San Juan, Porto Rico, 22 luglio (Joe Raedle/Getty Images)
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  • martedì 23 Luglio 2019

Una delle più grandi proteste di sempre a Porto Rico

Contro il governatore Ricardo Rosselló, per chiederne le dimissioni: hanno partecipato centinaia di migliaia di persone

San Juan, Porto Rico, 22 luglio (Joe Raedle/Getty Images)

Lunedì 22 luglio, centinaia di migliaia di persone hanno protestato a San Juan, la capitale di Porto Rico, per chiedere le dimissioni del governatore Ricardo Rosselló dimissioni dopo lo scandalo dei messaggi sessisti e omofobi scambiati con alcuni suoi collaboratori. I manifestanti, arrivati con autobus e aerei anche dagli Stati Uniti, hanno bloccato l’autostrada principale dell’isola paralizzando il traffico in gran parte della città, e hanno sfilato per chilometri improvvisando balli, battendo pentole, portando striscioni e gridando “Ricky, rinuncia, el pueblo te repudia!”.
La manifestazione è stata una delle più grandi mai viste sull’isola ed è stata organizzata il giorno dopo che Rosselló aveva cercato di calmare le proteste contro di lui annunciando le dimissioni da presidente del Nuovo Partito Progressista e la sua intenzione a non ricandidarsi 2020, ma rifiutandosi di dimettersi immediatamente.

Le proteste proseguono da diversi giorni, da quando il Center for Investigative Journalism, un consorzio che riunisce varie testate giornalistiche internazionali, aveva diffuso centinaia di pagine di trascrizioni di chat private del governatore che contengono insulti omofobi, misogini e vari altri commenti compromettenti. Pochi giorni prima, l’FBI aveva arrestato due ex funzionari dell’amministrazione di Rosselló per corruzione, con l’accusa di aver usato impropriamente oltre 15 milioni di dollari di fondi stanziati dopo l’uragano Maria, che colpì l’isola nel 2017 e che secondo alcune stime causò quasi 5 mila morti.

Le manifestazioni di lunedì sono proseguite fino alle 23, quando la polizia ha iniziato a sparare gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla nel tentativo di disperderla e di liberare le strade che nel frattempo erano state occupate di fronte al palazzo del governatore. Anche il principale quotidiano dell’isola, El Nuevo Día, ha preso posizione, scrivendo un editoriale in cui chiede le dimissioni di Rosselló e in cui ha riferito che alle proteste di lunedì hanno partecipato più di 500 mila persone. La polizia ha invece dichiarato di non avere intenzione di offrire una stima delle presenze e non è chiaro nemmeno quante persone siano state arrestate.

Porto Rico è un gruppo di isole caraibiche che fa parte degli Stati Uniti come “territorio non incorporato”. Rosselló ne è governatore dal 2016, quando vinse come candidato del Nuovo Partito Progressista: sotto la sua amministrazione Porto Rico fu colpita dal peggiore disastro della storia del paese, l’uragano Maria, che rivelò anche le enormi inadeguatezze infrastrutturali e logistiche del paese, oltre che la ritrosia degli Stati Uniti nel fornire il supporto necessario. Rosselló fu estesamente attaccato per la sua gestione del disastro, ma il recente scandalo dei messaggi omofobi e sessisti, secondo i media internazionali, è ancora più grave per la sua immagine pubblica.

Secondo alcuni esperti, le proteste potrebbero portare a un cambiamento nella struttura della gestione del potere a livello locale dominata, finora, da due principali partiti politici: quello dell’attuale governatore, di centrodestra che ha la maggioranza in entrambe le camere dell’Assemblea legislativa e che vorrebbe trasformare Porto Rico in uno stato federale degli USA, e il Partito Popolare Democratico, che vuole invece continuare a mantenere lo stato politico attuale di “libera associazione” con gli Stati Uniti, ma con dei miglioramenti. La spinta al cambiamento rappresentata dalle ultime manifestazioni ha comunque a che fare non solo con il malcontento verso alcuni politici, ma anche verso alcune leggi considerate penalizzanti per gli abitanti dell’isola: innanzitutto il Jones Act del 1920 che impone alle navi battenti bandiera statunitense di essere di proprietà di cittadini statunitensi e di essere gestite da cittadini di nazionalità statunitense, se vogliono operare tra due porti degli USA. La legge è spesso citata come uno dei motivi principali per cui le merci a Porto Rico costano molto di più.