Il giocatore dei Los Angeles Clippers Danilo Gallinari (a destra) marcato da Steph Cuerry dei Golden State Warriors (a sinistra), durante Gara-2 dei playoff NBA (AP Photo/Jeff Chiu)
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  • lunedì 22 aprile 2019

Chi segna per primo 100 punti vince?

È una cosa che si sente dire spesso nel basket NBA e le statistiche dicono che è vero, ma qualcosa negli ultimi anni sta cambiando

Il giocatore dei Los Angeles Clippers Danilo Gallinari (a destra) marcato da Steph Cuerry dei Golden State Warriors (a sinistra), durante Gara-2 dei playoff NBA (AP Photo/Jeff Chiu)

Ralph Lawler è uno dei più noti telecronisti sportivi degli Stati Unit: dal 1978 ha commentato più di 3mila partite della squadra di basket dei Los Angeles Clippers, che gioca in NBA, la più importante lega di basket americana. Questa sarà la sua ultima stagione e la sua lunga carriera verrà onorata con l’inserimento del suo nome nella Hall of Fame della NBA. Nel corso degli anni la sua voce è diventata molto riconoscibile tra gli appassionati di basket negli Stati Uniti, anche da chi non tifa per i Clippers, grazie a telecronache vivaci, ricche di battute e di modi di dire che sono diventati comuni a tutti gli appassionati di basket statunitensi. Una di queste continua a fare discutere.

La Lawler’s Law 
Tra le espressioni di Lawler più conosciute ci sono “Bingo“, esclamato quando viene segnato un tiro da 3 punti, e “wedgie“, termine coniato da lui per indicare quando il pallone si incastra tra il ferro del canestro e il tabellone. Il suo nome, però, è legato soprattutto alla celebre Lawler’s Law, in italiano “La legge di Lawler”, una teoria – da lui inventata – secondo cui la prima squadra che segna 100 punti vince la partita. In realtà Lawler ha spiegato in un’intervista al sito InsideHoops.com di aver “rubato” l’idea al suo amico Al Domenico, preparatore atletico dei Philadelphia 76ers negli anni Sessanta, e di averla semplicemente riproposta durante le sue telecronache. Lawler ha inventato anche altre due leggi: un corollario alla Lawler’s Law che sostiene che vince la partita chi segna almeno il 50 per cento dei tiri dal campo (cioè i tiri da 2 e da 3, e non i tiri liberi), e la Lawler’s Law per i tempi supplementari, secondo cui la prima squadra che nei tempi supplementari ottiene un vantaggio di 4 punti vince la partita.

La Lawler’s Law col tempo non è diventata solo un popolare modo di dire nelle telecronache, ma anche una verità statistica. Il sito Lawlerslawtracker.com tiene traccia di tutti i risultati delle partite NBA dalla stagione 1996-1997 in avanti, per capire in quante di queste si applichi la legge di Ralph Lawler. In 22 anni il sito ha registrato che il 93,09 per cento delle volte in cui una squadra ha raggiunto per prima i 100 punti ha poi vinto la partita. La media scende al 77,52 per cento nel caso in cui il vantaggio per la squadra che ha segnato per prima il centesimo punto sia di 5 punti o meno, e all’84,24 per cento nel caso in cui entrambe le squadre riescano a segnare 100 punti nella partita.

Statisticamente la Lawler’s Law dice una cosa abbastanza ovvia, dato che due squadre in qualsiasi sport partono sempre con il 50 per cento di possibilità di vittoria e questa percentuale sale progressivamente nel momento in cui una squadra segna prima di un’altra. Il numero 100 è stato scelto innanzitutto per un fatto simbolico, perché è il primo punteggio a tre cifre che una squadra di basket può realizzare, e poi perché soprattutto in passato era un punteggio piuttosto raro: segnare 100 punti, per una squadra, voleva dire avere avuto una prestazione offensiva sopra la media e quindi avere più possibilità di vittoria. Inoltre 100 punti si raggiungono generalmente negli ultimi minuti di partita, facendo così diminuire le probabilità che si possa essere rimontati.

Negli ultimi anni il basket, specialmente quello NBA, è diventato uno sport sempre più legato all’analisi delle statistiche avanzate e una regola come quella ideata da Lawler può sembrare oggi banale e semplicistica. Eppure è ancora utilizzata da analisti e allenatori di tutta la lega per capire quante possibilità di vittoria abbia la loro squadra. «Quando fai un’analisi statistica vuoi essere il più preciso possibile, ma vuoi anche essere il più semplice possibile», ha detto Dean Oliver, un esperto di statistiche nel basket che ha lavorato per diverse squadre NBA. «Non si deve ignorare nessuna di queste due cose, ed è per questo che la Lawler’s Law funziona bene».

Qualcosa è cambiato 
Per capire se la Lawler’s Law sia davvero valida, il giornalista del Los Angeles Times Ryan Menezes ha analizzato i dati di circa 27mila partite giocate in NBA, scoprendo soprattutto come sia cambiata negli ultimi anni di pari passo con l’evoluzione del gioco. A fronte del 93,09 di media registrato dal 1996-1997, negli scorsi tre anni qualcosa è cambiato e nell’ultima stagione la percentuale di applicazione della Lawler’s Law è stata in media dell’88 per cento. È cambiato infatti il gioco di gran parte delle squadre dell’NBA: si gioca un basket molto più offensivo, si segna di più e di conseguenza si raggiungono molto più spesso i 100 punti. In particolare si tira e si segna molto di più da 3 punti rispetto a dieci o venti anni fa, anche sulla scia delle prestazioni dei Golden State Warriors, che del tiro da 3 punti di Steph Curry e Klay Thompson hanno fatto uno dei loro punti di forza.

Segnare 100 punti non è più una cosa così difficile, e anche i tifosi se ne stanno accorgendo. Qualche anno fa quasi in tutti i palazzetti NBA veniva dato un omaggio agli spettatori di una partita nel caso in cui la squadra di casa avesse segnato almeno 100 punti (spesso cose da mangiare, come una pizza, un taco o un hamburger). Oggi questa strategia è diventata controproducente, così le squadre l’hanno modificata: adesso l’omaggio viene dato se la squadra ospite non segna 100 punti a quella di casa. «Se segni 100 punti ormai non hai segnato tanto», ha spiegato al Los Angeles Times il giocatore italiano dei Los Angeles Clippers Danilo Gallinari.

Oltre al fatto che accade con più frequenza che una squadra segni 100 punti, oggi questo punteggio viene raggiunto anche molto prima nell’arco di una partita: in questa stagione i 1oo punti sono stati raggiunti in media con 7 minuti e 19 secondi ancora da giocare, mentre un anno fa venivano segnati con 6 minuti e 4 secondi da giocare. La differenza è ancora più netta se si paragonano i dati di quest’anno a quelli della prima stagione presa in analisi: nel 1997, infatti, i 100 punti venivano segnati solo a 3 minuti e 41 secondi dalla fine. Secondo i calcoli fatti da Menezes ormai è così facile per le squadre arrivare a 100 punti che la Lawler’s Law per essere ancora valida dovrebbe essere spostata a 114 punti.

Ad ogni modo ci sono sempre le eccezioni che confermano le regole, e anche per la squadra più forte in NBA, i Golden State Warriors, può capitare che ogni tanto la Lawler’s Law non funzioni. Nella Gara-2 dei playoff giocata il 16 aprile contro i Los Angeles Clippers, i Warriors erano arrivati a 100 punti nel terzo quarto, con tre minuti ancora da giocare e con 20 punti di vantaggio sugli avversari. Tutto sembrava andare per il verso giusto perché si applicasse ancora una volta la Lawler’s Law, ma i Clippers sono riusciti a rimontare recuperando uno svantaggio complessivo di 31 punti e vincendo la partita 135 a 131.

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