(HBO)
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  • mercoledì 20 novembre 2019

“Watchmen” fin qui

Sta piacendo e anche spiazzando (ma era nei piani) e ora che siamo a metà è un buon momento per parlarne

(HBO)

Watchmen, la serie HBO scritta da Damon Lindelof e tratta dalla famosa serie a fumetti degli anni Ottanta, ha superato la metà della prima stagione: sia in America che in Italia, dove Watchmen si può vedere su Sky e Now TV, sono andati in onda cinque episodi dei nove totali. Visto anche quel che succede nel quinto episodio, è un buon momento per fare il punto su quel che Watchmen è stata fin qui per contenuti e trama, su come si pone nei confronti del quasi venerato fumetto a cui si ispira, su cosa ne pensa la critica e su quanti spettatori la stanno vedendo. Va da sé che da qui in poi iniziano a esserci spoiler e discorsi per iniziati alla serieper tutti gli altri il consiglio è di passare dal via.

Già dal primo episodio si era capito che guardare Watchmen non sarebbe stato una passeggiata: perché era una serie tratta da una storia complicata e profonda, perché Lindelof – che a curriculum ha sia Lost che The Leftovers – ama le storie intricate, e perché era evidente che dopo averci presi gusto con Westworld HBO volesse rifare una serie che non si esaurisse nei suoi episodi ma richiedesse di essere approfondita e discussa. I cinque episodi finora andati in onda (il quinto, in Italia, in inglese con sottotitoli in italiano) hanno confermato tutte queste cose, provate dal proliferare di articoli di analisi, approfondimenti, ipotesi e anche raccolte di citazioni, indizi e riferimenti di ogni tipo. Watchmen sta piacendo molto alla maggior parte dei critici e i dati al momento disponibili – parziali, come quasi sempre da quando si ha a che fare con lo streaming – dicono che sta anche interessando un buon numero di spettatori.

Insomma, c’è più di un critico che ha parlato di Watchmen come della migliore cosa al momento in tv (o in streaming), e c’è in generale un ancora maggior accordo sul fatto che di certo sia la cosa più strana e audace. Prima mettiamo un po’ di ordine a quel che è successo finora, poi parliamo un po’ di tutto quello che ci sta dentro e attorno (compresi i trent’anni di storia alternativa del mondo in cui è ambientata, su cui ogni tanto semina indizi).

Le prime cinque ore
Come ha scritto il New York Times, già il primo episodio «è un’esperienza profondamente destabilizzante per tutti: quelli che non conoscono la storia di partenza, ma anche quelli con una relazione talmudica con il libro». Perché il racconto inizia negli anni Venti, con una storia che si svolge durante il realmente accaduto “massacro di Tulsa” – uno dei più gravi episodi di violenza razzista nella storia degli Stati Uniti – e poi salta avanti di quasi un secolo, fino al 2019, dando quasi per scontato quanto successo nelle centinaia di pagine della serie a fumetti.

La protagonista dei primi episodi è Sorella Notte, la “poliziotta” mascherata che lavora per la polizia di Tulsa, in Oklahoma, e che, così come ogni suo collega, non vuole rendere nota la sua identità perché esiste il Settimo Cavalleria, un gruppo di suprematisti bianchi che sembra ispirarsi al personaggio di Rorschach, al centro della serie a fumetti. Restando alla semplice trama, succede che il capo di Sorella Notte venga ucciso e che il Settimo Cavalleria, rimasta dormiente per anni, sia tornata. Nel corso delle indagini Sorella Notte – che quando si toglie la maschera si chiama Angela Abar – entra in contatto con Will Reeves, l’anziano uomo che era a Tulsa all’inizio della prima puntata e che si scopre essere suo nonno. Reeves è fastidiosamente criptico: insinua una serie di dubbi in Sorella Notte, dopodiché sparisce. Intanto si scopre che – forse – il capo di Sorella Notte era anche lui un suprematista bianco e quindi lavorando per la polizia faceva il doppio gioco.

Nel terzo episodio arrivano a Tulsa due agenti dell’FBI: uno è il giovane Dale Petey, l’altra è Laurie Blake, che anni prima (e quindi nei fumetti) era stata Spettro di Seta (una supereroina che compare nei fumetti di Watchmen). Blake vuole capire cosa stia succedendo a Tulsa e si scontra subito con Sorella Notte: il fatto, in breve, è che Sorella Notte sta indagando sull’omicidio del suo capo di nascosto da Blake, il suo “nuovo capo”. Sempre nel terzo episodio, al funerale del capo della polizia il Settimo Cavalleria prova a rapire Joe Keene Jr. – senatore Repubblicano che ha grandi piani per diventare presidente – ma non ci riesce. Nel quarto episodio si fa la conoscenza di Lady Trieu, una potente e ricchissima imprenditrice e un personaggio alquanto enigmatico che sta costruendo un imponente monumento e – tra le tante altre cose – si scopre essere in confidenza con Reeves, il nonno di Angela (o se preferite, Sorella Notte).

Il quinto episodio scombussola tutto perché dedica la sua attenzione a Specchio, un altro poliziotto mascherato il cui nome è Wade Tillman. Sempre restando solo sulla trama principale, a fine episodio Specchio scopre che il capo del Settimo Cavalleria è il senatore Keene Jr., che gli spiega una serie di altre cose su quanto successo al mondo negli ultimi decenni. In seguito a quell’incontro, comunque, Specchio fa sì che Blake arresti Sorella Notte, che prima di essere arrestata fa però in tempo a mandare giù delle pillole di un farmaco che le aveva lasciato Reeves. Il farmaco si chiama Nostalgia e a quanto pare le pillole contengono una serie di suoi ricordi a cui lei potrà quindi avere accesso.

E questa era solo la trama-base, che riguarda un omicidio a Tulsa e il ritorno del Settimo Cavalleria. Attorno a tutto questo ci sono piogge di calamari, grandi questioni sul calamaro gigante che alla fine dei fumetti distrusse mezza New York e cambiò la storia del mondo, questioni sul come e perché da ormai diversi mandati il presidente degli Stati Uniti sia Robert Redford. Per non parlare delle surreali scene che riguardano il personaggio che a un certo punto si scopre essere Adrian Veidt, cioè Ozymandias, e sul suo stato di prigionia su una luna di Giove. Il tutto mentre su Marte continua probabilmente a esserci Dr. Manhattan.

Nel mondo di Watchmen (la serie)
Il Vietnam è parte degli Stati Uniti d’America, c’è stata la Notte Bianca (un attacco coordinato contro la polizia di Tulsa, fatto dal Settimo Cavalleria), Richard Nixon è tra i presidenti scolpiti sul Monte Rushmore, Joe Keene Jr. è figlio del politico che nei fumetti vietò l’esistenza dei vigilanti, John Grisham è stato per anni giudice della Corte Suprema e Lady Trieu ha acquisito la gran parte delle aziende che erano state di Adrian Veidt. Inoltre, nel mondo di Watchmen si clonano gli animali domestici (ma forse non solo loro), ci sono telefoni per mandare messaggi su Marte, le televisioni trasmettono la serie American Hero Story (che racconta – male – la storia dei Minuteman), il tabacco è praticamente vietato, le auto sono quasi tutte elettriche, non esiste internet e non esistono gli smartphone e anziché fare Schindler’s List Steven Spielberg ha diretto il pluripremiato Pale Horse (tutto in bianco e nero, tranne che per un cappotto rosso).

Più in generale, è un mondo in cui il Novecento, soprattutto statunitense, ha avuto una storia diversa e, soprattutto, un mondo in cui non c’è stato il disgelo che ha fatto finire la Guerra Fredda. Anzi, la Guerra Fredda stava per diventare la Terza guerra mondiale, solo che – per quanto ne sa la gran parte della popolazione – un drammatico evento ha portato all’arrivo di un calamaro gigante da un’altra dimensione, evitando quella guerra. Chissà quante altre cose hanno quindi preso altre direzioni nella realtà alternativa di Watchmen.

Faccine, uova ed easter eggs
Lo smiley – la faccina gialla sorridente – ritornava spesso nei fumetti di Watchmen (in cui però era anche macchiata di sangue). È facile, guardando le prime puntate di Watchmen, imbattersi in diversi smiley, rappresentati di volta in volta in modo diverso. In più, è davvero difficile non far caso a quante volte vengano citate o mostrate delle uova: «In Watchmen sono ovunque», ha scritto Vulture. Nel caso degli smiley è un chiaro ammiccamento ai fan del fumetto. Nel caso delle uova, è evidente che non sia un caso, ma è presto per fare ipotesi consistenti sul perché di questa evidente insistenza sulle uova.

Un caso di combo uova + smiley

“Easter eggs” (letteralmente “uova di Pasqua”) è anche la locuzione con cui in inglese si fa riferimenti alle citazioni più o meno nascoste: in Watchmen sono tantissimi. Alcuni sono solo piccole ricompense per far piacere ai fan del fumetto, altri sono invece utili anche per provare a dare un po’ più di senso a quel che succede nella serie, e a quel che è successo al mondo tra il fumetto e la serie. In Watchmen, forse ancora più che in Westworld, capita spesso che le cose siano un richiamo a qualcos’altro. A partire dai titoli: finora i primi cinque hanno fatto riferimento, nell’ordine, alla canzone “Pore Jud Is Daid”, a un dipinto di George Catlin, a una canzone dei Devo, a una citazione del romanzo Le cose crollano e a una dal libro Ventimila leghe sotto i mari: «Se non ci fossero tuoni, gli uomini avrebbero poca paura del lampo».

Peteypedia
Come sempre in questi casi nessuno, da solo, può capire ogni riferimento. Ma per fortuna esiste Reddit (con una vivace comunità di utenti dediti all’esegesi di ogni episodio), un podcast ufficiale e i riassunti fatti da molti siti, come il New York Times o, per chi vuole spingersi ancora più a fondo, Vulture, che per ogni puntata fa un articolo di analisi e uno di ipotesi, teorie e curiosità varie.

Ma per chi non si accontenta di guardare un episodio e aspettare pazientemente e passivamente il successivo, esiste anche Peteypedia. È una sorta di piccola wikipedia della serie, interna al sito di HBO, pensata come una sorta di archivio dell’agente Dale Petey, il giovane dell’FBI mandato a Tulsa insieme a Laurie Blake. Ogni settimana ci sono quindi resoconti, documenti o articoli di giornale utili a completare e ampliare quel che viene detto, mostrato o anche solo suggerito in ogni episodio. Si può trovare, per esempio, una specie di editoriale del New Frontiersman, un giornale certamente noto a chi ha letto il fumetto, che se la prende con il presidente Redford per certe sue politiche. Altro esempio: nel quinto episodio viene mostrato un volantino, e su Peteypedia c’è tutto quel volantino, così che lo si possa leggere per intero.

Watchmen – così come alcune altre cose nella tv degli ultimi anni – è fatta così. Chiede a chi la guarda di sapere già un po’ di cose (o di essere disposto a essere spaesato, non conoscendo il fumetto) e, a chi vuole approfondire, dà spazio per poterlo fare. A qualcuno piace che una serie possa essere descritta come un puzzle o un labirinto, qualcun altro preferisce altro. Di certo, Watchmen è molto estrema nel suo dare poche risposte accompagnate da tantissime domande. Così tante che ancora adesso, dopo cinque episodi, nessun sito ha concretamente proposto teorie che possano in qualche modo anticipare quel che succederà nei prossimi episodi.

Da qui in poi
Qualcuno ha preso in giro il fatto che Watchmen sia così fumosa, con un articolo con decine di domande – senza risposta – che probabilmente farebbe qualunque spettatore che non abbia letto i fumetti (o una sintesi dei fumetti). Altri invece aspettano gli ultimi quattro episodi per capire cosa diavolo ci faccia Veidt su Europa (uno dei tanti satelliti di Giove), chi è il guardiacaccia che lo tiene in ostaggio lì, perché ha voluto far diventare presidente Redford, cosa vuole il Settimo Cavalleria, cosa vuole dire Reeves a suo nipote, e così via. Tutto questo sapendo che restano solo quattro episodi e che Lindelof  ha fatto capire che, almeno al momento, non ha piani per fare (quantomeno non lui direttamente) una seconda stagione.

Per cominciare, nel sesto episodio capiremo di sicuro un po’ di cose in più sul futuro di Reeves, grazie alle pillole di Nostalgia, il farmaco – prodotto dalla società di Lady Trieu – di cui su Peteypedia c’è ovviamente il foglietto illustrativo.

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