(AP Photo/Hadi Mizban)
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  • sabato 5 ottobre 2019

72 morti in quattro giorni nelle proteste in Iraq

Sono iniziate martedì contro il primo ministro Adel Abdul Mahdi e non si sono ancora fermate, i feriti sono circa tremila

(AP Photo/Hadi Mizban)

Sono almeno 72 le persone morte nei violenti scontri tra manifestanti e polizia che sono iniziati martedì in Iraq e sono proseguiti fino a venerdì. Gli scontri erano cominciati a Baghdad e a Nassiriya, dove i manifestanti erano scesi in piazza contro il primo ministro Adel Abdul Mahdi, in carica da circa un anno, per protestare contro l’alto tasso di disoccupazione e la corruzione della classe politica del paese. La polizia aveva reagito con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, e sparando sulla folla sia proiettili di gomma che proiettili veri. Nei quattro giorni di proteste ci sono stati in tutto più di tremila feriti, e circa 540 persone sono state fermate: 200 di queste sono ancora in stato d’arresto.

Giovedì il primo ministro aveva tenuto un discorso alla televisione nazionale per cercare di placare i manifestanti; aveva detto che sarebbe andato incontro alle loro richieste ma aveva anche aggiunto di non avere «la bacchetta magica» per risolvere tutti i problemi del paese. Nonostante il suo invito alla calma, però, venerdì gli scontri si sono intensificati e sono morte altre 30 persone. Gli scontri più violenti si sono verificati in Piazza Tahrir, a Baghdad, dove secondo BBC e Reuters alcune persone, tra cui due poliziotti, sono state uccise da colpi d’arma da fuoco sparati da cecchini.

L’Ayatollah Ali al-Sistani, la più importante figura religiosa del paese, ha rivolto un messaggio ai manifestanti dicendo di appoggiare la loro causa e accusando il governo di aver represso in maniera violenta proteste nate pacificamente per chiedere più riforme. Moqtada Sadr, leder sciita del Movimento Sadrista, che guida l’opposizione in parlamento, ha chiesto le dimissioni di Adel Abdel Mahdi e nuove elezioni. Ha anche chiesto ai deputati del suo partito di boicottare tutte le prossime sedute parlamentari finché il governo non accoglierà le richieste dei manifestanti.

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