Perché a Roma in dieci anni hanno chiuso 200 librerie?

Lo scrittore Claudio Morici ha fatto un'indagine – pubblicata su Internazionale – per capire se la colpa è di Amazon o se c'entra qualcos'altro

L'interno della libreria La pecora elettrica di Roma dopo l'incendio doloso della notte tra il 25 e il 26 aprile 2019 (Pagina Facebook di La pecora elettrica)

Periodicamente sulle pagine culturali dei giornali si legge dei problemi delle librerie e di come l’acquisto di libri online e varie caratteristiche del mercato editoriale contemporaneo rendano difficile portare avanti un negozio che vende libri. Spesso si dice che il principale problema delle librerie è Amazon, altre volte i prezzi e l’IVA dei libri, altre ancora il gran numero di libri che le case editrici pubblicano ogni anno. In un lungo e interessante articolo pubblicato sul sito di Internazionale, lo scrittore Claudio Morici ha fatto un’analisi della situazione per quanto riguarda le librerie di Roma, che dal 2007 al 2017 sono diventate 223 in meno.

Confrontando dati e testimonianze di librai e altri esperti del settore, Morici ha tratto alcune conclusioni più approfondite del solito e riflettuto su quale possa essere il futuro delle librerie quando smettono di essere negozi profittevoli.

Nel 1992 avevo vent’anni, volevo fare lo scrittore e allora mi capitava di entrare in libreria e di rubare libri. Mi sentivo in diritto, era una sorta di borsa di studio che mi davo da solo, visto che di lì a poco ne avrei scritto di bellissimi anch’io. Per il momento, però, ero solo un maestro nel disattivare la fascetta magnetica contenuta all’interno dei volumi, che faceva suonare l’allarme all’uscita. Ci scrissi anche un breve saggio sotto pseudonimo. Per favore, non cercatelo su internet.

In Italia, da allora a oggi hanno chiuso moltissime librerie. A Roma, dal 2007 al 2017, hanno chiuso 223 “punti vendita trattanti libri”, secondo la Confcommercio. Una strage. Alcuni avevano nomi che a risentirli stringono il cuore: Croce, Fanucci, Remainders, Invito alla lettura, Amore e psiche, Fandango incontro, Flexi, Zalib, MelGiannino.

Ma cosa sta succedendo? Perché chiudono le librerie, soprattutto quelle piccole? Chi è il serial killer di quelle romane? Chi l’ha aiutato?

Primi indizi
Tra i primi sospettati ci sono le grandi catene tipo Mondadori e Feltrinelli, che negli anni novanta sono entrate nel mercato a gamba tesa. Grandi editori che tutt’oggi, unico caso in Europa, i libri li pubblicano, li distribuiscono, li vendono, e a volte se li leggono pure da soli.

I numeri parlano chiaro: le librerie a conduzione familiare in Italia erano 1.115 nel 2010. Nel 2016 erano 811. Mentre quelle che fanno parte di grandi gruppi sono aumentate: da 786 a 1.052.

Ma parlando con Carmelo Calì, ex libraio della libreria Pallotta a ponte Milvio, sembra proprio che le grandi catene non siano le uniche responsabili di questa strage. Negli ultimi anni si è creato un nuovo equilibrio e i librai di quartiere sono diventati consapevoli di offrire un servizio che le grandi librerie nemmeno se lo sognano. I piccoli librai, a differenza dei grandi, hanno il dono della parola. Chiacchierano, discutono, consigliano, organizzano eventi. Ti danno un tetto se piove, una tisana calda, un luogo dove incontrare gli amici, sentirsi a casa o in ufficio. Mettono le locandine degli eventi nei bagni.

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