Una partita a Ilulissat (Sean Gallup/Getty Images)
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  • domenica 29 settembre 2019

La settimana del campionato in Groenlandia

Si è da poco concluso il campionato di calcio dell'isola artica, che dura solo sette giorni e viene giocato da sei squadre nella stessa città

Una partita a Ilulissat (Sean Gallup/Getty Images)

In tutto il mondo una ventina di territori ambiscono al riconoscimento ufficiale dei loro movimenti calcistici da parte della FIFA. Tale riconoscimento dall’organo che governa il calcio professionistico mondiale concede infatti la possibilità di partecipare alle qualificazioni per la Coppa del Mondo e di norma viene seguito dal riconoscimento delle varie confederazioni continentali, come la UEFA e la CONCACAF. Le ultime nazionali ammesse dalla FIFA sono state Kosovo e Gibilterra, entrambe affiliate alla UEFA. A ogni riconoscimento, le nazionali che ancora lo inseguono si sentono sempre più vicine a ottenerlo anche loro. Una di queste è la Groenlandia, la nazione che probabilmente si trova davanti agli ostacoli maggiori.

Parliamo infatti della più grande isola del mondo, con una superficie pari a sette volte quella dell’Italia ma una popolazione di poco superiore a quella di Campobasso, circa 56.000 abitanti. È un luogo remoto, vicino al circolo polare artico, coperto in gran parte da ghiacci perenni. È una nazione autonoma, ma che fa parte del Regno di Danimarca.

L’insediamento di Ilulissat (Sean Gallup/Getty Images)

Si può giocare a calcio all’aperto, in Groenlandia, ma solo da maggio a metà settembre, periodo nel quale il tempo resta sempre incerto, e fa comunque molto freddo. Dagli anni Sessanta esiste un campionato amatoriale, la cui forma attuale prevede delle qualificazioni regionali e una fase finale, considerata la vera e propria stagione calcistica dell’isola: si disputa in agosto nell’arco di una settimana, con cinque partite in cinque giorni. A differenza delle qualificazioni regionali, giocate spesso su campi sabbiosi, dove gli infortuni sono numerosi, la fase finale si tiene in una sola città, che deve essere dotata di un campo in erba artificiale.

I campi artificiali si stanno diffondendo in tutti i principali insediamenti del paese. Sono anche l’unica via percorribile per il riconoscimento della FIFA, che fra i prerequisiti impone la presenza di un numero sufficiente di campi regolamentari. Le strutture, invece, mancano o sono provvisorie.

Il campionato della Groenlandia di norma lo vince il Boldklubben af 67 di Nuuk, la squadra della capitale e campione nazionale per otto volte negli ultimi undici anni. Il B-67 prospera grazie alla presenza decisiva di ricchi sponsor, come il birrificio danese Carlsberg e la compagnia aerea Air Iceland Connect. Nell’ultima edizione del campionato, raccontata di recente in un reportage del New York Times, il B-67 però non è riuscito ad arrivare in finale. A inizio settembre il Nagdlunguak 1948 di Ilulissat ha vinto il suo undicesimo titolo battendo a Sisimiut il G-44 di Qeqertarsuaq.

L’organizzazione della fase finale del campionato nazionale – il cui sponsor principale è da qualche anno Coca Cola – è molto ambita dai principali insediamenti dell’isola, soprattutto perché offre agli abitanti uno dei pochi eventi a cui assistere nel corso dell’anno. La logistica però rimane un grosso problema. Le squadre devono organizzare costosi viaggi via mare e poi trovare una sistemazione nella città ospitante, che in Groenlandia è sempre un problema, dato che gli edifici scarseggiano e tutte le risorse sono misurate secondo i consumi della cittadinanza.

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