(Klaus Ohlenschläger/picture-alliance/dpa/AP Images)

È stato un anno relativamente tranquillo per Bitcoin

Le oscillazioni sono state contenute, per la media delle criptovalute, e oggi vale il doppio rispetto a dodici mesi fa

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Bitcoin, la criptovaluta più nota e diffusa al mondo, valeva meno di 4mila dollari per unità all’inizio del 2019, e oggi ne vale un po’ più di 7mila: in mezzo ha raggiunto un picco di oltre 12.500 dollari, verso luglio, ma poi è gradualmente sceso e sono ormai quasi tre mesi che non ha grandi oscillazioni. Il sito Quartz ha una teoria: i Bitcoin sono diventati noiosi, almeno relativamente. Un paio di anni fa, infatti, più o meno in questi giorni si parlava della grande ascesa delle criptovalute, che sarebbe continuata nelle settimane successive facendo parlare per un po’ mezzo mondo di una cosa che in pochi avevano capito davvero.

Il valore di Bitcoin dal dicembre del 2018 a oggi. (Coindesk)

Andy Bromberg, presidente di CoinList, una startup che si occupa di raccolte fondi in criptovalute, ha spiegato a Quartz che «in generale il mercato delle criptovalute ha la tendenza a essere guidato dalle cose che succedono, e negli ultimi mesi non ci sono state notizie tali da smuovere significativamente i prezzi». Questo anche se, in realtà, alla fine di novembre il valore di Bitcoin è sceso di oltre il 20 per cento, calo che qualcuno ha attribuito a una nuova serie di operazioni delle autorità cinesi contro i siti di exchange, quelli in cui si comprano, vendono e scambiano criptovalute.

A partire dal 2017 la Cina ha adottato una serie di misure per vietare tutte le piattaforme straniere di scambio di criptovalute, che formalmente non potrebbero essere usate nel paese. In realtà, nonostante le periodiche chiusure di siti e società, è sempre rimasto più o meno possibile fare operazioni con le criptovalute in Cina, ma a novembre c’è stata una nuova serie di sequestri che ha ridotto drasticamente le possibilità degli investitori locali. I sequestri sono arrivati poche settimane dopo che il presidente cinese Xi Jinping aveva annunciato il sostegno del governo cinese alla blockchain, la tecnologia alla base delle criptovalute e ormai di molti altri sistemi informatici del settore finanziario. L’annuncio sembra anticipare quello che molti danno per assodato: il piano del governo cinese per creare una criptovaluta di stato, che secondo il New York Times è in fase di preparazione dal 2014 ed è strettamente legato ai sequestri dei siti di exchange.

I piani del governo cinese sono peraltro stati accelerati dall’annuncio di Libra, la criptovaluta con la quale Facebook vorrebbe creare una moneta virtuale stabile e non soggetta alle speculazioni di Bitcoin, e che però è piuttosto in ritardo per via dei molti problemi e defezioni avute dal progetto. Le notizie su Libra avevano fatto aumentare il valore di Bitcoin, che nella prima metà dell’anno era rimasto sotto ai 6mila dollari per unità.

Ma anche l’apparente fallimento iniziale di Libra non ha scombussolato troppo il mercato di Bitcoin, che secondo Bromberg sta entrando in una nuova fase: «Quello che è interessante è che i bitcoin stanno diventando meno legati al resto del mercato delle criptovalute, un indicatore di come la sua narrazione, il suo valore e la sua popolarità stanno emergendo più chiaramente». Questo significa, secondo Bromberg, che la prossima oscillazione significativa del mercato coinvolgerà o i bitcoin o le altre criptovalute, ma non tutte e due.

Per ora, comunque, l’andamento delle principali criptovalute nel corso del 2019 è stato pressapoco simile: ha avuto una graduale crescita fino ad arrivare al picco di giugno, per poi assestarsi su un valore più alto di quello di inizio anno, in certi casi del doppio. L’interesse generale per Bitcoin è comunque diminuito, come dimostrano i grafici delle ricerche su Google Trends, per via dell’assenza di grandi picchi o grandi crolli.

Le ricerche del termine “Bitcoin” su Google dal picco di fine 2017 a oggi. (Google)

Il 2019, in ogni caso, non è stato un anno di stagnazione per Bitcoin, né un mercato orso, cioè ribassista: chi aveva comprato un bitcoin a gennaio, oggi possiede più o meno il doppio dei soldi che aveva investito. Il rendimento dell’indice S&P 500, che raccoglie le 500 più grandi società americane, è stato più o meno del 20 per cento sull’ultimo anno. Ovviamente il mercato delle criptovalute è estremamente più volatile, e per questo è molto meno sicuro: ma alla fine il 2019 è stato un anno con oscillazioni relativamente ridotte, per la rocambolesca e breve storia di Bitcoin.

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