• Cultura
  • mercoledì 22 maggio 2019

Cosa si dice del nuovo film di Tarantino

"C’era una volta…a Hollywood" è stato mostrato ieri a Cannes in anteprima mondiale: i principali giornali italiani ne parlano male, quelli inglesi da bene a benissimo

AP Photo/Petros Giannakouris

C’era una volta… a Hollywood, il nuovo e nono film di Quentin Tarantino, è stato presentato ieri al Festival di Cannes, 25 anni dopo che proprio lì fu presentato Pulp Fictionche poi vinse la Palma d’oro. Potrebbe vincerla anche C’era una volta… a Hollywood, che di certo è stato il film che più si è fatto notare durante questo Festival. Ma è un film di Tarantino, che arriva quattro anni dopo il precedente, e se ne parlerà anche se non dovesse vincere niente. A sfogliare i principali quotidiani italiani di oggi sembra che C’era una volta… a Hollywood, sia un film brutto e deludente. Molti dei siti stranieri, tra i quali quelli di giornali come il Guardian e il New York Times, parlano invece di un film eccellente, tra i migliori di Tarantino.

Prima di vedere cosa ne hanno scritto i critici che l’hanno visto a Cannes, qualche parola sulla trama, senza spoiler (attenti però, che in certe recensioni sui giornali italiani se ne trovano). C’era una volta… a Hollywood è ambientato a Hollywood a fine anni Sessanta e ci recitano Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, che interpretano un attore, noto per una vecchia serie tv western, e il suo stuntman/assistente. Il film si svolge in tre atti e un ruolo importante ce l’ha anche Margot Robbie, che interpreta l’attrice Sharon Tate, fatta uccidere nel 1969 da Charles Manson. Nel film recitano anche, tra gli altri, Al Pacino, Dakota Fanning, Lena Dunham, Bruce Dern e Kurt Russell.

Tarantino ha detto in una lunga intervista a Esquire che all’inizio aveva pensato alla storia per farci un romanzo, ma che poi, dopo circa cinque anni passati a pensare e scrivere la storia, ha deciso di farla diventare un film. Ha anche detto che gli unici attori a cui aveva fatto leggere la sceneggiatura dall’inizio alla fine erano DiCaprio e Pitt.  Tarantino, cresciuto a Los Angeles negli anni Sessanta, ha detto che è il suo film più personale, ed è per lui quello che Roma è stato per Alfonso Cuarón. C’era una volta… a Hollywood uscirà a luglio negli Stati Uniti e a settembre in Italia.

Probabilmente a settembre non tornerà a vederlo Paolo Mereghetti, il critico di cinema del Corriere della Sera. Dopo aver raccontato l’attesa per il film («due ore e mezza di coda»), Mereghetti ha scritto: «Ne vale la pena? Senza esitazioni rispondo “no”, con buona pace dei tarantiniani pronti ad applaudire comunque, ovunque e semprunque il loro idolo». Secondo Mereghetti, «Tarantino si è concesso il lusso (onanistico?) di rifare intere sequenze dei suoi amati film di serie B» e ha scritto che gran parte di quel che c’è nel film serve solo a costruire «l’auto-monumento di un regista convinto di potersi permettere qualsiasi cosa a cominciare da una cosa che arriva solo nell’ultima mezz’ora, e che cerca una complicità a senso unico: quella dell’adoratore muto e devoto». Mereghetti ha dato al film 1 stella e mezzo su 4.

Su Repubblica, Emiliano Morreale ha dato 2 stelle su cinque e ha parlato del film come della «delusione del Festival». Secondo lui C’era una volta… a Hollywood è «un film sconcertante», «un’operazione mancata», «un film fiacco», nel quale «l’accumulo di vinili, locandine, trailer, fumetti rimane un modernariato vintage che soffoca il film, non riesce a farsi altro e dare l’aria del tempo». Sempre su Repubblica Natalia Aspesi ha scritto – senza motivare granché la sua opinione – che il film non le è piaciuto per niente, ma ha fatto capire che non le piace Tarantino in generale per il suo «efferato maschilismo». Alessandra Levantesi Kezich ha scritto sulla Stampa che «nel suo stile tipico, Tarantino deborda, alternando scene memorabili a compiaciuti lazzi parodici che abbassano il tono e smorzano l’emozione». Alessandra De Luca di Avvenire ha intitolato la sua stroncatura: «Tarantino, il vuoto regna a Hollywood».

In Italia, tra chi ha apprezzato C’era una volta… a Hollywood c’è Federico Pontiggia del Fatto Quotidiano: «Strepitoso DiCaprio, perfetto e strafigo Pitt, non sarà – non lo è – un capolavoro, la nona di Tarantino, ma è forse qualcosa di più profondo, perfino necessario: l’elogio dell’amicizia, del rispetto e del lavoro; l’ode al cinema». Oltre a lui, parlano bene del film anche diversi giornali online, in particolare quelli di cinema. Su Bad Taste, Gabriele Niola ha scritto che il film è «un’opera così vasta da coprire tutto il mondo di Tarantino» e ha aggiunto che: «Tarantino [è] finalmente libero dalla maledizione di essere Tarantino e dover “fare” Tarantino» e che «il risultato è una meraviglia a più livelli, in cui la trama è un orpello».

In genere, invece, la maggioranza delle recensioni in inglese sono entusiastiche o perlomeno positive: di certo molto distanti da quelle di Stampa, Corriere e Repubblica. Peter Bradshaw, critico del Guardian, ha dato al film cinque stelle su cinque e ha spiegato così quanto gli è piaciuto: «Per farla facile, sfido chiunque abbia del sangue che gli scorra nelle vene a non farsi prendere dall’incredibile capacità che ha Tarantino nel fare film». Sul Los Angeles Times, Justin Chang ha parlato di un film «con una grande potenza evocativa» e allo stesso tempo «inaspettatamente commovente». David Rooney dell’Hollywood Reporter ha parlato di una «potente, carismatica e sovversiva lettera d’amore al cinema». Richard Lawson ha scritto su Vanity Fair che il film «fa sembrare che i cinema di Hollywood siano ancora speciali»

A proposito di cose alla Tarantino, i critici hanno parlato di C’era una volta… a Hollywood come di un film molto parlato, con dialoghi dai tempi molto dilatati, un po’ alla The Hateful Eight, ma anche di un film con alcune scene violente, che faranno arrabbiare quelli che si arrabbiano per le scene violente di Tarantino. Ma anche qui, non essendo ancora stato inventato un violentometro, siamo nel campo delle opinioni: «Sensazionalmente violento, anche per gli standard di Tarantino», ha scritto David Sexton sul London Evening Standard; «Ci sono alcune cose che fanno impressione dal punto di vista del gore [tradotto: tanto sangue], ma comparato ad altri film di Tarantino è meno eccessivo», ha scritto Gregory Ellwood di Collider.

Molti critici hanno concordato con Tarantino sul fatto che questo sia il film più personale della sua carriera. Jordan Ruimy di World of Reel ha scritto che si vede chiaramente che è bello immaginare cosa la Hollywood di quegli anni e i suoi eventi potessero rappresentare per il bambino di sei anni che era allora Quentin Tarantino. Steven Pond di The Wrap ha invece notato come sia piacevole osservare, tra le tante altre cose, come un regista di 56 anni al suo nono (e secondo certe sue dichiarazioni penultimo) film «si chieda quale sia il suo posto nell’industria del cinema che sta cambiando». Manohla Dargis del New York Times ha scritto di aver apprezzato il film, in particolare per il tocco di malinconia che riesce a aggiungere a quel che mostra e racconta, e ha aggiunto che «è un omaggio che però ha lo struggimento di un requiem».

Altre due cose di cui praticamente tutti hanno parlato benissimo sono la recitazione – di DiCaprio e Pitt, come era facilmente ipotizzabile, ma anche di Robbie – e l’ambientazione: intesa come la capacità di Tarantino di ricreare un tempo e un luogo. Tra le tante recensioni entusiaste c’è quella di Robbie Collin, che sul Telegraph ha scritto: «Questo film è la più verosimile e immersiva rappresentazione della Los Angeles di fine anni Sessanta da quando esisteva la Los Angeles di fine anni Sessanta». Eric Kohn di IndieWire ha scritto che a un certo punto, quando uno dei protagonisti guida per il quartiere di Burbank, sembra che stia «guidando dentro un documentario».

Ma c’è anche chi ha fatto notare che c’è molto altro, in C’era una volta… a Hollywood: «A parte tutte quelle cose alla Tarantino – l’azione, gli scambi di battute, la violenza, il citazionismo costante, c’è della vera tecnica in questo film», ha scritto Fionnuala Halligan su Screen International.

Nonostante quasi tutti i critici stranieri riconoscano i meriti di Tarantino, c’è ovviamente anche chi l’ha apprezzato un po’ meno. L’argomentazione principale, tra chi ha detto di non essersi entusiasmato per il film, è che sembra mancare un messaggio, un senso, un chiaro motivo per capire perché Tarantino abbia voluto fare un film come questo. Qualcuno ha criticato la gestione dei tempi del racconto, qualcuno il fatto che sia un film molto «maschile».

Altre critiche riguardano invece certe questioni di trama, che eviteremo. In generale, è davvero difficile trovare qualcuno che, scrivendo in inglese su giornali o siti di un certo livello, dica che questo film non è al livello dei precedenti di Tarantino, che Tarantino sia finito o che in questo film non ci sia abbastanza di quello che piace a quelli a cui piace Tarantino. John Bleasdale di CineVue ha scritto che C’era una volta… a Hollywood «è un film potente, bellissimo e brutale ed è il miglior film di Tarantino dai tempi di Kill Bill, forse dai tempi di Pulp Fiction».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.