Uno dei due portelli lignei della Conca di San Marco del Naviglio Martesana esposti nella mostra "Leonardo da Vinci. La Scienza prima della Scienza" alle Scuderie del Quirinale di Roma (A. Novelli)

Un’invenzione di Leonardo che non lo è

Come altre cose, le "porte vinciane" che venivano usate anche nei Navigli di Milano non se le è inventate lui

Uno dei due portelli lignei della Conca di San Marco del Naviglio Martesana esposti nella mostra "Leonardo da Vinci. La Scienza prima della Scienza" alle Scuderie del Quirinale di Roma (A. Novelli)

Nella quarta sala della mostra delle Scuderie del Quirinale Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza ci sono due grossi oggetti di legno che somigliano alle ante di un portone: sono due dei portelli che per circa quattro secoli, dal Cinquecento al 1935, furono usati per bloccare o lasciar passare l’acqua di uno dei navigli di Milano, permettendo così alle imbarcazioni di entrare e uscire dalla città. Sono stati restaurati nel 2016 e fanno parte della mostra su Leonardo – la prima occasione in cui sono esposte – perché l’artista e ingegnere li disegnò in una delle pagine del Codice Atlantico, la sua più grande e importante raccolta di disegni e scritti. Proprio per questo sono chiamati “porte vinciane”.

Le porte vinciane sono tuttora usate in alcuni sistemi di canali. Senza entrare in troppi dettagli tecnici, sono fatte in modo che i due portelli si chiudano facendo un angolo interno minore di 180 gradi, quindi disegnando una specie di freccia nella direzione in cui l’acqua scorre; hanno degli sportelli per far passare l’acqua che coprono solo una piccola parte della loro superficie. Quelle conservate e restaurate si trovavano tra il naviglio della Martesana e la conca di San Marco, che fu interrata negli anni Trenta del Novecento: si trovavano alla fine di via San Marco, vicino a dove inizia via Melchiorre Gioia, per chi conosce Milano.

Sebbene Leonardo sia stato il primo a rappresentare il tipo di chiusa che funziona con questi portelli, non si può dire tuttavia che fu lui a inventarlo: come spiega la mostra alle Scuderie del Quirinale, molte di quelle che vengono comunemente considerate invenzioni di Leonardo sono in realtà tecnologie sviluppate negli anni da artigiani e proto-ingegneri di cui non conosciamo il nome. Leonardo si limitò a studiarle o magari ad apportare qualche miglioria, contribuendo a una già sviluppata tradizione ingegneristica: nel caso delle porte vinciane – spiega Claudio Giorgione, curatore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, nel catalogo della mostra – non si sa bene quale sia stato il suo contributo.

Sappiamo che a partire nel 1497 – quando Leonardo viveva a Milano da 15 anni – il duca Ludovico il Moro ordinò che il naviglio della Martesana fosse collegato alla cosiddetta “fossa interna”, cioè ai canali che si trovavano attorno al centro della città lungo quella che tuttora viene chiamata “cerchia dei navigli”, con la costruzione di tre conche. È possibile che Leonardo, di cui Ludovico il Moro era patrono, abbia dato la sua consulenza per la realizzazione delle conche e delle chiuse. I disegni del Codice Atlantico che le rappresentano risalgono probabilmente al 1506, quando la costruzione delle conche era quasi finita. Leonardo disegnò i portelli da vari punti di vista, sia in prospetto che in pianta, con particolare attenzione allo sportello secondario per regolare la portata dell’acqua. Non sappiamo se contribuì a perfezionarne il funzionamento ma è possibile che le sue rappresentazioni aiutarono la manutenzione dei portelli nei secoli successivi, illustrata nella mostra alle Scuderie del Quirinale da alcuni documenti settecenteschi dell’Archivio di Stato di Milano.

Nella quarta sala di La scienza prima della scienza, dedicata agli studi di Leonardo sui sistemi idraulici delle città e all’urbanistica in generale, oltre ai portelli del naviglio della Martesana ci sono alcuni modelli di altre tecnologie disegnate nel Codice Atlantico: un metodo per la pavimentazione dei canali, probabilmente legato al progetto della conca di San Marco, e un battipalo, cioè una macchina per conficcare pali nel terreno usando un peso. Anche nel caso del battipalo non si può parlare di una invenzione leonardesca (già i romani usavano i battipali), ma sappiamo che Leonardo propose un perfezionamento ideando un sistema automatico di sgancio del peso. Nella sala c’è anche un plastico di un progetto per rendere navigabile un tratto dell’Adda: Leonardo aveva pensato di costruire un canale e una conca monumentale per riuscire a far passare le imbarcazioni oltre un dislivello di 26 metri in un tratto del fiume in cui il letto era roccioso.

A differenza di altri rinascimentali che tra il Quattrocento e il Cinquecento progettarono città ideali (in alcuni casi realizzate, ad esempio a Ferrara), Leonardo era interessato agli aspetti pratici e tecnici dell’urbanistica, più che a quelli estetici degli ideali umanistici. Per questo la struttura della città di Milano, che nella mostra si può vedere com’era durante il Rinascimento grazie a mappe e piante antiche, e dei suoi canali fu un importante tema di studio per Leonardo. Forse non avrà proprio inventato tutto quello che gli si attribuisce, ma di certo collaborò alla crescita della città in cui lavorò per molti anni.

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La mostra su Leonardo da Vinci alle Scuderie del Quirinale sarà aperta fino alla fine di giugno.

Le Scuderie del Quirinale si trovano a Roma, in via XXIV Maggio 16.
Sono aperte da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30.

Prezzo biglietto intero: 15 euro
Prezzo biglietto ridotto: 13 euro
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