Una canzone dei Bon Iver

Anche solo per avere messo la parola "gnosi" in un verso (senza essere Battiato)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
La prima newsletter, inviata il 15 ottobre scorso, è online per tutti qui. Per ricevere le successive gli abbonati devono indicarlo nella propria pagina accountQui c’è scritto cosa ne pensa chi la riceve: online sul Post c’è ogni giorno la parte centrale della newsletter, quella – dicevamo – sulla canzone.

Per celebrare l’arrivo alla centesima canzone, e per mettere della bellezza nelle serate domestiche e difficili di tutti in questo periodo, questa e altre 19 canzoni sono accessibili a tutti (12 marzo 2020).

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Cominciamo col problema linguistico: il nome è Bon Iver, che è un gioco sull’espressione francese “bon hiver” (buon inverno). Alcuni quindi lo pronunciano alla francese, altri ritengono che l’adattamento scritto implichi un adattamento orale, e sia da pronunciare all’inglese. Altri poi ignorano tutto questo e immaginano che sia un nome di persona – vera o pseudonima – e lo declinano al singolare, mentre c’è chi lo considera il nome di una band, e quindi “i Bon Iver”. Lui dice in effetti “bonivèr”, ma aggiunge anche che ognuno può dire come vuole, e lo chiama il nome del “progetto”.
Insomma, lui è uno, e si chiama Justin Vernon. Malgrado sia un cantautore “alternative”, come si dice, è ormai diventato così mainstream che al Post nei giorni scorsi si è discusso se un suo disco dovesse stare tra quelli che hanno più segnato il decennio che sta finendo. Ha vinto dei premi Grammy, ha collaborato con questo e quello, ha venduto un sacco di dischi ed è andato ai programmi tv più famosi negli Stati Uniti: e quindi può darsi questa sia una canzone che conoscete. Sta alla fine del suo penultimo disco, del 2016, e ha un titolo strambo come lui fa spesso. Ci sono dentro gran giochi di voci, e anche questa è una cosa che lui fa spesso, e un’echeggiare che – in tutto il disco – ogni tanto ricorda quello che faceva Phil Collins con In the air tonight. Il passaggio “the days have no numbers” è tratto da una canzone del cantautore irlandese Fionn Regan. E poi ha questo verso, di una snobberia spettacolare.
A word about Gnosis
It ain’t gonna buy the groceries

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