Il sito che insegna a fare tutto

L'Atlantic racconta la storia e la filosofia di wikiHow, dove possiamo imparare a mostrarci sicuri ai colloqui di lavoro ma anche ad addestrare una cocorita

“Come sentire il proprio utero”, “Come aprire una bottiglia di birra con un accendino”, “Come sapere cosa regalare al tuo fidanzato per il suo compleanno”, “Come far apparire più larghi i tuoi fianchi”, “Come essere amico con una ragazza che ti ha rifiutato”, “Come calcolare la covarianza a mano usando la formula standard”. Ricerche come queste vengono fatte su Google costantemente, con frequenze che variano da migliaia di volte al giorno a poche decine all’anno: ed esiste un sito che da anni prova a comparire tra i risultati dei motori di ricerca tutte le volte che qualcuno sta cercando istruzioni su come fare qualcosa, che sia scrivere una canzone o cambiare una lampadina. È wikiHow, «un sito a cui non pensa nessuno finché non ha bisogno di qualcosa», come lo ha descritto Kaitlyn Tiffany in un articolo sull’Atlantic che ne ha raccontato la storia.

Come dice Tiffany, non c’è modo di sapere quante persone abbiano effettivamente imparato a dare dei baci alla francese grazie a wikiHow, ma sappiamo che la pagina inglese che lo spiega è stata consultata 22 milioni di volte. In totale, la versione inglese contiene oltre 210mila voci, ma ci sono edizioni del sito in 18 lingue. Quella italiana ha circa 27mila articoli, «modificati e mantenuti dai volontari». WikiHow infatti si basa sul lavoro della comunità di persone che scrive, modifica e rilegge costantemente le voci: nella versione inglese, ogni articolo viene modificato una media di 9 volte all’anno. Ogni voce, in media, è stata scritta da 23 persone, e rivista da 16.

L’eterogeneità degli argomenti trattati e la specificità di alcune voci – “Come legare una toga”, “Come sviluppare una dieta per le vittime di ictus” – è diventata proverbiale, su internet: intorno a wikiHow e alle sue voci assurde esiste tutto un filone di meme, talvolta difficilmente distinguibili dalle vere voci del sito. Il tasto “Pagina Random”, disponibile in alto a destra sul sito, permette di verificarlo facilmente: si passa dall’igiene personale ai consigli per liceali, passando per la cucina e il bricolage. È esattamente quello che vuole Elizabeth Douglas, CEO del sito, secondo la quale è meglio una voce in più che una in meno. Come ha detto all’Atlantic: «E se stai male e cerchi un articolo e non c’è?». Anche se la domanda può sembrare ridicola, anche se c’è il rischio che non se la faccia nessuno. “Vogliamo aiutare tutto il mondo a imparare come fare qualsiasi cosa” è il claim del sito.

Ogni voce di wikiHow contiene una serie di istruzioni esposte in modo chiaro e conciso, accompagnate da foto, gif oppure illustrazioni. Queste ultime sono diventate particolarmente famose su internet, per il loro stile da manuale degli anni Novanta, anche se in realtà sono diventate sempre più diverse tra loro. Esiste tutto un genere di illustrazioni di wikiHow accompagnate a didascalie immaginarie, su internet: il disegno di un uomo che si strozza da solo trasformata in “Come punire la persona che sta rovinando la tua vita”, quello di una tomba con la scritta “Come festeggiare il quinto compleanno del tuo bambino non vaccinato”.

«Se hai meno di 25 anni, hai imparato un bel po’ di cose su wikiHow» ha detto Jack Herrick, co-fondatore del sito. «Un sacco di cose che hai chiesto a wikiHow erano quelle che eri troppo imbarazzato per chiedere a qualcun altro». Su TikTok, il social network più popolare tra gli adolescenti, un format di video piuttosto popolare consiste nel riprodurre pedissequamente le istruzioni degli articoli del sito, con risultati improbabili.

Herrick ha raccontato che da giovane raccoglieva i libri che trovava in una cassetta del latte, e li leggeva imparando di tutto. Pensava a creare un sistema grazie a cui «le persone possono imparare a fare di tutto», ma prima di wikiHow lavorò nel settore dei rifornimenti ai ristoranti, poi in quello dei semiconduttori, finché nel 2004 comprò, insieme a un co-fondatore del sito di domande e risposte Quora, il portale eHow. Era stato un sito molto popolare, ma l’anno prima era fallito perché aveva preteso che Google rimuovesse i suoi link dai risultati delle ricerche, preferendo il traffico diretto a quello tramite i motori di ricerca. Un approccio oggi impensabile per un sito simile, che si basa proprio sulle ricerche degli utenti.

Herrick ricostruì eHow, ottenendo da subito dei risultati, ma non riusciva a convincersi del metodo con cui si sosteneva: le inserzioni pubblicitarie, che pagavano chi scriveva le voci ma influenzavano anche il tipo di contenuti e argomenti di cui si occupava il sito. Poi scoprì Wikipedia, e capì che doveva usare lo stesso sistema: un sito modificato, corretto e tenuto aggiornato da una community di utenti che lo faceva come passatempo e hobby, gratuitamente. wikiHow nacque nel 2005, ma nei primi tempi non ci scriveva nessuno. «Se fosse stato un progetto finanziato da investitori sarebbe stato un disastro, sarei stato licenziato come CEO» ha raccontato Herrick.

A differenza di molte altre piattaforme nate in quegli anni, da WordPress a Flickr, wikiHow non raccolse infatti mai capitale esterno, né vendette la propria attività a colossi di internet. All’inizio ci lavoravano in quattro, e Herrick scriveva commenti personali a ciascun contributore del sito, stabilendo «la cultura dell’essere trattato come speri di essere trattato». Man mano che gli utenti cominciarono ad aumentare, negli anni successivi, questa filosofia pagò: la fedeltà dei collaboratori determinò la riuscita dal sito, che da parte sua permise e permette ancora a chi ci scrive di rimuovere i propri contenuti in qualsiasi momento, se non gradisce la direzione presa dal sito.

Oggi wikiHow è una nonprofit che non guadagna dai propri utenti vendendo i loro dati, o usandoli autonomamente per proporre contenuti pubblicitari, come Facebook. Guadagna dalla pubblicità, ma in modo un po’ diverso rispetto alla maggior parte dei siti: gli utenti registrati, quelli più fedeli e che talvolta contribuiscono al sito, non vedono pubblicità, che compare invece soltanto agli utenti occasionali, quelli che finiscono sulla pagina “Come rimuovere le macchie di caffè dalla lana” attraverso Google. Ai molti che gli hanno proposto acquisizioni o finanziamenti, Herrick ha sempre risposto che nessuno saprebbe gestire il sito meglio di lui e della sua squadra. «Quando accetti questi incentivi, alla fine ti tocca fare la cosa sbagliata».

Herrick è sempre stato convinto dell’idea di un’internet partecipata e collaborativa, tanto da proporre nel 2007 l’introduzione di un bottone universale che avrebbe permesso a ciascun sito che lo volesse di consentire le modifiche degli utenti. Rispetto a siti come Wikipedia, contribuire a wikiHow è più divertente e più facile: le eventuali discussioni sul metodo migliore per costruire una legnaia sono di gran lunga più civili di quelle sull’eredità della Democrazia Cristiana sulla politica italiana, in altre parole. La maggior parte dei contribuiti è «pessima», ha spiegato Herrick, ma tanto ci sono tantissimi revisori che scartano le voci scritte male e il lettore non ci arriva mai. Gli utenti più esperti possono invece promuovere le nuove voci migliori, facendole comparire in homepage.

A scrivere e correggere le voci di wikiHow sono persone diversissime tra loro, accomunate dall’interesse per l’aspetto sociale del lavoro, dal far parte di qualcosa che reputano importante, e anche dal divulgare le proprie conoscenze. Una contributrice ha spiegato a Tiffany che all’inizio le era toccato il compito di tenere a bada i ragazzini che vogliono scrivere le parolacce o i troll che rovinavano le voci. Era un compito stressante, ma poi Herrick offrì di pagarle un corso di comunicazione non violenta: all’inizio era scettica, ma poi scoprì che il modo migliore per dissuadere i “vandali” degli articoli era essere gentili con loro, consigliando per esempio modi più costruttivi per scrivere sul sito.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.