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  • martedì 11 giugno 2019

Perché si parla del tabaccaio di Pavone Canavese

La scorsa settimana aveva raccontato di avere ucciso un rapinatore che lo aveva aggredito, ricevendo il sostegno di Matteo Salvini: ma la sua versione non torna

L'esterno della tabaccheria dove è avvenuto l'omicidio (ANSA/TINO ROMANO)

La settimana scorsa diversi giornali nazionali si erano occupati del caso di Iachi Bonvin, un tabaccaio di Pavone Canavese, in provincia di Torino, che aveva sparato e ucciso un rapinatore che era entrato nel suo locale.  Bonvin aveva raccontato di essere stato aggredito dal rapinatore e di avere sparato per difendersi: era stato creduto e difeso, fra gli altri, dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Stamattina è stata effettuata l’autopsia sul rapinatore e dalle prime ricostruzioni trapelate sui giornali la versione di Bonvin non torna. Sarà importante capire come sono andate realmente le cose per appurare se l’azione di Iachi Bonvin possa essere compresa nella casistica della riforma della legge sulla legittima difesa, approvata lo scorso 28 marzo.

Il racconto del tabaccaio

Secondo quanto raccontato da Bonvin, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi tre ladri avrebbero cercato di entrare nella tabaccheria di cui lui è titolare e che è gestita dai suoi figli. L’uomo, svegliato dall’allarme, sarebbe sceso dalla sua abitazione che si trova sopra il locale, e si sarebbe scontrato coi ladri nel cortile. Per difendersi avrebbe poi sparato alcuni colpi di pistola, colpendo al petto uno dei ladri, il 24enne moldavo Ion Stavila. Il rapinatore è morto su un marciapiede a pochi metri dalla tabaccheria, mentre gli altri due ladri sono riusciti a scappare con una refurtiva di circa 2mila euro.

Nei giorni scorsi il tabaccaio è stato ascoltato dalla procura e indagato per eccesso di legittima difesa. Nel primo interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere, e nei prossimi giorni sarà ascoltato nuovamente. Il procuratore d’Ivrea Giuseppe Ferrando ha spiegato che Bonvin è stato indagato per capire come siano andati realmente i fatti e per valutare se in questo caso si possano applicare le nuove norme sulla legittima difesa.

Cosa non torna

L’autopsia eseguita questa mattina a Strambino rivela una dinamica che sembra non combaciare con il racconto di Iachi Bonvin. Secondo il medico legale Roberto Testi, Stavila sarebbe stato ucciso da un proiettile che ha trapassato il cuore e che sarebbe stato sparato dall’alto, probabilmente dal balcone della casa del tabaccaio, e non nel cortile come raccontato da Iachi Bonvin. Non ci sarebbe stata quindi nessuna colluttazione.

Per fare maggiore chiarezza sulla dinamica dei fatti bisognerà attendere i risultati della perizia balistica e analizzare il proiettile che ha colpito Stavila, che finora non è stato trovato. Bisognerà inoltre capire se Stavila sia stato colpito sul posto dove è stato trovato oppure se sia stato colpito altrove e abbia poi fatto alcuni passi prima di crollare, spiega il procuratore Ferrando.

Cosa c’entra la legittima difesa

La nuova riforma specifica che non può essere colpevole di eccesso di legittima difesa colui che si è difeso da un’aggressione nella sua abitazione, e restringe l’ambito della punibilità, aggiungendo tra le giustificazioni per chi commette il fatto lo stato di grave turbamento psicologico derivante dalla situazione di pericolo.

In realtà però rimane la proporzionalità fra il danno subito e quello procurato, e in passato la Cassazione ha già dato torto a persone che hanno sparato a un ladro in fuga, sottolineando come non ci fosse più nessun rischio per la loro sicurezza. Nel caso di Bonvin andrà poi stabilito dove sia avvenuto precisamente l’omicidio, se all’interno della sua proprietà oppure per strada.

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