Flamengo-River Plate
Gonzalo Martinez con la coppa vinta l'anno scorso a Madrid dal River Plate (Denis Doyle/Getty Images)
  • Sport
  • venerdì 22 novembre 2019

Un’altra grande finale di Copa Libertadores

La coppa più importante del calcio sudamericano verrà nuovamente assegnata in Sud America, con la miglior finale possibile: da Rio de Janeiro il Flamengo, da Buenos Aires il River Plate

Flamengo-River Plate
Gonzalo Martinez con la coppa vinta l'anno scorso a Madrid dal River Plate (Denis Doyle/Getty Images)

Sabato sera Flamengo e River Plate, due delle maggiori squadre di Rio de Janeiro e Buenos Aires – le città di riferimento del calcio sudamericano – giocheranno la finale di CONMEBOL Copa Libertadores, la partita conclusiva del più importante torneo della stagione continentale. Ci sono tante ragioni che rendono questa finale interessante e carica di significati, a partire dal valore e dalle dimensioni delle due squadre, e dal fatto che si affrontino brasiliani e argentini, da sempre grandi rivali in ambito calcistico.

(Wagner Meier/Getty Images)

Da una parte c’è una gigantesca polisportiva di Rio de Janeiro che dopo grandi investimenti di ispirazione europea è a un passo dalla vittoria del campionato e può anche tornare a vincere la Libertadores dopo 38 anni. Dall’altra c’è il River Plate, squadra detentrice della coppa e da alcuni già considerata come la miglior squadra sudamericana di sempre, per via delle numerose e spesso spettacolari vittorie internazionali ottenute dal 2014 con il suo allenatore Marcelo Gallardo.

Trattandosi poi di calcio sudamericano, la Libertadores assume anche significati sociali e politici. Dopo la finale infinita dell’anno scorso, disputata a Madrid dopo gli incidenti di Buenos Aires, la coppa verrà nuovamente assegnata sul suolo sudamericano, con una grande novità. Per la prima volta si disputerà in una partita secca e in una sede unica scelta dalla confederazione, quindi non più fra andata e ritorno. Inizialmente Flamengo e River Plate avrebbero dovuto giocare allo Stadio Nazionale di Santiago del Cile, ma le proteste antigovernative in corso nel paese hanno convinto la confederazione a spostare la partita allo stadio Monumental di Lima, in Perù, per evitare altri problemi.

Lo stadio Monumental di Lima (Raul Sifuentes/Getty Images)

Sarà probabilmente una finale giocata alla pari e senza una chiara favorita, anche se il Flamengo sembra presentarsi leggermente meglio degli avversari. I brasiliani sono probabilmente la squadra più europea del Sud America, una cosa sempre abbastanza rara da vedere, soprattutto con questi impressionanti risultati, peraltro arrivati molto rapidamente.

L’allenatore è il portoghese Jorge Jesus, ex di Benfica e Sporting Lisbona, in carica dallo scorso giugno. Con lui la società ha dato inizio a un piano ambizioso e ben pensato, reso possibile dal miglioramento dei conti societari e dalle remunerative cessioni di Vinicius Júnior al Real Madrid e di Lucas Paquetá al Milan. In questo modo il club ha creato una squadra talentuosa ed esperta con giocatori provenienti dai campionati europei. Sono stati ingaggiati Filipe Luís dall’Atletico Madrid e Rafinha dal Bayern Monaco, oltre a Gerson, ex centrocampista brasiliano di Roma e Fiorentina, e Pablo Marí, difensore spagnolo del Manchester City. Questi si sono aggiunti a quelli già in rosa: Gabriel Barbosa, lo stesso identico Gabriel Barbosa protagonista di un surreale trasferimento all’Inter (ancora proprietaria del suo cartellino), ora capocannoniere sia del campionato brasiliano che della Libertadores, e poi Diego Alves, ex portiere del Valencia, e Diego, ex trequartista di Porto, Juventus, Wolfsburg e Atletico Madrid.

A Rio de Janeiro si è così creata una squadra spiccatamente offensiva che segna moltissimo, ma che grazie all’esperienza degli europei concede poco e rischia raramente. In campionato ha venti gol in più della seconda classificata e i due migliori marcatori sono entrambi suoi (Gabigol e Bruno Henrique). Emblematica è stata la semifinale di ritorno di Libertadores, vinta 5-0 contro i connazionali del Gremio.

Ma il River Plate, anche senza nomi particolarmente famosi in Europa, rimane la squadra più vincente del Sud America, nonché detentrice della coppa. Ora di Libertadores ne conta quattro, le ultime due vinte in appena tre stagioni, peraltro sempre dopo aver eliminato gli storici rivali del Boca Juniors. Il suo allenatore, Marcelo Gallardo, è il più vincente nella storia del club, amatissimo dai tifosi per aver saputo portare la squadra in un nuovo “periodo d’oro” che potrebbe non essere ancora finito. Per il River di Gallardo sono i numeri a parlare. Dal 2014 ha vinto qualcosa ogni anno: tre trofei in Argentina e sette internazionali. Manca solo il campionato e il Mondiale per club.

Cosa sta rendendo così vincente il River di questi anni? La maggior parte del merito va sicuramente a Gallardo, ex giocatore estroso, talentuoso e discontinuo, che da allenatore ha sorpreso creando una squadra dal gioco offensivo e spettacolare in grado di evolversi continuamente nel corso delle stagioni, trovando sempre soluzioni diverse senza poter fare affidamento su grandi giocatori affermati. Ha invece valorizzato i giovani usciti dal settore giovanile del club (Exequiel Palacios, Gonzalo Montiel) e ha pescato bene nel mercato argentino e sudamericano, dando opportunità a giocatori fin lì di seconda fascia (Franco Armani, Ignacio Fernandez, Juanfer Quintero) di imporsi ai migliori livelli possibili.

***

La finale di Copa Libertadores tra Flamengo e River Plate, in programma sabato sera alle ore 21.00, verrà trasmessa in diretta e in esclusiva dalla piattaforma online Dazn, accessibile in abbonamento al costo di 9,99 euro mensili. Il Post ha un’affiliazione con Dazn e ottiene un piccolo ricavo se decidete di provare il servizio di streaming partendo dai link presenti in questa pagina.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.