Guida alle elezioni comunali di Bergamo

Sarà una sfida a due tra il candidato favorito, il sindaco uscente Giorgio Gori, e il leghista Giacomo Stucchi, candidato del centrodestra

Giorgio Gori, a sinistra, candidato del centrosinistra, e Giacomo Stucchi, candidato del centrodestra (ANSA/ALESSANDRO DI MEO/PAOLO MAGNI)

Domenica a Bergamo si vota per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Il favorito è il sindaco uscente, l’ex manager televisivo Giorgio Gori, incalzato però da vicino dal candidato del centrodestra unito, Giacomo Stucchi, storico parlamentare della Lega. Non sembrano invece avere grandi possibilità gli altri due candidati sindaco: Nicholas Anesa, del Movimento 5 Stelle, e Francesco Macario, della lista di sinistra Bergamo in Comune. Se domenica nessuno otterrà il 50 per cento più uno dei voti, il secondo turno delle elezioni tra i due candidati più votati si svolgerà il 9 giugno.

Secondo la maggior parte dei sondaggi pubblicati tra aprile e maggio (i giornali ne hanno citati tre differenti), Gori avrebbe circa una decina di punti di vantaggio su Stucchi e sarebbe a pochi punti percentuali dal 50 per cento, cioè dalla vittoria al primo turno. Sembra però difficile che Gori riesca nell’impresa. Cinque anni fa, Gori si fermò al 45 per cento al primo turno, nonostante potesse sfruttare il traino dell’ottimo risultato ottenuto dal PD di Renzi, che alle europee lo stesso giorno raccolse oltre il 40 per cento dei voti.

Quest’anno invece, Gori non si attende nessun traino dal Partito Democratico, anzi. Il PD probabilmente dimezzerà i voti rispetto al 2014 (anche se in base ai sondaggi dovrebbe riuscire a migliorare leggermente il risultato delle politiche 2018) ed è considerato da molti amministratori locali una zavorra per la loro rielezione. Anche per questa ragione il simbolo del PD è quasi sparito dalla campagna elettorale di Bergamo. Gori (che è iscritto al PD dal 2011) preferisce utilizzare il simbolo della sua lista, di colore blu con il suo nome scritto in grande.

Non è da molto che Gori è entrato in politica. Nato nel 1960, è stato uno dei più importanti e storici manager di Mediaset, ha diretto Canale 5 e Italia 1 e fondato la società di produzione Magnolia. Al termine della sua carriera televisiva è divenuto per breve tempo consulente della comunicazione di Matteo Renzi (ma come ha raccontato lo stesso Gori, la loro collaborazione non fu molto lunga) e poi, nel 2014, si è candidato sindaco di Bergamo. Nel 2018 si è poi candidato alla guida della regione Lombardia, subendo però una sonora sconfitta da parte del candidato della Lega Attilio Fontana (che raccolse quasi il 50 per cento dei voti, mentre Gori dovette accontentarsi di poco meno del 30).

A confidare in un “effetto traino” è invece l’avversario di Gori, Giacomo Stucchi, che spera che un buon risultato della Lega alle elezioni europee lo aiuti nell’impresa di diventare il primo sindaco leghista di Bergamo. Stucchi, nato a Bergamo nel 1969, è un veterano della Lega. Eletto in Parlamento per la prima volta nel 1996 ha svolto cinque mandati, per un totale di 22 anni trascorsi tra Camera e Senato. Nell’ultima legislatura, tra 2013 e 2018, è stato presidente del Copasir, l’importante comitato parlamentare che ha il compito di sorvegliare i servizi di intelligence.

Oltre all’effetto traino, Stucchi conta anche sul fatto che gli ultimi sondaggi lo hanno mostrato in leggera crescita. Non è chiaro invece se sarà sostenuto con un comizio finale da parte del suo segretario Matteo Salvini. Un comizio in programma per il 23 maggio è stato annullato, scrive il Corriere della Sera, e non si sa se Salvini sarà presente venerdì 24. Di sicuro c’è che i due provengono da differenti aree politiche interne alla Lega. Stucchi è sempre stato un protetto dell’ex governatore della Lombardia Roberto Maroni, i cui rapporti con Salvini sono molto peggiorati nei mesi precedenti alle elezioni 2018. Salvini, inoltre, non ha ricandidato Stucchi per quello che sarebbe stato il suo sesto mandato parlamentare.

Un altro problema per il candidato leghista è che in città la Lega non ha mai avuto una forte tradizione. Bergamo è storicamente moderata e cattolica e in città la Democrazia Cristiana è sempre stata fortissima mentre dopo il suo scioglimento sono stati in genere i partiti suoi eredi, di centrosinistra e centrodestra, ad avere un ruolo importante. Nessuno dei due sindaci eletti dal centrodestra nel corso della Seconda repubblica apparteneva alla Lega (il centrosinistra ha eletto invece tre sindaci: Guido Vicentini, un ex democristiano ed ex sindacalista CISL, il socialista Roberto Bruni e infine Giorgio Gori).

La campagna elettorale, scrivono i quotidiani locali, è partita tardi (la scelta di Stucchi come candidato del centrodestra è stata confermata solo a metà marzo) e si è concentrata più sui temi nazionali, come sicurezza e immigrazione, che su quelli locali (Bergamo, dopotutto, è una città benestante e da molto tempo piuttosto ben amministrata). Stucchi, ad esempio, ha sostenuto che «in centro a Bergamo, dopo le 20, è difficile camminare senza avere preoccupazione per la propria incolumità». Salvo poi essere in parte smentito dal suo stesso segretario che ha diffuso i dati parziali sulla diminuzione dei reati, dai quali risulta che le denunce nei primi mesi del 2019 in città sono in calo del 15 per cento.

Una polemica bizzarra ha invece riguardato Gori, accusato di vilipendio alla bandiera per aver lucidato una targa utilizzando un tricolore durante una cerimonia ufficiale.

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