(AP Photo/Patrick Semansky)
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  • venerdì 20 settembre 2019

La promessa che Trump non avrebbe dovuto fare

Un funzionario dell'intelligence lo ha denunciato dopo aver saputo di una telefonata inopportuna e pericolosa col presidente ucraino che forse riguardava Joe Biden

(AP Photo/Patrick Semansky)

Secondo quanto scrivono il New York Times e il Washington Post, la denuncia presentata da un dipendente dell’intelligence degli Stati Uniti nei confronti di Donald Trump, accusato di aver fatto una promessa pericolosa e inopportuna a un leader straniero, riguarderebbe l’Ucraina. Secondo i due giornali, i fatti risalirebbero a fine luglio – circa due settimane prima che la denuncia venisse presentata – quando Trump avrebbe avuto un colloquio telefonico con il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

L’esistenza della denuncia era stata rivelata per primo dal Washington Post, così come il fatto che l’intelligence statunitense l’avesse ritenuta fondata, credibile e di «urgente preoccupazione», classificazione legale che implica una valutazione delle commissioni competenti al Congresso. Il caso era iniziato il 12 agosto, quando un funzionario interno al governo statunitense aveva presentato una denuncia formale (“whistleblower complaint“) contro Trump. Con il termine whistleblower s’intende una persona che denuncia pubblicamente o riferisce alle autorità attività illecite all’interno di un’organizzazione pubblica o privata. In questo caso non si sa molto della persona che ha fatto partire la denuncia: si sa che lavora per l’intelligence statunitense (che include diverse agenzie, tra cui CIA, NSA e Defense Intelligence Agency) e che in passato aveva lavorato nello staff del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca.

Al momento non è chiaro quale fosse il contenuto della telefonata, né quale sia stata la promessa fatta da Trump a Zelensky. Su quella telefonata è in corso già un’inchiesta da parte di tre commissioni della Camera degli Stati Uniti che stanno indagando sulla possibilità che Trump e Rudy Giuliani, consigliere per la sicurezza informatica della Casa Bianca, abbiano cercato di influenzare il governo ucraino per favorire la campagna elettorale in vista delle elezioni del 2020.

In particolare le indagini si concentrano sulla possibilità che Trump e Giuliani – in cambio di qualcosa non ancora noto – abbiano chiesto all’Ucraina di indagare su Joe Biden, ex vicepresidente degli Stati Uniti e candidato alle primarie Democratiche per il 2020, e su suo figlio Hunter Biden, ex membro del consiglio di amministrazione di una società ucraina del gas, che avrebbero esortato il licenziamento del procuratore ucraino che aveva indagato sulla società. Biden si era occupato dell’Ucraina durante gli ultimi anni dell’amministrazione Obama. Alla richiesta se abbia mai fatto pressioni sul governo ucraino per investigare su Joe e Hunter Biden, Rudy Giuliani intervistato da Chris Cuomo su CNN ha prima negato per poi contraddirsi e ammetterlo parzialmente.

La denuncia era stata presentata all’Ispettore generale della comunità d’intelligence, Michael Atkinson, ex funzionario del dipartimento della Giustizia, nominato da Trump e riconfermato dal presidente nel 2018. Giovedì Atkinson ha parlato di fronte al comitato d’intelligence della Camera in un incontro a porte chiuse. Nell’audizione, secondo quanto hanno rivelato alcune fonti al Washington Post, Atkinson ha detto che la denuncia si riferirebbe a più di una conversazione e si è detto in disaccordo con il direttore della National Intelligence, Joseph Maguire.

Maguire, infatti, avrebbe dovuto inoltrare la documentazione alle commissioni per l’intelligence del Congresso, che si occupano di azioni di questo tipo, ma non lo ha fatto, secondo alcuni violando la legge e con lo scopo di proteggere il presidente Trump. Dopo l’audizione il presidente della commissione d’Intelligence della Camera, il Democratico Adam Schiff, ha detto che il rifiuto di Maguire di diffondere la documentazione è “senza precedenti” e ha minacciato possibili azioni legali se il contenuto della denuncia non verrà reso pubblico.

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