(Alex Wong/Getty Images)
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  • giovedì 18 luglio 2019

E quindi, come sta andando Alexandria Ocasio-Cortez?

Cosa ha fatto in questi mesi la deputata più giovane e discussa della politica statunitense, e come ha costruito la sua popolarità

(Alex Wong/Getty Images)

Alexandria Ocasio-Cortez, la giovane deputata statunitense eletta lo scorso novembre e diventata con una velocità sorprendente uno dei volti più visibili e discussi del Partito Democratico, è da giorni al centro di uno scontro che ha coinvolto prima la speaker della Camera Nancy Pelosi, attualmente la più importante politica del partito, e poi il presidente Donald Trump. Ocasio-Cortez – o AOC, come viene comunemente chiamata dai media – non è nuova a questo tipo di attenzioni, raramente riservate a una politica così giovane e con così poca esperienza: ma la sua breve carriera ha pochi eguali nella storia recente degli Stati Uniti, ed è per questo stata ampiamente studiata e raccontata dai media americani.

Ocasio-Cortez ha 29 anni, è del Bronx, ha origini portoricane ed è una Democratica che si definisce socialista: appartiene cioè all’ala più radicale del Partito Democratico, con posizioni molto di sinistra per gli standard statunitensi e molto simili a quelle del senatore e candidato alla presidenza Bernie Sanders. Più che la sua elezione a deputata – il suo collegio è da anni saldamente in mano ai Democratici – a renderla famosa fu la vittoria alle primarie per il 14esimo seggio della Camera di New York, che strappò a sorpresa nel giugno del 2018 a un esperto e potente politico del suo partito. Fin dai primi giorni del suo mandato, a gennaio, Ocasio-Cortez è stata una delle personalità politiche americane più attive e soprattutto in vista, superando per notorietà politici molto più importanti e longevi, e diventando parallelamente una figura estremamente divisiva, tanto celebrata dai progressisti quanto detestata e presa di mira dai conservatori.

L’ultimo episodio che ha messo Ocasio-Cortez al centro del dibattito pubblico americano sono i tweet con cui Trump ha intimato a lei e ad altre tre deputate non bianche di «tornarsene da dove sono venute», come se non fossero americane perché appartenenti a minoranze etniche: tweet che martedì la Camera ha riconosciuto formalmente come razzisti. Con quei tweet Trump era intervenuto in un dibattito che andava avanti da giorni all’interno del Partito Democratico, generando forti divisioni: Ocasio-Cortez, insieme alle altre deputate a cui si riferiva Trump, si era duramente opposta a un piano di finanziamenti straordinari stanziati dal Senato per le zone del confine con il Messico. Il piano, accettato e votato dai Democratici, secondo loro non faceva abbastanza per migliorare il trattamento dei migranti detenuti ai centri lungo il confine: per questo le quattro avevano duramente contestato Pelosi e la leadership Democratica.

Le protagoniste di questo dibattito sono state quelle che la stampa statunitense identifica come “the Squad”, un termine gergale per indicare una compagnia affiatata di amici. Ne fanno parte, oltre a Ocasio-Cortez, anche l’afroamericana Ayanna Pressley, Rashida Tlaib, figlia di immigrati palestinesi, e Ilhan Omar, nata in Somalia ed emigrata successivamente in Minnesota, tutte sotto i cinquant’anni e tutte elette alle ultime elezioni di metà mandato. Soprattutto, sono tutte e quattro molto di sinistra – le loro posizioni più radicali sono straordinariamente minoritarie al Congresso – e da mesi portano avanti una campagna di dissenso verso il resto del Partito Democratico, e in particolare contro Pelosi.

Fin dalle prime settimane del suo mandato, Ocasio-Cortez si è posta in forte contrapposizione con la leadership Democratica, in un modo che ha sorpreso gli osservatori. Lo scorso novembre, nel suo primo giorno al Campidoglio aveva partecipato a un sit-in di alcuni manifestanti davanti all’ufficio di Pelosi – che però ha votato come speaker – organizzato per chiedere maggiore attenzione al cambiamento climatico. Nelle settimane successive Ocasio-Cortez si è fatta principale portavoce di questo tema al Congresso, lavorando a quella che è stata finora la sua più importante proposta politica: il Green New Deal.

Presentato a febbraio e fallito praticamente subito al Congresso, è un piano di riforme economiche molto ambizioso – secondo alcuni irrealizzabile e surreale – volto ad affrontare il cambiamento climatico e le diseguaglianze sociali. «Un programma di mobilitazione nazionale, sociale, industriale ed economica su una scala mai vista dalla Seconda guerra mondiale», nelle parole della stessa Ocasio-Cortez. Il Green New Deal, che proprio per la sua portata eccezionale non ha mai avuto vere chance di concretizzarsi, è comunque stato per diverse settimane uno dei temi più discussi della politica statunitense, tanto da costringere i più importanti leader Democratici a prendere posizione.

Questo fenomeno si spiega in parte per il grandissimo seguito di Ocasio-Cortez sui social network: ha 4,8 milioni di follower su Twitter e 3,8 milioni su Instagram. Ma è soprattutto su quest’ultima piattaforma che il suo stile comunicativo ha suscitato le maggiori attenzioni: fin da subito, Ocasio-Cortez ha condiviso foto e storie del “dietro le quinte” del suo lavoro da parlamentare, mostrandone gli aspetti più strani e quelli più quotidiani. In molti hanno giudicato perfino ingenuo il suo atteggiamento, che però è stato apprezzato da moltissimi per come mostra una politica “alla mano”, vicina ai normali giovani utenti di Instagram. Questa strategia è stata molto efficace nel garantirle le attenzioni dei suoi follower, che poi si sono portate dietro quelle dei media.

Per il suo attivismo radicale, per il suo atteggiamento spesso scanzonato e irriverente, e secondo molti per il suo essere donna, giovane e non bianca, Ocasio-Cortez si è attirata da subito grandi ostilità da parte dei conservatori, tanto da diventare rapidamente una specie di ossessione per i siti di destra e per network come Fox News. Opinionisti, giornalisti e politici hanno iniziato a parlarne di continuo, generalmente per criticarne le idee ritenute estremiste e per accusarla di essere ignorante o superficiale.

Nella stragrande maggioranza dei casi gli attacchi nei suoi confronti sono stati pretestuosi, soprattutto considerando che arrivavano da accaniti sostenitori di un presidente non proprio immune da dichiarazioni false e disinformate. Insieme agli attacchi “istituzionali”, poi, ci sono stati quelli sessisti e razzisti sui social network, e sul suo conto sono state inventate una gran quantità di bufale sui forum e blog di estrema destra americani.

Questo accanimento dei media di destra americani è stato evidente quando, a gennaio, un account Twitter anonimo pubblicò un video musicale che la mostrava mentre ballava ai tempi dell’università. Il video venne molto ripreso dai media conservatori, con intenti denigratori, ma presto gli si rivoltò contro: ci fu una grande dimostrazione di solidarietà nei confronti di Ocasio-Cortez, e in moltissimi denunciarono la natura sessista dell’attacco, visto che il video era totalmente innocuo. Ocasio-Cortez usò Instagram per rispondere, accennando alcuni passi di danza davanti al suo ufficio e accompagnandoli con la didascalia: «Se i Repubblicani pensano che ballare al college sia scandaloso, aspettate che scoprano che le donne possono anche ballare al Congresso».

Ma le affinità tra Ocasio-Cortez e la viralità non si sono limitate ai video “leggeri”: a gennaio fece il suo primo discorso al Congresso, attaccando l’amministrazione Trump per il parziale “shutdown”: il video dell’intervento diventò in poche ore il più visto di sempre sull’account Twitter di C-SPAN, la tv via cavo che mostra le dirette parlamentari negli Stati Uniti, con 1,16 milioni di visualizzazioni (nel frattempo diventate 3,4 milioni).

Ocasio-Cortez dimostrò grandi abilità oratorie, confermandole poche settimane dopo in un intervento in una commissione parlamentare: il video, nel quale denuncia alcune grosse storture del sistema statunitense di finanziamento dei partiti, ottenne oltre 40 milioni di visualizzazioni. Secondo l’account che lo ha pubblicato, NowThis, è il video di un politico più visto di sempre su Twitter.

Da maggio, poi, è disponibile su Netflix un documentario che racconta la storia dell’elezione di quattro deputate, tra cui Ocasio-Cortez.

Ocasio-Cortez porta avanti una piattaforma politica oggi minoritaria nel Partito Democratico: oltre al Green New Deal, è a favore di un sistema sanitario interamente pubblico ed esteso a tutti, per esempio, e di un sistema di tassazione che prevede un’aliquota del 70 per cento per i redditi superiori ai 10 milioni di dollari (il doppio di quella attuale). Ciononostante, è ormai uno dei simboli dei Democratici, ed è più famosa di molti dei candidati alla presidenza: un sondaggio condotto a maggio da Axios dice che è riconosciuta dal 74 per cento degli elettori interpellati, una percentuale altissima in un paese in cui il disinteresse per la politica è tra i più alti in Occidente.

Questo è vissuto come un problema dalla leadership dei Democratici (e anche per questo ci sono stati molti scontri): Ocasio-Cortez è molto conosciuta nel paese, ma soltanto il 22 per cento degli intervistati ha detto di avere un’opinione positiva sul suo conto. È una figura molto polarizzante e divisiva, e in molti tra i Democratici sono convinti che non sia un bene che il partito sia associato così strettamente a lei e alle sue idee radicali.

Ma c’è anche chi crede che in questo particolare momento storico, personalità come Ocasio-Cortez siano un’arma per combattere sullo stesso campo da gioco Trump e il radicalismo che ha accompagnato la sua elezione. Anche per questo, per molti dei candidati alle primarie Democratiche per le presidenziali del 2020 l’endorsement di Ocasio-Cortez è un obiettivo molto ambito. Lei ha detto che probabilmente non si schiererà a favore di nessuno a breve: ad oggi, i due candidati più papabili sono Sanders ed Elizabeth Warren, i due più di sinistra.

Nei giorni scorsi, intanto, è uscita la notizia che Ocasio-Cortez ha già raccolto donazioni per 1,2 milioni di dollari in vista della campagna elettorale per la sua elezione, che si terrà nel 2020 (il mandato dei deputati dura solo due anni). Per capirci, sono più dei soldi raccolti fin qui dal sindaco di New York Bill de Blasio per la campagna elettorale per le elezioni presidenziali.

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