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  • Lunedì 6 maggio 2019

L’Iraq avrà la sua prima serie tv in sette anni

Ed è un esempio di come, dopo la sconfitta dell'ISIS, Baghdad stia tornando la città che era prima della guerra

L'attrice Asrar al Obeidi si prepara per le riprese di "L'hotel" a Baghdad (AP Photo/Hadi Mizban)
L'attrice Asrar al Obeidi si prepara per le riprese di "L'hotel" a Baghdad (AP Photo/Hadi Mizban)

Per anni via Rasheed, uno dei centri più importanti della cultura di Baghdad, la capitale dell’Iraq, è stata luogo di scontri e violenze, di battaglie tra gruppi rivali e attentati suicidi. Da qualche mese, grazie soprattutto alla sconfitta completa dello Stato Islamico (o ISIS), le cose hanno cominciato a cambiare, in via Rasheed come in tutta la città: le protezioni allestite contro le autobombe sono state rimosse, e i caffè, le gallerie d’arte e i centri commerciali hanno ripreso a essere frequentati come succedeva prima della guerra.

Anche i teatri hanno riaperto, e per la prima volta in sette anni un gruppo di professionisti ha lavorato alla produzione di una serie tv nazionale che verrà trasmessa durante il Ramadan (che quest’anno dura dal 5 maggio al 4 giugno), cioè il momento dell’anno in cui in molti paesi musulmani vanno in onda i programmi televisivi più seguiti. La serie si chiama L’hotel, è la prima a essere prodotta in Iraq dal 2012 e le riprese sono state realizzate proprio in via Rasheed, al teatro Muntada al Masrah, ha raccontato Associated Press. «Stavamo aspettando tutti questo momento – autori, registi e attori – con grande impazienza», ha detto il regista della serie, Hassan Hosni.

Il regista Hassan Hosni sul set di “L’hotel” a Baghdad, il 26 aprile 2019 (AP Photo/Hadi Mizban)

Per l’Iraq, e per Baghdad in particolare, la produzione di L’hotel è stata un momento molto importante. Alla serie tv – che parla di temi come il traffico di organi e di esseri umani – hanno partecipato tra gli altri due importanti e conosciuti attori iracheni che per circa vent’anni avevano vissuto all’estero, per scappare dalle persecuzioni del regime di Saddam Hussein e poi dalla guerra. Uno di loro, Mahmoud Abu al Abbas, andò in esilio nel 1997 dopo avere interpretato un’opera teatrale che parlava degli abusi commessi dai servizi segreti iracheni, una cosa che durante gli anni di Hussein non si poteva fare.

«Fui interrogato per due giorni e poi il ministero della Cultura mi invitò a lasciare immediatamente l’Iraq», ha raccontato Abbas, che visse i successivi vent’anni negli Emirati Arabi Uniti, dove continuò a recitare e scrivere libri. Abbas è tornato a Basra, la sua città, nel 2017: ha fondato una compagnia teatrale di giovani attori e da allora ha lavorato soprattutto nel sud del paese. L’hotel segnerà il suo ritorno in televisione.

L’attore Mahmoud Abu al Abbas sul set di L’hotel, a Baghdad, 26 aprile 2019 (AP Photo/Hadi Mizban)

Le serie tv trasmesse durante il periodo del Ramadan sono una parte significativa della produzione culturale di molti paesi musulmani.

Per anni, gli iracheni hanno guardato serie tv realizzate in altri paesi, come Bab al Hara, una produzione siriana di grande successo ambientata durante il movimento per l’indipendenza dalla Francia, negli anni Trenta. Di recente diversi giornali internazionali si sono occupati della “stagione televisiva del Ramadan” in Egitto, altro paese arabo che sta attraversando un periodo di grandi cambiamenti, anche se in direzione diversa da quella presa dall’Iraq: le produzioni egiziane, infatti, sono state dimezzate e molte persone del settore sono state lasciate a casa o costrette a fare cose molto diverse da quelle previste dai progetti originali a cui avevano scelto di lavorare, a causa della rigida censura imposta dal regime del presidente Abdel Fattah al Sisi.

Il set di “L’hotel” a Baghdad, 26 aprile 2019 (AP Photo/Hadi Mizban)

L’Iraq sta attraversando un periodo di relativa tranquillità dopo gli anni molto violenti dell’invasione statunitense, nel 2003, e della guerra contro l’ISIS, gruppo terroristico che nell’estate del 2014 arrivò a controllare buona parte del paese, soprattutto le zone abitate dai musulmani sunniti.