Cosa succede con Alitalia, spiegato in breve

A due anni dall'inizio della crisi non è ancora stata trovata un'offerta d'acquisto convincente, e oggi i commissari chiederanno probabilmente un'altra proroga

(ANSA/ TELENEWS)

Sono passati esattamente due anni da quando il 2 maggio del 2017 Alitalia, dopo essere arrivata a un passo dal fallimento, entrò in amministrazione straordinaria, la procedura del diritto fallimentare che permette a un’azienda in difficoltà di elaborare e realizzare un piano per essere di nuovo funzionante e solvibile. Il piano di salvataggio elaborato in questi anni prevede la divisione di Alitalia in due società, una “nuova” Alitalia e una bad company caricata degli oltre 3 miliardi di euro debiti della compagnia. Il termine per la presentazione di offerte vincolanti per i nuovi soci che dovranno finanziare la nuova società scadeva il 30 aprile e oggi i commissari comunicheranno probabilmente la loro decisione di posticipare la scadenza di un mese, dopo che i termini erano già stati prorogati per due volte in assenza di offerte.

La nuova società, che avrebbe bisogno di un capitale di circa 2 miliardi di euro, al momento infatti non avrebbe raggiunto un numero sufficiente di offerte. Nella nuova Alitalia dovrebbero entrare il ministero dell’Economia con il 15 per cento del capitale, Ferrovie dello Stato con il 30 per cento e la compagnia aerea statunitense Delta Air Lines con il 15 per cento. Per il 40 per cento restante del capitale nei mesi scorsi si era parlato di Atlantia, la società che controlla Autostrade per l’Italia e gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino a Roma, che però si è sfilata, e del Gruppo Toto, già proprietario in passato della compagnia aerea Air One, che però ha smentito di aver presentato un’offerta. Si era parlato anche di un possibile interessamento da parte di Poste italiane, Fincantieri, Cassa depositi e presiti, e della compagnia aerea cinese China Eastern Airlines, ma finora non c’è stata nessuna proposta concreta da parte loro.

I giornali scrivono che i commissari Stefano Paleari, Daniele Discepolo e Enrico Laghi, che già nelle settimane passate avevano ribadito la necessità di trovare una soluzione in tempi brevi, potrebbero concedere una proroga di un paio di settimane, in modo da arrivare a una soluzione prima delle elezioni europee. In alternativa potrebbe slittare tutto a dopo il voto, oppure addirittura finire tutto con la messa in liquidazione della società. In questo caso potrebbe intervenire la compagnia aerea tedesca Lufhtansa, che si è sempre mostrata interessata a Alitalia ma che si era tirata indietro a causa della presenza del governo italiano nel piano di salvataggio.

In tutto questo c’è anche da risolvere il problema del “prestito ponte” da 900 milioni di euro che è stato concesso in due tranche dal governo a Alitalia per permettere alla compagnia di sopravvivere il tempo necessario per trovare un compratore. Il prestito era stato concesso con un interesse del 10 per cento, che farà salire la somma totale da restituire a circa 1,1 miliardi di euro. La data di scadenza per il rimborso del prestito, che era stata già rimandata per tre volte negli ultimi due anni, è il 30 giugno prossimo, ma sarà posticipata ancora. Il cosiddetto “decreto crescita”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile, ha disposto la proroga dei termini per la restituzione del prestito a tempo indeterminato, prevedendo che il ministero dell’Economia possa utilizzare i circa 145 milioni di interessi per acquistare quote di capitale della nuova società che si andrà a formare.

Il “prestito ponte” concesso dal governo ad Alitalia è inoltre guardato con sospetto dalla Commissione Europea che nell’aprile del 2018 ha aperto un’indagine per valutare se possa essere considerato un aiuto di stato. Lo scorso 26 aprile la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager aveva detto che l’indagine è ancora in corso e che la decisione del governo italiano di concedere una proroga a tempo indeterminato non influenzerà l’analisi se si tratti di aiuto di Stato o meno. «Da questo punto di vista – aveva detto Vestager – la decisione ha un effetto neutrale. Se dovesse trattarsi di aiuto di Stato, ebbene questo sarà stato più lungo. Come detto, tuttavia, non abbiamo ancora terminato la nostra analisi».