Emmanuel Macron e Alassane Ouattara a Abidjan, Costa d'Avorio, 20 dicembre 2019 (AP Photo/Diomande Ble Blonde)

Il franco CFA sarà sostituito

La nuova valuta dell'Africa occidentale si chiamerà ECO e non prevederà più l'obbligo di depositare il 50 per cento delle riserve nel Tesoro francese

Emmanuel Macron e Alassane Ouattara a Abidjan, Costa d'Avorio, 20 dicembre 2019 (AP Photo/Diomande Ble Blonde)

Entro la fine del 2020, in otto paesi dell’Africa occidentale, il franco della “Communauté Financière Africaine” (“comunità finanziaria africana”, CFA) sarà sostituito con una nuova moneta unica che si chiamerà ECO. Lo hanno annunciato sabato 21 dicembre durante una conferenza stampa Alassane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio, e il presidente francese Emmanuel Macron.

Il franco della “Communauté Financière Africaine” fu introdotto nel 1945 nelle colonie francesi dell’Africa occidentale: oggi è una moneta usata da quattordici paesi dell’Africa occidentale e centrale, gestita dalla Banca centrale francese, con un cambio fisso stabilito con l’euro (un euro è pari a 655,957 franchi CFA).

Il cambio di valuta interesserà inizialmente solo gli otto paesi dell’Unione economica e monetaria ovest-africana (in francese Union économique et monétaire ouest-africaine, UEMOA): Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. La nuova valuta, ECO, rimarrà ancorata all’euro, ma saranno introdotte due importanti modifiche: secondo gli accordi monetari in vigore, gli stati dell’UEMOA erano obbligati a depositare almeno il 50 per cento delle loro riserve di valuta sui conti della Banca centrale francese, in cambio di una garanzia di convertibilità con l’euro. Quest’obbligo, con ECO, verrà eliminato insieme a quello di avere un rappresentante francese nel consiglio di amministrazione dell’unione monetaria.

Il franco CFA era criticato da tempo, da intellettuali africani ed europei ed esponenti di partiti e movimenti anticolonialisti di sinistra, poiché accusato di essere un freno allo sviluppo e di essere uno strumento di controllo indiretto da parte della Francia. Da un lato, infatti, il cambio fisso permetteva alle élites urbane di spendere facilmente il loro denaro importando beni di lusso europei (acquistati molto spesso con i soldi frutto della corruzione endemica nella regione); dall’altra questo sistema permetteva alle multinazionali francesi di investire nei paesi africani senza temere un’improvvisa svalutazione.

Mesi fa, contro il franco CFA – facendo proprie alcune tesi diffuse negli ambienti complottisti, “sovranisti” e “no euro” di destra – si erano pronunciati anche Alessandro di Battista e Luigi Di Maio del Movimento Cinque Stelle, sostenendo che quella valuta fosse la causa principale dei flussi migratori provenienti dall’Africa e aprendo un duro scontro diplomatico con la Francia.

Le cose però non stanno così, come dimostrano i dati: in tutto il 2018 le persone arrivate in Italia da paesi che adottano questa moneta sono state circa duemila, per esempio, mentre i paesi di provenienza delle migrazioni verso l’Europa sono più di frequente Tunisia, Eritrea, Iraq e Nigeria, che in anni recenti hanno avuto poco o nulla a che fare con la Francia e con il suo sistema monetario africano. Lo scorso febbraio, anche a seguito delle accuse di neocolonialismo fatte dal governo italiano rispetto al franco CFA, la Francia aveva richiamato il proprio ambasciatore in Italia, Christian Masset.

Secondo una fonte citata da Le Monde, i negoziati per realizzare questa riforma erano iniziati a giugno nella massima riservatezza. Nell’annunciare la decisione, Macron e Ouattara, attuale presidente dell’UEMOA, hanno parlato di «decisione storica».