Asia Kate Dillon, che ha interpretato nella serie “Billions” il primo personaggio principale non-binary della televisione nordamericana. (Theo Wargo/Getty Images)
  • Cultura
  • mercoledì 11 Dicembre 2019

“They” è la parola dell’anno per il vocabolario Merriam-Webster

Cioè “loro”, usato però come pronome singolare per riferirsi alle persone che non si identificano nel binarismo di genere maschio/femmina

Asia Kate Dillon, che ha interpretato nella serie “Billions” il primo personaggio principale non-binary della televisione nordamericana. (Theo Wargo/Getty Images)

Il Merriam-Webster, uno dei più noti e diffusi vocabolari statunitensi, ha scelto they, cioè “loro”, come parola del 2019, riferendosi al suo utilizzo come pronome singolare invece che plurale. È una pratica che si è diffusa da alcuni anni, parte del più ampio processo con il quale si sta perfezionando un linguaggio gender-neutral, cioè che non si riferisce specificamente a un sesso o a un genere e che serve a evitare le cosiddette “discriminazioni linguistiche”.

“They”, inteso come pronome singolare, si sta cominciando a usare nei paesi anglofoni (specialmente negli Stati Uniti) per riferirsi a una persona che non si identifica né come maschio né come femmina, oppure che si identifica con tutti e due i generi, o in parte con l’uno e in parte con l’altro. A un genere non-binario, quindi, cioè che non corrisponde al tradizionale binarismo maschio/femmina. Da qualche anno, negli Stati Uniti, sempre più persone che non vogliono essere identificate con i pronomi lui o lei chiedono che si parli di loro utilizzando il they singolare. Per esempio, traducendo: «loro mi hanno detto di salutarti», nel senso che quella persona ha detto di salutarne un’altra.

Per capirsi meglio può essere utile leggere com’è scritta la biografia della pagina di Wikipedia in inglese, per esempio, di Asia Kate Dillon, che ha interpretato il primo personaggio principale non-binary della televisione americana nella serie tv Billions.

L’utilizzo del they singolare – che peraltro ha occorrenze molto antiche nella lingua inglese, che risalgono addirittura al Trecento – è solitamente una cosa che una persona chiede, riguardo a se stessa. Perciò da un po’ di tempo capita che – per ora soprattutto negli Stati Uniti – alcune persone indichino i pronomi che preferiscono vengano usati nei loro confronti, quando conoscono una persona o per esempio nella biografia di Twitter. In certi contesti statunitensi particolarmente progressisti capita anche che le persone chiedano direttamente che pronomi usare al momento delle presentazioni, evitando così di usare inizialmente quelli sbagliati.

C’è infatti chi sostiene che utilizzare luilei per riferirsi a qualcuno soltanto perché ha l’aspetto esteriore oppure il nome normalmente associato a un maschio o a una femmina sia una forma di supposizione che andrebbe evitata, perché sarebbe un automatismo che sottintende che una persona debba avere un certo aspetto per appartenere a un determinato genere.

Il Merriam-Webster sceglie una parola dell’anno ogni anno: nel 2018 era stata “giustizia”, nel 2017 “femminismo”, nel 2016 “surreale”. Le ricerche per il lemma they sono aumentate del 313 per cento nel 2019, ha detto il Merriam-Webster, nonostante l’accezione gender-neutral singolare del pronome sia stata aggiunta soltanto a settembre. La sua scelta come parola dell’anno si è basata sui dati, ha detto il Merriam-Webster. A provocare l’aumento delle ricerche, tra le altre cose, è stata la richiesta del cantante Sam Smith che il they singolare venisse usato nei suoi confronti. Emily Brewster, una redattrice del vocabolario, ha spiegato che normalmente i pronomi sono poco consultati, ma che they ha avuto una crescita drastica, dovuta al fatto che le persone lo hanno incontrato sempre più spesso nella sua accezione non-binaria.

Se vi identificate in un genere binario (cioè maschio o femmina) e non avete mai incontrato il they non-binario finora, potrebbe sembrarvi un po’ strano. O potrete pensare che non sia necessario. Potreste essere confusi da tutta questa nuova terminologia. Eppure è un bel po’ che cerchiamo un pronome non-binario. Ci sono sempre state persone che non si identificano con un genere prestabilito, o che non sentono né maschi né femmine. Ma abbiamo sempre fatto fatica a trovare un linguaggio giusto per descrivere queste persone, e in particolare i pronomi giusti.

A differenza dell’inglese, i linguisti concordano che nella lingua italiana non esista il genere neutro, anche se c’è stato chi ha provato a argomentare il contrario in riferimento a parole come braccio muro, che ha il singolare in -o, e due plurali in -i e -a. Il dibattito su quale linguaggio usare in italiano per riferirsi alle persone non-binary è ancora piuttosto marginale, se paragonato a quello nei paesi anglosassoni. Utilizzare il “loro” non risolve il problema, perché i sostantivi e gli aggettivi al plurale, a differenza dell’inglese, sono comunque maschili o femminili.

Ci sono state però alcune proposte, come l’utilizzo della @ o dell’asterisco nello scritto (“sei bell@/bell*”). Per risolvere il problema di come pronunciarlo, c’è chi – tra gli ambienti di attivismo transfemminista – propone di utilizzare la lettera -u, valida sia per il singolare che per il plurale: e quindi “sei/siamo bellu”. Chi non è d’accordo con questa proposta suggerisce di ricorrere a perifrasi, quando possibile, per evitare di usare sostantivi o aggettivi caratterizzati da un genere in riferimento a persone non binary, un’operazione che però è spesso molto complicata.