• Moda
  • venerdì 14 giugno 2019

Dolce&Gabbana si sono ripresi?

Dopo il guaio dell'anno scorso in Cina, le celebrità hanno ricominciato a indossare i loro abiti e pare che stiano tornando desiderati in Europa e negli Stati Uniti

(Tristan Fewings/Getty Images)

Sono passati poco più di sei mesi dal grande guaio combinato da Dolce&Gabbana in Cina: iniziò con tre video promozionali giudicati razzisti dal pubblico cinese, proseguì con commenti offensivi pubblicati da Stefano Gabbana su Instagram e terminò con la cancellazione di una sfilata a Shanghai per 1.500 ospiti, costata 25 milioni di dollari, e con un lungo boicottaggio, in Cina ma anche in Europa e Stati Uniti, durato mesi. Eppure qualcosa sta già cambiando.

Molti esperti all’epoca scrissero che difficilmente Dolce&Gabbana si sarebbe ripresa in tempi brevi e che stavolta, anche a causa di una gestione del danno non proprio ineccepibile, le conseguenze negative si sarebbero fatte sentire a lungo. Ancora a fine gennaio i più importanti rivenditori online cinesi e gli occidentali Net-a-Porter e Farfetch non offrivano prodotti di D&G in Cina, del marchio non si parlava più sui social network del paese e i suoi account erano pieni di commenti negativi. Il mondo della moda però è noto per lasciarsi scivolare addosso ogni scandalo, prima o poi, e per riabilitare anche i caduti in disgrazia. Pare che, perlomeno in Europa e Stati Uniti, sia arrivato quel momento anche per Dolce&Gabbana, come racconta Vanessa Friedman, l’autorevole critica di moda del New York Times, una delle più stimate e seguite al mondo.

Friedman mette insieme un po’ di segnali recenti della riabilitazione di D&G, provenienti in particolare dal mondo delle celebrità. Nessuna si era presentata con abiti Dolce&Gabbana ai Golden Globe e agli Oscar, che si erano tenuti rispettivamente il 7 gennaio e il 24 febbraio, ma le cose sono cambiate da aprile, quando l’attrice Emilia Clarke – che interpretava Daenerys Targaryen nella serie tv Game of Thrones ed è una testimonial di Dolce&Gabbana – ha indossato un corsetto rosso con gonna in tulle alla festa per l’annuncio delle 100 persone più influenti secondo Time.

Emilia Clarke in Dolce&Gabbana alla festa di Time, 23 aprile 2019
(Dimitrios Kambouris/Getty Images for TIME)

Poche settimane dopo l’attrice Glenda Jackson si è presentata al Met Gala di New York con un paio di pantaloni bianchi D&G e Helen Mirren con un vestito a fiori a Cannes. Da giugno le apparizioni di persone famose vestite D&G si sono fatte più frequenti: Kacey Musgraves ha indossato pantaloni e corpetto floreali del marchio al Governors Ball, Will Smith un completo alla prima di Aladdin e Melania Trump un abito bianco per incontrare la regina Elisabetta II d’Inghilterra alla cena di stato con il marito, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (Melania Trump è particolarmente affezionata a D&G, che aveva indossato anche nel ritratto ufficiale per la presidenza).

Domenica scorsa alla cerimonia di premiazione dei Tony Awards, i premi americani del teatro, vestivano Dolce&Gabbana il conduttore della serata James Corden, Gideon Glick, candidato come miglior attore non protagonista, Michael Shannon, che ha consegnato un premio, e la sua compagna Kate Arrington. A gennaio Kim Kardashian aveva cancellato un post su Instagram dove indossava Dolce&Gabbana in seguito alle proteste nei commenti; il primo giugno ha pubblicato una foto con un aderente abito bianco dove ringrazia Domenico Dolce (ma non Gabbana, responsabile degli insulti più imbarazzanti nel caso Cina).

 

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Friedman cita anche le ricerche di Lyst, una delle più importanti piattaforme di ricerca di moda di lusso: nel 2018 Dolce&Gabbana era praticamente scomparso, nei primi tre mesi del 2019 si è riaffacciato nella classifica dei primi 20 marchi più cercati, dove si trova al 15esimo posto grazie agli abiti floreali, alle magliette, ai costumi da bagno e alle sneaker da uomo. Katy Lubin, vicepresidente delle comunicazioni di Lyst, ha detto a Friedman: «Sembra che i clienti di moda siano sempre più attenti e pronti a farsi sentire sui social, ma i dati mostrano che non seguono necessariamente le loro opinioni quando si tratta dei loro stessi acquisti». Robert Burke, fondatore dell’agenzia di consulenza Robert Burke Associates, sostiene che «il mondo della moda ha una memoria piuttosto corta: dura circa da una sfilata all’altra»: lo conferma anche il caso D&G, iniziato a novembre e decisamente indebolitosi in vista della prossima sfilata, che si terrà sabato 15 giugno alla Settimana della moda maschile di Milano.

Capita che le aziende di moda facciano degli scivoloni a cui riescono a rimediare scusandosi in tempo e blandendo il pubblico indignato. Ma ci si riesce a risollevare anche da episodi più gravi, come quando, nel 2011, lo stilista John Galliano fu licenziato da Christian Dior per insulti antisemiti mentre era ubriaco; ora è uno degli stilisti più ammirati in circolazione, scelto come direttore creativo del marchio francese Maison Margiela. Paragonabile è la storia Georgina Chapman, fondatrice del marchio di moda Marchesa, uno dei più richiesti per i red carpet. Chapman era la moglie di Harvey Weinstein, il produttore esecutivo di Miramax accusato di numerose molestie sessuali, prima di chiedere il divorzio nel 2017 non appena vennero fuori le prime accuse. Il suo marchio comunque ne risentì, almeno finché non venne difesa da Anna Wintour, la celebre e influente direttrice dell’edizione statunitense di Vogue. Wintour potrebbe avere un ruolo simile anche nella riabilitazione di Dolce&Gabbana, stando almeno a come ha commentato il caso con Friedman: «La moda, come tutti gli aspetti delle nostre vite, ha bisogno di discussioni e riflessioni oneste e continue. Sono certa che Domenico e Stefano siano dispiaciuti per quello che è successo l’anno scorso, spero che siano cresciuti e che abbiano imparato».

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