WeWork a Williamsburg, 26 marzo 2019 (Spencer Platt/Getty Images)

Cos’è WeWork

Sta per quotarsi in borsa un'azienda di grande successo – ma anche grandi perdite, per ora – che affitta spazi per il co-working in tutto il mondo, Italia compresa

WeWork a Williamsburg, 26 marzo 2019 (Spencer Platt/Getty Images)

Dopo Uber, Pinterestl’azienda di trasporti Lyft, anche WeWork, un’altra grande azienda statunitense relativamente giovane e di grande successo, ha deciso di quotarsi in borsa. Il suo caso è stato molto raccontato in questi giorni dalla stampa di tutto il mondo, dopo la scoperta che la crescita e i grossi ricavi dell’azienda sono accompagnati da enormi perdite. WeWork è stata fondata a New York nel 2010 dall’imprenditore Adam Neumann, nato a Tel Aviv, in Israele, e dallo statunitense Miguel McKelvey. Nel 2008 i due avevano aperto a Brooklyn uno spazio di co-working, cioè un ufficio condiviso dove chiunque, pagando una quota, poteva andare a lavorare. Lo vendettero e con il ricavato fondarono WeWork, che ebbe una prima postazione nel quartiere di SoHo a New York.

Erano i tempi della grande recessione, quando il modo di lavorare stava cambiando: farlo da casa era sempre più comune non solo tra i freelance e i liberi professionisti ma anche tra i dipendenti delle grandi aziende, che preferivano risparmiare sugli uffici e sugli affitti. WeWork funzionò e si ingrandì rapidamente grazie agli affitti relativamente bassi, a grossi investimenti di capitale e al meccanismo conveniente su cui si fondava: gli spazi comuni, ospitando più persone, sono più redditizi di un singolo ufficio, inoltre richiedono quote più basse attirando più clienti.

Oggi WeWork ha 527 mila iscritti e gestisce uffici in 111 città in 29 paesi al mondo, tra cui in Italia, dove a inizio 2020 aprirà cinque sedi. WeWork permette agli iscritti di affittare un desk mobile – cioè uno spazio variabile: dove c’è posto – o uno fisso all’interno della zona comune; internet è gratuito, ci sono nicchie insonorizzate per telefonare e pagando si possono usare le stampanti, le sale riunioni, ricevere la posta e servirsi della caffetteria e delle cucine. L’affitto è mensile ma c’è anche la formula di abbonamento WeMembership: con 45 dollari al mese (40 euro) si può anche entrare in contatto con gli altri iscritti attraverso una app e si ha l’accesso a qualsiasi sede fisica pagandolo 50 dollari al giorno.

WeWork offre anche uffici privati senza spazi comuni: sono utili per le aziende nuove o che hanno appena aperto una sede in città e non vogliono sobbarcarsi da subito dei costi di un ufficio, come l’arredamento e le pulizie, o che non sanno precisamente quanti dipendenti potrebbero avere nei primi tempi. Le aziende che si sono appoggiate a WeWork sono molte e anche importanti, tra cui IBM, Microsoft e Yelp: il 30 per cento di quelle della classifica 500 Fortune, che raccoglie le 500 multinazionali più grandi al mondo. Per dare un’idea dei costi, nello spazio di via San Marco a Milano, vicino alla fermata della metro Moscova, un ufficio privato con 4 posti costa 3.120 euro al mese, un desk fisso con scrivania e sedia 550 euro, uno mobile 400 euro. WeWork realizza anche uffici personalizzati e gestisce i WeWorkLabs, luoghi di lavoro destinati a mettere in contatto le nuove startup e affiancarle nella crescita con il sostegno di tutor.

L’ufficio in via San Marco a Milano (WeWork)

Il 14 agosto WeWork ha presentato i documenti necessari per quotarsi in borsa, rendendo noti i suoi dati finanziari e rivelando che quella che era considerata una “azienda unicorno” (come vengono soprannominate le startup valutate più di un miliardo di dollari) ha avuto grosse perdite e successi finanziari inferiori a quanto si pensasse. WeCompany, l’azienda madre di WeWork, ha più che quadruplicato i suoi ricavi dal 2016 al 2018, anno in cui hanno toccato 1,82 miliardi di dollari (1,63 miliardi di euro) e nella prima metà del 2019 li ha raddoppiati, arrivando a 1,5 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro). Nella prima metà del 2019 però ha perso 905 milioni di dollari (814 milioni di euro), il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente, cosa che ha messo in allarme molti analisti. Da anni WeWork aveva ingenti perdite: 1,6 miliardi di dollari nel 2018 (1,4 miliardi di euro), quasi 900 milioni (809 milioni di euro) nel 2017 e 400 milioni (360 milioni di euro) nel 2016.

A gennaio, dopo un investimento di 2 miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) da parte del gruppo giapponese SoftBank (il suo principale investitore, con un totale di 10,5 miliardi di dollari), WeWork era stata valutata 47 miliardi di dollari (42,3 miliardi di euro) ma è probabile che la cifra calerà quotandosi in borsa. Prima dell’offerta pubblica iniziale (IPO) WeCompany si aspetta di raccogliere tra i 3 e i 4 miliardi di dollari di finanziamenti (tra i 2,7 e i 3,6 miliardi di euro).

TAG: ,

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.