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  • mercoledì 10 luglio 2019

Il paese europeo che sta accogliendo più migranti

Non è l'Italia, ma nemmeno la Grecia o la Spagna: secondo i primi dati del 2019 è Cipro, che da tempo sta affrontando un flusso migratorio poco raccontato

(Jack Hill-Pool/Getty Images)

Gli esperti di immigrazione concordano sul fatto che abbiamo superato il picco dei flussi migratori verso l’Europa: gli sbarchi in Italia sono diminuiti del 95 per cento rispetto al 2016, così come gli arrivi nei paesi del sud-est Europa, calati del 90 per cento rispetto ai numeri enormi del 2015. Eppure c’è un paese europeo in cui il flusso non è diminuito, ma è addirittura aumentato: parliamo di Cipro, che nei primi mesi del 2019 risulta il paese dell’UE che ha accolto più richiedenti asilo in rapporto alla sua popolazione.

Cipro è un’isola situata a meno di cento chilometri dalle coste della Turchia, e più vicina alla Siria che alla Grecia, il paese europeo con cui ha maggiori legami. Sull’isola vivono poco più di un milione di persone. Fino al 2017 l’isola fu largamente ignorata dal flusso di migranti che dal Medio Oriente – e soprattutto dalla Siria – cercava di raggiungere l’Europa occidentale. «Poi si è sparsa la voce che il Libano e la Turchia erano pieni di richiedenti asilo», ha spiegato qualche tempo fa al Guardian Katja Saha, la rappresentante della sezione locale dell’agenzia ONU per i rifugiati.

Da allora i numeri sono in costante aumento. Nel 2017 sono arrivate 4.582 richieste di asilo; nel 2018 7.761; e nei primi quattro mesi del 2019 siamo a 4.500, più di mille al mese. Di questo passo entro la fine dell’anno supereranno le 10mila.

Nel 2018 circa un richiedente asilo su quattro era arrivato dalla Siria. Fra i principali paesi di provenienza ci sono anche India, Bangladesh, Pakistan, Camerun ed Egitto, cosa che fa pensare che su Cipro convergano diverse rotte migratorie. «Fino ad ora abbiamo evitato la crisi ma sono molto preoccupato per il futuro», ha raccontato alla giornalista Paola Tamma di Politico il ministro dell’Interno di Cipro, Constantinos Petrides.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che l’isola è divisa in due, per via di tensioni etniche e sociali mai risolte: a sud ci sono i greci-ciprioti, la maggioranza, che esprimono il governo della Repubblica Greca di Cipro, quello che fa parte dell’Unione Europea. Nell’estremità nord dell’isola ci sono invece i turchi-ciprioti, che vivono in una Repubblica autonoma riconosciuta dalla sola Turchia. Le cose stanno così dal 1983, e gli ultimi negoziati di pace sono finiti malamente un paio di anni fa.

Molti richiedenti asilo approfittano di questa divisione. Molti di loro raggiungono le coste di Cipro via mare – la Turchia non sorveglia particolarmente le coste sud, al contrario di quelle vicine alle isole greche – e se anche attraccano nella parte nord riescono facilmente ad attraversare il confine per chiedere asilo. Sulla carta i 180 chilometri di confine sono pattugliati dall’ONU, ma in realtà «ci sono innumerevoli punti deboli», scrive il Guardian.

Di recente, secondo un report del ministero dell’Interno cipriota, moltissimi migranti sono arrivati nella parte nord dell’isola in aereo, direttamente dalla Turchia. «Questo nuovo metodo non potrebbe funzionare senza una tolleranza, come minimo, delle autorità [turche]», ha detto Petrides a Politico: «non parliamo soltanto di tolleranza, credo sia molto chiaro che abbiamo un traffico istituzionalizzato» (il governo della parte nord ha respinto le accuse).

Il flusso preoccupa molto sia le autorità nazionali sia l’agenzia per i rifugiati dell’ONU, secondo cui «una crisi dell’accoglienza, se i numeri continueranno ad aumentare, arriverà fra pochi mesi». Il centro per migranti dell’isola dispone di soli 350 posti ed è già pieno. Affittare un appartamento costa troppo per una persona appena arrivata, che non ha nemmeno un lavoro: in molti sono costretti a dormire per strada, nei parchi, sui mezzi pubblici o negli androni dei palazzi. Basin Hussain, un richiedente asilo iracheno, ha raccontato al Guardian che da mesi vive in una tenda insieme a sua moglie e ai loro quattro figli. Al momento, sull’isola, ci sono in tutto 30mila fra rifugiati e richiedenti asilo, più del 3 per cento della popolazione locale.

Il governo di Cipro non può fare molto: presto costruirà altri due centri per migranti che dovrebbero portare i posti totali a un migliaio, ma con i numeri degli ultimi mesi servirà a poco. Petrides insiste sul fatto che il flusso di migranti verso Cipro sia «un problema europeo», ma il Regolamento di Dublino impone che i richiedenti asilo che avanzano la propria richiesta a Cipro debbano restare a Cipro, e l’ultimo Consiglio Europeo sul tema dei migranti ha chiarito che ogni ricollocamento deve avvenire su base volontaria.

Alcuni ritengono inoltre che la gestione poco efficiente del flusso possa alimentare i consensi dei partiti di estrema destra, che da mesi insistono moltissimo sul tema dell’immigrazione: alle ultime elezioni europee il Fronte Popolare Nazionale, che si ispira ai neofascisti greci di Alba Dorata, ha triplicato i consensi rispetto alle elezioni del 2014, arrivando all’8,25 per cento. Secondo un recente sondaggio compiuto dall’agenza ONU per i rifugiati, inoltre, la maggior parte degli abitanti di Cipro appoggia l’introduzione di una quota massima di richiedenti asilo da accogliere, che non possa essere superata.

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