• Mondo
  • lunedì 22 luglio 2019

L’aggressione in una stazione dei treni di Hong Kong

Decine di uomini mascherati e armati con spranghe di metallo hanno attaccato pendolari e manifestanti pro democrazia, ferendone almeno 45

A Hong Kong almeno 45 persone sono state ferite da un gruppo di uomini mascherati che hanno attaccato i pendolari in una delle stazioni ferroviarie della città. Le violenze sono avvenute dopo una grande manifestazione organizzata per chiedere più democrazia, e ridurre la dipendenza del governo locale dalla Cina. L’ipotesi è che gli autori dell’attacco facessero parte del crimine organizzato, e ci sono state numerose polemiche per l’intervento tardivo degli agenti di polizia.

Il gruppo di uomini mascherati ha attaccato la stazione di Yuen Long, uno dei 18 distretti di Hong Kong, intorno alle 22.30 di domenica (le 16.30 in Italia). Utilizzando bastoni e altri oggetti, gli aggressori hanno picchiato i passeggeri che si trovavano nella stazione e in alcuni treni, colpendo sia i pendolari sia alcuni manifestanti che avevano da poco partecipato alle proteste e stavano rincasando.

La polizia è intervenuta circa un’ora dopo dall’inizio dell’attacco, quando ormai c’erano circa 45 feriti, tra i quali una persona che è stata poi ricoverata in condizioni gravi per le ferite subite.

La polizia ha in seguito annunciato di non avere eseguito ancora arresti, ma di avere iniziato ad indagare.

Per decine di minuti, gli autori dell’attacco sono rimasti nella stazione picchiando i passanti: lo hanno fatto per esempio lungo le banchine e nei pressi delle scale mobili. Alcune persone hanno provato a reagire e a difendersi, ma senza avere i mezzi per ripararsi dai bastoni usati dagli assalitori.

L’attacco è stato compiuto al termine di un’altra giornata di proteste a Hong Kong, che secondo gli organizzatori aveva coinvolto almeno 430mila persone (138mila secondo la polizia). I manifestanti avevano protestato nel quartiere di Wan Chai, pieno di uffici e di attività commerciali, chiedendo al governo locale – che mantiene una propria autonomia rispetto a quello centrale cinese – di rispettare i diritti dei cittadini e i principi democratici.

Le proteste a Hong Kong proseguono ormai da settimane. Erano iniziate per chiedere la rinuncia a una legge che avrebbe semplificato l’estradizione verso la Cina, e dopo un lungo confronto il governo locale aveva sospeso il provvedimento. Le manifestazioni però sono proseguite per chiedere ulteriori garanzie e impegni sulla tutela della democrazia.

Domenica sera la polizia era intervenuta per disperdere alcuni manifestanti, con cariche e l’utilizzo di gas lacrimogeni. Sempre domenica era stata organizzata una contromanifestazione nel centro di Hong Kong, per dimostrare solidarietà e vicinanza con la polizia. Secondo le autorità, avrebbero partecipato almeno 100mila persone, mentre gli organizzatori dicono di avere raggiunto le 300mila presenze. La contromanifestazione è stata anche raccontata dai media cinesi, che hanno invece mostrato e dato conto delle altre manifestazioni con grandi cautele.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.