Un carabiniere fa il baciamano a Ilaria Cucchi dopo la lettura della sentenza della Corte d’Assise di Roma, che ha condannato a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale due carabinieri, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, imputati nel processo bis per la morte del fratello Stefano Cucchi (Cecilia Fabiano-LaPresse)
  • Italia
  • giovedì 14 novembre 2019

Le condanne per la morte di Stefano Cucchi

Due carabinieri sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale, alla fine di una lunga e controversa vicenda processuale

Un carabiniere fa il baciamano a Ilaria Cucchi dopo la lettura della sentenza della Corte d’Assise di Roma, che ha condannato a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale due carabinieri, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, imputati nel processo bis per la morte del fratello Stefano Cucchi (Cecilia Fabiano-LaPresse)

La Corte d’Assise di Roma ha condannato a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale due carabinieri imputati nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi, il ragazzo romano trovato morto il 22 ottobre del 2009 in una stanza del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove era ricoverato da quattro giorni dopo essere stato arrestato. I due carabinieri condannati sono Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, che erano stati accusati del pestaggio di Cucchi dal loro collega Francesco Tedesco. Di Bernardo e D’Alessandro sono stati anche interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. È una sentenza importantissima nella lunga storia processuale per la morte di Stefano Cucchi, perché conferma i pestaggi che Cucchi subì dopo essere stato arrestato e identifica dei colpevoli, dopo che un primo processo era finito nel 2013 con l’assoluzione di tre agenti di polizia penitenziaria.

Lo scorso aprile, Francesco Tedesco aveva ammesso durante il processo di aver assistito al pestaggio di Cucchi: raccontò che avvenne la notte del 15 ottobre 2009, dopo che Cucchi era stato fermato dai carabinieri e portato nella caserma Appia di Roma, e che iniziò quando Cucchi si rifiutò di farsi prendere le impronte digitali. Tedesco stesso era imputato nel processo, ma è stato assolto dall’accusa di omicidio e condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere per quella di falso: era accusato infatti di aver manipolato il verbale di arresto di Cucchi. Insieme a Tedesco, per la stessa ragione, è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere il maresciallo Roberto Mandolini, che nel 2009 era capo della stazione Appia; è stato anche interdetto a cinque anni dai pubblici uffici. Mandolini, Tedesco e Vincenzo Nicolardi, anche lui carabiniere, sono stati invece assolti dall’accusa di calunnia per le accuse contro i tre agenti di polizia penitenziaria coinvolti nel primo processo sulla morte di Cucchi. Gli avvocati di Di Bernardo, D’Alessandro, Tedesco e Mandolini hanno detto che attendono le motivazioni della sentenza, che saranno diffuse prossimamente, e che faranno ricorso in appello.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, ha detto che «Stefano è stato ucciso, lo sapevamo, forse adesso potrà riposare in pace e i miei genitori vivere più sereni. Ci sono voluti 10 anni di dolore ma abbiamo mantenuto la promessa fatta a Stefano l’ultima volta che ci siamo visti, che saremmo andati fino in fondo». Subito dopo la sentenza, tra la commozione generale, un carabiniere presente in aula le ha fatto il baciamano; l’immagine è stata condivisa sui social network e sulle homepage di tutti i giornali.

Roma, Italia

(Cecilia Fabiano-LaPresse)

Sempre oggi, giovedì, la seconda Corte d’Assise di appello di Roma ha deciso quattro prescrizioni e un’assoluzione nei confronti dei cinque medici dell’ospedale Sandro Pertini, in cui Cucchi morì il 22 ottobre 2009, sette giorni dopo il suo arresto. Un altro processo legato al caso Cucchi – in particolare alle accuse di depistaggio nei confronti di otto carabinieri – è di recente stato rinviato per l’astensione del giudice incaricato.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.