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  • giovedì 9 maggio 2019

Le Filippine non vogliono la spazzatura del Canada

Sono 100 container pieni di rifiuti che arrivarono per errore qualche anno fa, e di cui non si sa bene cosa fare: il presidente filippino Duterte ha detto che il Canada deve riprenderseli entro il 15 maggio

Una manifestazione del 2015 dell'associazione no-profit Ecowaste Coalition per chiedere al Canada di riprendersi la spazzatura inviata nelle Filippine (Gregorio B. Dantes Jr/Pacific Press/ZUMAPRESS.com/ANSA)

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha detto che il Canada ha tempo fino al prossimo 15 maggio per riprendersi 69 container pieni di spazzatura che ha inviato per errore qualche anno fa. Il portavoce del presidente, Salvador Panelo, ha detto che se il Canada non si riprenderà la spazzatura «gliela consegneremo noi e la getteremo lungo le coste o sulle spiagge del Canada». La spazzatura era arrivata tra il 2013 e il 2014 nei porti di Subic e Manila in 103 container dal peso complessivo di 2.450 tonnellate, ed era stata segnalata come materiale plastico riciclabile.

I primi 50 container erano stati spediti dalla società privata canadese Chronic Plastics Incorporated ed erano arrivati nelle Filippine tra giugno e agosto del 2013, mentre i restanti erano arrivati tra dicembre 2013 e gennaio 2014. I container rimasero chiusi fino al 21 gennaio del 2014, quando l’agenzia doganale delle Filippine, vedendo che nessuno li reclamava, decise di aprirli per controllare che contenessero davvero rifiuti plastici come dichiarato. Ne furono aperti 18 e si scoprì che in realtà contenevano pannolini per adulti, rifiuti domestici, sacchetti di plastica, giornali e altri rifiuti. I rifiuti vennero dichiarati “pericolosi” e si decise di non aprire i restanti container, nel timore che potessero contenere anch’essi sostanze inquinanti. Dei 103 container iniziali ora ne rimangono solo 69, perché 34 sono già stati smaltiti, e sono depositati in una discarica di Manila.

Da allora è nata una disputa diplomatica. Inizialmente il Canada avrebbe voluto trovare un accordo per smaltire i rifiuti nelle Filippine, senza riportarli in Canada, ma le Filippine hanno rifiutato la proposta. Quando il primo ministro canadese Justin Trudeau visitò Manila nel 2015, disse che una soluzione era in fase di sviluppo e disse che la situazione non si sarebbe verificata di nuovo. Nel 2016, inoltre, il Canada ha modificato le sue leggi sulle spedizioni di rifiuti pericolosi per prevenire simili incidenti e costringere le società private a riprendere i rifiuti in casi simili.

L’8 maggio Adam Austen, un portavoce del ministro degli Esteri canadese, ha dichiarato che il Canada è attivamente impegnato per riprendere i rifiuti e smaltirli in patria, e che il suo paese sta collaborando con le Filippine «per risolvere i dettagli in sospeso e garantire il ritorno della spazzatura in Canada il prima possibile». Il governo delle Filippine, inoltre, vorrebbe che il Canada riprendesse i container a proprie spese.

A fine aprile, durante una conferenza stampa, Duterte aveva anche minacciato che avrebbe «dichiarato guerra» al Canada sulla questione dei rifiuti: «Caricate quei rifiuti su una nave e sarò io ad avvisare il Canada che la loro spazzatura sta arrivando: “Preparate un ricevimento, e mangiateveli pure, se volete”», ha detto Duterte. Il ministro degli Esteri filippino, Teodoro Locsin, ha scritto su Twitter che al momento non è stato ancora raggiunto un accordo con il Canada, ma che la scadenza per rimpatriare i rifiuti rimane il 15 maggio.

I paesi occidentali esportano molti dei propri rifiuti nei paesi asiatici: vendere i rifiuti all’estero, infatti, spesso è più conveniente che smaltirli in patria. Di recente però la Cina, che per anni è stato il maggior importatore di rifiuti occidentali, ha deciso di non farlo più, creando grossi problemi nella gestione dei rifiuti in tanti paesi del mondo. Anche le Filippine stanno valutando di seguire l’esempio della Cina e interrompere l’importazione di rifiuti dall’estero.

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