chi acquistò i biglietti fu l’offerta «più vantaggiosa nella storia dei viaggi». Per American Airlines fu un’azione piuttosto sconsiderata, e infatti la società prima alzò i prezzi e poi eliminò l’offerta. E c’è anche chi questi biglietti li acquistò ma non può più usarli, perché qualche anno fa American Airlines decise che avevano violato il contratto.

American Airlines offrì i biglietti illimitati per la prima volta nel 1981, come opzione massima di AAirpass, il suo programma frequent flyer. L’offerta prevedeva che pagando 250mila dollari, più o meno 500mila euro di oggi, si potesse in effetti prenotare e beneficiare di un numero illimitato di voli American Airlines verso ogni destinazione. Pagando altri 150mila dollari era inoltre possibile estendere l’offerta a un accompagnatore, che poteva essere diverso da un viaggio all’altro.

Per un prezzo alto – ma comunque non impossibile per chi avesse una certa disponibilità di denaro – si poteva davvero viaggiare senza limiti per il resto della propria vita: ogni volta accompagnato da chi si desiderava, ogni volta in prima classe e ogni volta con accesso agli Admirals Club, le VIP lounge di American Airlines. Come scrisse Ken Besinger sul Los Angeles Times, «era quasi come avere una flotta di jet privati».

(Joe Raedle/Getty Images)

Nel 1990 il prezzo fu alzato a 600mila dollari e nel 1993 a un milione. Nel 1994 American Airlines ritirò l’offerta, riattivandola solo per un breve periodo nel 2004, in cui i biglietti illimitati furono messi in vendita a tre milioni di dollari, ma nessuno li comprò. Non è certo quante persone scelsero i biglietti illimitati tra il 1981 e il 1994: il Los Angeles Times parlò di 66 persone e più di recente The Hustle ha scritto che a comprare il biglietto a 250mila dollari furono 28 facoltosi e di certo lungimiranti viaggiatori. I giornali citano, tra i più famosi, l’imprenditore Michael Dell, il velista Dennis Conner e il giocatore di baseball Willie Mays.

Quando American Airlines mise in vendita quei biglietti, aveva bisogno di soldi: dal suo punto di vista era, nel breve termine, un affare. Si trattava di prendere tanti soldi subito, per servizi da offrire via via negli anni e nei decenni: sul momento era un ottimo modo per ottenere contanti senza doverli chiedere in prestito. Robert Crandall, presidente e amministratore delegato di American Airlines tra il 1985 e il 1998, ha spiegato a The Hustle:

«Nella nostra testa, l’idea era che le società avrebbero preso i biglietti come bonus per i loro migliori dipendenti. Ma, come sempre, il pubblico è più intelligente di ogni grande azienda. Le persone capirono ben presto che, dal punto di vista del prezzo, avevamo fatto un errore».

Molto semplicemente, il prezzo era troppo basso: ai passeggeri bastavano poco più di un centinaio di voli, ipotizzando per ognuno un costo di circa duemila dollari, per tornare in pari. Però ormai l’errore era fatto, tra l’altro con un contratto piuttosto vago che lasciava ai possessori dei biglietti molti margini sul prenotare biglietti di ogni tipo senza poi doversi presentare all’imbarco per il volo.

Nel 2007 American Airlines se la passava piuttosto male e chiese a una squadra di revisori dei conti guidata da Bridget Cade di ridurre sprechi e spese dell’azienda. Cade iniziò a occuparsi delle decine di persone che erano ancora in possesso dei biglietti illimitati. Per ogni biglietto prenotato – e magari nemmeno usato – da una di quelle persone, American Airlines pagava tasse e perdeva la possibilità di occupare uno o più posti in prima classe. E visto che un contratto illimitato e a vita non scade, Cade fu incaricata di capire se perlomeno fosse possibile trovare il modo di rescindere alcuni di quei contratti. Si interessò in particolare a due casi, quello di Steven Rothstein e quello di Jacques Vroom: aveva calcolato, scrisse il Los Angeles Times, che ognuno dei due costava ad American Airlines più di un milione di dollari l’anno.

Steve Rothstein comprò il suo biglietto illimitato nel 1987, quando aveva un po’ meno di quarant’anni, lavorava per una banca d’investimento di Chicago ed era già uno di quegli accumulatori seriali di miglia. Tra l’altro, ha raccontato che fu proprio American Airlines a contattarlo e proporgli la cosa, visto quanto viaggiava: «Per loro era come vendermi un’azione della società», ha detto Rothstein a The Hustle: «Anziché pagarmi i dividendi in denaro, lo facevano in biglietti aerei. A loro servivano soldi, e in cambio potevano offrirmi miglia di viaggio». Rothstein si fece convincere e prese prima il biglietto illimitato per sé e, poco dopo, quello extra.

Bridget Cade si interessò al suo caso perché, semplicemente, Rothstein aveva viaggiato più di tutti. Visto che il suo biglietto lo permetteva, Rothstein prenotava viaggi di ogni tipo: molti li faceva, moltissimi altri no. È anche capitato che prenotasse il biglietto riservato all’accompagnatore con nomi inventati, giusto per viaggiare più comodo con un sedile vuoto accanto al suo.

The Hustle parla di più di 10mila voli dal 1987, altri articoli dicono che Rothstein arrivò ad accumulare alcune decine di milioni di miglia (che tra l’altro potevano essere tramutate in ulteriori viaggi omaggio per chiunque lui volesse). Partendo dall’aeroporto di Chicago, la città in cui viveva, Rothstein fece, scrive sempre The Hustle, più di mille voli verso New York, circa 500 verso Londra, almeno 100 verso Tokyo e più o meno 50 verso Hong Kong. Era un biglietto illimitato e lui lo sfruttava: un po’ per lavoro, un po’ per svago, per togliersi qualche sfizio o anche solo per tornare a dormire una notte a casa tra un viaggio e l’altro.

Rothstein aveva anche il biglietto per un +1 che volasse con lui, e anche in quel caso non era parco nello sfruttarne i vantaggi. Succedeva spesso, infatti, che se ad accompagnarlo non ci fosse qualche conoscente, in genere la moglie o una delle figlie, offrisse il biglietto ad altre persone. A volte erano passeggeri conosciuti nell’Admiral Club, ai quali offriva la possibilità di viaggiare con lui in prima classe; altre volte erano persone che sapeva averne bisogno o che incontrava per caso al gate. L’unica cosa che il contratto vietava esplicitamente era vendere il proprio biglietto o farsi pagare dall’accompagnatore. Ed è quello che invece Cade e American Airlines sospettavano stesse facendo, senza però riuscire mai a dimostrarlo.

Allo stesso tempo, Cade dimostrò anche che nei quattro anni precedenti al suo accertamento, Rothstein aveva prenotato più di tremila voli, quasi sempre riservando due posti, ma che poi aveva volato solo 500 volte. Nel 2008, quando stava per partire insieme a un accompagnatore dall’aeroporto di Chicago, Rothstein fu fermato da un impiegato di American Airlines che gli presentò una lettera in cui era spiegato che il suo contratto terminava con effetto immediato per «comportamento fraudolento».

Jacques Vroom, l’altro “osservato speciale” di Cade, viveva in Texas dove faceva il consulente per questioni di marketing, e ha raccontato a The Hustle che prese il biglietto illimitato per sé e per l’accompagnatore «dopo aver aperto un prestito di 5 anni con tasso al 12 per cento». Sebbene non avesse mai fatto niente di simile gli sembrava che l’offerta avrebbe potuto rappresentare «un vantaggio competitivo per il resto della vita». Anche Vroom comprò il suo biglietto negli anni Ottanta e nei due decenni successivi, prima che Cade si interessasse al suo caso, volò in media più di un paio di milioni di miglia l’anno.

Scrive The Hustle: «Usava il suo biglietto per andare a vedere le trasferte della sua squadra di football sulla East Coast. Andava in Francia solo per pranzare con un amico. E quando sua figlia stava facendo un progetto scolastico sulla cultura sudamericana, la porto a Buenos Aires per vedere un rodeo, tornando il giorno successivo». Anche Vroom, come Rothstein, sfruttò appieno – forse troppo – le opportunità concesse dai biglietti illimitati. Anche nel suo caso, Cade vide che spesso viaggiava con apparenti sconosciuti. E anche nel suo caso, la discriminante principale era una: se quegli sconosciuti viaggiavano senza averlo pagato, Vroom stava solo sfruttando con grande libertà le possibilità che aveva; se Vroom si faceva pagare per i biglietti, stava violando il contratto.

Il Los Angeles Times raccontò che Cade provò a interrogare diversi passeggeri che avevano viaggiato con Vroom per far ammettere loro che l’avevano pagato: molti negarono, ma alla fine saltò fuori che in certi casi c’erano stati dei pagamenti a Vroom, compresi circa 100mila dollari che aveva ricevuto dai proprietari di una piccola gioielleria che spesso viaggiavano con lui. Lui si difese dicendo che veniva pagato per consigli di viaggio, non per il volo, e che comunque non era lui a chiedere soldi, ma loro a darglieli. Anche a lui fu fatta arrivare una lettera simile a quella di Rothstein.

Alle lettere seguirono le cause legali, che si conclusero a favore di American Airlines e alle quali fece comunque seguito, nel 2011, la bancarotta di American Airlines, dopo la quale ci fu una rilevante ristrutturazione societaria e per causa della quale gli appelli di Rothstein e Vroom, che volevano continuare a perorare la loro causa, finirono in quello che il Los Angeles Times definì «un indefinito limbo legale».

Rothstein, Vroom e pure un terzo passeggero (Willard May, che ammise di vendere i suoi biglietti extra per “pagare le bollette” dopo aver perso il lavoro) sono tuttora senza il loro biglietto illimitato, e sembra qualcuno di loro abbia raggiunto un accordo extragiudiziale con American Airlines, ma non ci sono maggiori dettagli. May ha accettato la cosa, mentre Rothstein e Vroom hanno continuato per anni a parlarne con evidente risentimento, insistendo sul fatto che i biglietti presentati come illimitati e senza scadenza alla fine non si sono rivelati tali. American Airlines non diffonde più commenti sull’offerta e Crandall, presidente di American Airlines quando fu elaborata l’offerta per i biglietti illimitati, disse al Los Angeles Times: «Suppongo fossero truffatori. Se erano truffatori, se lo meritano».

Di recente si è tornato a parlare della sconclusionata offerta di American Airlines – bastavano circa 200 viaggi in prima classe per rimettersi in pari con il prezzo pagato all’inizio – e del caso di Rothstein perché sua figlia ha scritto un lungo articolo su di lui per Narratively. L’articolo si intitola “L’uomo con il biglietto aereo d’oro“, si può anche ascoltare anziché leggere, e contiene diversi dettagli su Rothstein, compresi alcuni molto personali, ed è ovviamente di parte (a proposito del biglietto illimitato la figlia scrive del padre che quello «era il suo superpotere, e lui aveva le ali»). Ma è comunque un interessante approfondimento sul punto di vista di un uomo che fece un affare anni fa e che poi sfruttò tantissimo, probabilmente oltre i limiti, un’offerta certamente unica.

Intanto, da qualche parte nel mondo, è probabile che qualcuno tra le poche decine di possessori di un biglietto illimitato di American Airlines stia volando, abbia volato o stia per volare in prima classe, grazie a un biglietto comprato una trentina di anni fa, su uno dei quasi settemila voli giornalieri di American Airlines – che oggi è la compagna aerea più grande al mondo, secondo diversi parametri – verso una delle sue oltre 300 destinazioni in più di 50 paesi.