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  • venerdì 13 dicembre 2019

La commissione Giustizia della Camera degli Stati Uniti ha approvato le accuse contro Donald Trump nel processo di impeachment

La commissione Giustizia della Camera statunitense ha approvato le accuse di abuso di potere e di intralcio alla giustizia contro il presidente Donald Trump nell’ambito del processo di impeachment. Ora le due accuse saranno sottoposte al voto dell’intera Camera, probabilmente prima di Natale; in caso di approvazione, Trump sarebbe messo formalmente in stato d’accusa e il procedimento si sposterebbe al Senato – dove i Repubblicani hanno la maggioranza – che dovrebbe decidere se rimuoverlo o meno dalla carica.

La commissione Giustizia aveva formalizzato le due accuse martedì scorso: quella di abuso di potere si riferisce alle pressioni che Trump ha fatto in estate sul presidente ucraino Volodymir Zelensky affinché aprisse un’indagine su Joe Biden, suo possibile avversario alle elezioni presidenziali del 2020, in modo da ottenere materiale con cui metterlo in difficoltà; la seconda, di ostruzionismo nei confronti del Congresso, riguarda invece i tentativi che Trump ha fatto per ostacolare le indagini del processo per impeachment, compiute soprattutto dai Democratici, rifiutandosi in sostanza di collaborare.

Cos’è l’impeachment e cosa succede ora

L’impeachment è essenzialmente un processo politico che secondo l’interpretazione più accettata dai giuristi ha come obiettivo quello di individuare eventuali abusi di potere compiuti dal presidente degli Stati Uniti. Prevede una prima fase di indagine, con testimonianze e richieste di accesso agli atti, e in caso di voto positivo della Camera una seconda fase di dibattimento vero e proprio che si terrà al Senato. Gli osservatori si aspettano che il processo vero e proprio si tenga nei primi mesi dell’anno prossimo, peraltro in concomitanza con le primarie Democratiche per scegliere l’avversario di Trump alle elezioni del 2020.

Il quadro sembra comunque piuttosto chiaro: nei primi mesi del 2019 Trump e alcuni suoi collaboratori fecero diverse pressioni per spingere il governo ucraino e il suo neoeletto presidente Volodymir Zelensky a fornire materiale imbarazzante su Joe Biden o il Partito Democratico. Il figlio di Biden, Hunter, era membro del consiglio di amministrazione di una società energetica ucraina, e una teoria complottista molto popolare nella destra americana sostiene che Biden avesse fatto licenziare un procuratore che stava per indagare sugli affari della società (questa tesi è stata smentita più volte anche da funzionari del governo americano). Gli strumenti usati da Trump sono stati diversi, ma il più rilevante è stata la minaccia di bloccare un pacchetto di aiuti da circa 400 milioni di dollari al governo ucraino.

Finora i Repubblicani hanno criticato l’indagine dei Democratici su Trump sostenendo in sintesi che Trump si sia interessato al caso dei Biden perché preoccupato della corruzione dilagante in Ucraina, e che se anche avesse chiesto esplicitamente di aprire un’indagine in cambio del pacchetto di aiuti – cosa che sembra essere avvenuta, a giudicare dalle numerose testimonianze delle ultime settimane – non avrebbe fatto nulla di illegale perché un presidente gode di ampio margine nello stabilire la politica estera del paese.

Secondo gli analisti politici la Camera dovrebbe approvare facilmente le accuse contro Trump nel giro di qualche settimana, mentre nel processo vero e proprio che si terrà al Senato sarà praticamente impossibile che Trump venga rimosso: per farlo decadere dal suo incarico serve la maggioranza di due terzi dei senatori, cioè 67. Al momento i Repubblicani controllano 53 seggi più il presidente dell’aula, cioè il vicepresidente Mike Pence, mentre i Democratici si fermano a 45 più 2 senatori indipendenti che votano spesso assieme al partito (uno dei due è Bernie Sanders).

La commissione Giustizia della Camera degli Stati Uniti, durante il dibattimento di oggi (AP Photo/Andrew Harnik)

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