Un manifestante a Khartoum, in Sudan, il 3 giugno 2019 (AP Photo)
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  • mercoledì 5 Giugno 2019

Le divisioni nell’ONU sulle violenze in Sudan

Cina e Russia hanno bloccato una risoluzione che condannava i militari per le decine di morti degli ultimi due giorni: intanto il patto tra esercito e civili è saltato

Un manifestante a Khartoum, in Sudan, il 3 giugno 2019 (AP Photo)

Martedì il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito a porte chiuse per discutere della grave situazione in Sudan, dove da due giorni prosegue la repressione dei militari sui civili che manifestano per le strade di Karthoum, la capitale del paese. Secondo l’ultimo bilancio, fornito da un’organizzazione di medici vicina alle opposizioni sudanesi, negli ultimi due giorni l’esercito avrebbe ucciso almeno 60 persone e ne avrebbe ferite diverse altre centinaia. La riunione del Consiglio di Sicurezza, che era stata chiesta da Regno Unito e Germania, non ha portato a niente: la Cina, appoggiata dalla Russia, ha bloccato l’approvazione di una risoluzione che condannava l’uccisione dei civili e chiedeva alle potenze mondiali di fare pressioni sui militari sudanesi per fermare le violenze.

Le violenze erano iniziate lunedì, circa due mesi dopo dalla destituzione del presidente sudanese Omar al Bashir, costretto dai militari a lasciare il potere a causa delle enormi proteste popolari.

Lunedì sera il Consiglio militare, l’organo che controlla il potere dall’arresto di Bashir, aveva annunciato di avere interrotto i contatti con l’opposizione dopo settimane di complicati negoziati per stabilire il futuro politico del Sudan. Il generale Abdel Fattah al Burhan, il capo del Consiglio militare, aveva detto che l’accordo trovato con i civili, che prevedeva un periodo di transizione di tre anni prima di tenere nuove elezioni, era saltato. Burhan aveva aggiunto che si sarebbe votato di nuovo entro nove mesi, un piano contestato dalle opposizioni, che ritengono che non sia un tempo sufficiente per completare la transizione e smantellare le vecchie reti di potere che hanno caratterizzato per decenni il regime di Bashir.

Per prevenire una escalation di violenze, martedì il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito per discutere e votare una risoluzione sul Sudan. Secondo James Bays, giornalista diplomatico di Al Jazeera, la Cina avrebbe rifiutato di condannare i militari perché quello che sta succedendo in Sudan sarebbe «una questione interna sudanese». La posizione cinese sarebbe stata appoggiata anche da Russia e Kuwait, che avrebbero chiesto di cambiare il testo del documento. Sia Russia che Cina sono tra i cinque membri permanenti e con potere di veto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: significa che basta l’opposizione di anche solo uno di questi stati per bloccare l’approvazione di qualsiasi risoluzione.

Dopo il fallimento della riunione del Consiglio di Sicurezza, otto paesi europei – Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Svezia – hanno diffuso una nota congiunta per «condannare i violenti attacchi in Sudan compiuti dalle forze di sicurezza sudanesi contro i civili» e per chiedere «un trasferimento di poteri concordato a favore di un governo guidato da civili, come richiesto dalla popolazione del Sudan».

Intanto in Sudan il Consiglio militare ha bloccato l’accesso a internet e ha impedito ai network del paese di raccontare le violenze contro i civili. Alcune organizzazioni di opposizione hanno detto che la prossima settimana inizieranno la disobbedienza civile.

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