• Cultura
  • mercoledì 23 ottobre 2019

RaiPlay sta per cambiare

Da novembre cambierà aspetto, funzioni e ambizioni: e un nuovo programma di Fiorello – "Viva RaiPlay!" – sarà un esperimento televisivo ma anche tecnologico

Dal 4 novembre ci saranno cambiamenti e novità su RaiPlay, la piattaforma di streaming della Rai: oltre a quella che viene descritta dall’azienda come una grafica più moderna, con qualche funzione e opzione in più e un’interfaccia più facile da usare, inizierà un nuovo programma di Fiorello, Viva RaiPlay!. Il programma all’inizio sarà trasmesso in tv su Rai 1, ma dal 13 novembre e per sei settimane sarà solo su RaiPlay. La decisione è considerata un importante segnale di quanto la Rai voglia puntare sulla sua piattaforma online ma anche una sfida tecnologica non indifferente, vista la popolarità di Fiorello e le difficoltà degli streaming video in diretta ad alta qualità e con un pubblico di milioni di persone: pensate per esempio alle partite di calcio.

RaiPlay esiste dal 2016 ed è l’evoluzione di Rai.tv, che era stato creato nel 2007 e faceva parte di RaiNet e che a sua volta aveva inglobato l’offerta di contenuti on demand nota come RaiClick. Già ora RaiPlay permette di vedere online gratuitamente e in diretta più di 10 canali Rai, ma anche di recuperare la programmazione degli ultimi sette giorni oppure guardare in streaming (o scaricare e guardare offline) una grande varietà di contenuti: programmi e film recenti, ma anche documentari, vecchi sceneggiati o storici programmi. Per guardare i contenuti dell’archivio bisogna registrarsi, mentre i contenuti in diretta si possono guardare anche senza registrazione.

Secondo i dati diffusi dalla Rai, al momento RaiPlay ha oltre 12 milioni di utenti registrati (quelli che usano la app almeno una volta al mese sono 3 milioni) e l’app RaiPlay, che si può anche guardare online dal proprio browser, è stata scaricata 12,4 milioni di volte. Finora nel 2019 sono stati riprodotti 488 milioni di video: il 75 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di 200 milioni di ore di visione. Il 36 per cento degli accessi totali di quest’anno sono stati fatti da computer, il 33 per cento da smartphone e solo il 10 per cento da smart TV (quelle collegate a internet). Gli accessi da smart TV però sono quelli in più rapida crescita, perché solo in un anno sono aumentati del 93 per cento.

La Rai spiega che «il nuovo menu di RaiPlay si presenterà semplificato rispetto alla versione precedente e riorganizzato su due livelli, con una struttura che si adatterà alle specificità delle singole piattaforme». Saranno insomma rese più chiare le possibilità di ricerca dei diversi contenuti del catalogo, con particolare attenzione alla messa in evidenza dei nuovi arrivi. Tra le nuove funzioni ci saranno la possibilità di far ricominciare un programma e il passaggio automatico, dopo aver finito un episodio, all’episodio successivo. Ci sarà poi un «servizio di personalizzazione» che offrirà agli iscritti proposte di contenuti «in linea con i propri gusti».

Non è difficile immaginare che queste innovazioni e cambiamenti si siano resi necessari a fronte della crescente concorrenza di Netflix e degli altri servizi per la visione in streaming di contenuti audiovisivi, come Amazon Prime Video ma anche come Sky Go, Dazn e gli altri che arriveranno; ed è evidente che il nuovo RaiPlay cerchi, nell’interfaccia e nelle funzioni, di assomigliare a questi servizi. Nel presentare il nuovo RaiPlay, Stefano Ciccotti, il Chief Technology Officer della Rai, ha detto: «Non mi dite che sembra Netflix». Su Wired Gabriele Niola ha commentato: «E lo ha detto per una ragione: è uguale a Netflix. Per essere precisi è un misto dell’80 per cento dell’interfaccia di Netflix con il meglio delle caratteristiche degli altri competitor come Amazon Prime o Sky».

Non c’è niente di male nel voler prendere ispirazione da servizi che si sono dimostrati efficaci e graditi agli utenti, ma RaiPlay è e sarà diverso da tutti gli altri servizi: perché rispetto a tutti gli altri è gratuito – lo può guardare anche chi non paga il canone – e perché – così come Sky Go, che però è a pagamento – non è solo un grande catalogo di contenuti in streaming, ma anche una piattaforma per la visione in diretta. Nelle intenzioni dell’azienda, RaiPlay – che è stato riprogettato da zero e non sarà quindi solamente aggiornato a una nuova versione – non vuole solo essere un’estensione su internet della Rai, ma una piattaforma che per quanto possibile provi a giocare nello stesso campionato delle altre, anche di quelle a pagamento.

Elena Capparelli – ex vicedirettrice di Rai 3 e nuova direttrice di RaiPlay – ha parlato di un «forte cambio di paradigma», ha detto che «il tempo è maturo perché RaiPlay diventi un on demand puro anche con una offerta specifica» e ha aggiunto: «Anche se nella nuova versione manterremo ovviamente il servizio della tv lineare e la catch up tv». Tradotto: RaiPlay vuole continuare a essere un’opzione per chi, trovandosi senza tv, voglia guardare cose in diretta o recuperare cose andate in diretta poche ore o pochi giorni prima; ma vuole anche essere un servizio in cui la gente va per cercare cose interessanti, non necessariamente cose che troverebbe anche in televisione.

La Rai ha spiegato che nei suoi piani l’offerta di RaiPlay «si amplierà e si arricchirà con acquisizioni internazionali in esclusiva, rassegne di film, serie tv, documentari, cofanetti con programmi tratti dal prezioso archivio delle Teche Rai, sport e cartoni. Altra grande novità sarà che RaiPlay diventerà un canale OTT puro [acronimo di Over The Top, la sigla con cui sono noti i servizi come Netflix], unico ad offrire gratuitamente un’ampia selezione di contenuti originali e dal linguaggio innovativo in modalità on demand».

Negli ultimi anni era capitato a volte – per esempio con la serie La linea verticale – che RaiPlay avesse certi contenuti prima rispetto alla loro trasmissione sulla Rai. Sembra che queste cose accadranno più spesso e anche che la Rai renderà disponibili certi contenuti solo su RaiPlay. Già ad agosto Capparelli parlò a Sorrisi e Canzoni di possibili interviste inedite di Fabio Fazio, di speciali tematici di SuperQuark e di «due prodotti originali, creati apposta per RaiPlay: la serie drammatica Passeggeri notturni, tratta dai racconti di Gianrico Carofiglio, con Claudio Gioè, e Il nido, commedia con Giorgio Tirabassi».

Prima di tutto questo, appunto, ci sarà Viva RaiPlay!, il programma di Fiorello che dal 4 all’8 novembre andrà in onda dalle 20.30 alle 20.45 su Rai 1 (e quindi anche su RaiPlay) e che dal 13 novembre proseguirà per sei settimane – per tre giorni alla settimana, sempre dalle 20.30 – solo su RaiPlay. Sarà un grande evento televisivo in diretta gratuita, per vedere il quale sarà indispensabile una connessione internet.

Viva RaiPlay! sarà un importante evento per promuovere e far conoscere RaiPlay e un interessante esperimento per far capire alla Rai quante persone, dopo aver visto Fiorello su Rai 1, sceglieranno di seguirlo su internet. Sarà quindi interessante dal punto di vista televisivo e persino culturale (un po’ come quando, poco più di un anno fa, Dazn portò le prime partite di calcio visibili solo via internet e non via televisione, seppur satellitare). Ma sarà anche un grande esperimento tecnologico: nel caso di Dazn, per esempio, l’iniziò fu piuttosto insoddisfacente. RaiPlay dovrà evitare lo stesso problema, con la complicazione di avere con ogni probabilità molti più utenti collegati, da ogni parte d’Italia.

Ciccotti, il CTO della Rai, ha detto a Prima Comunicazione: «La nostra sfida è tremendamente originale perché siamo il primo broadcaster generalista a portare in esclusiva su Internet un contenuto premium a cui tutti in teoria si possono collegare e noi dobbiamo dare a ciascuno la stessa possibilità di accedervi». Come ha scritto Niola su Wired, il programma di Fiorello sarà «il più grande test mai effettuato sullo streaming in Italia». RaiPlay sta lavorando alla cosa per evitare di avere problemi – e pubblicità negativa – come capitò a Dazn, anche facendo accordi con chi si occupa della distribuzione del segnale che permette la visione in streaming. Ma, come scrive Niola, «anche gli Internet Service Provider con cui Rai ha parlato non hanno idea di quanto possa reggere una trasmissione live streaming di successo su base nazionale», per il semplice fatto che «nessuno lo ha mai fatto prima».

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