Imane Fadil nel novembre 2014 (MATTEO BAZZI / ANSA)

Non si sa di cosa sia morta Imane Fadil

Dall'autopsia non ci sono chiari elementi per dire di cosa sia morta la donna nota per essere stata una delle testimoni nel processo "Ruby Ter"

Imane Fadil nel novembre 2014 (MATTEO BAZZI / ANSA)

Il 27 marzo è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Imane Fadil, la donna 34enne di origine marocchina morta il primo marzo scorso dopo settimane in ospedale. Fadil era nota per essere stata una delle testimoni nel processo “Ruby Ter”, quello sulla presunta compravendita di testimonianze che coinvolge Silvio Berlusconi. La Procura di Milano ha fatto sapere che non è stata trovata «nessuna causa visibile per elaborare al momento una diagnosi», ma che bisogna comunque attendere che vengano fatte altre analisi sui tessuti prelevati e ottenere i risultati degli esami tossicologici. Non ci sono quindi elementi per dire che Fadil sia stata avvelenata, come era stato scritto inizialmente da diversi giornali.

Fadil era stata ricoverata il 29 gennaio all’Humanitas, in condizioni cliniche molto gravi. Era stata presa in carico da un gruppo multidisciplinare che aveva provato ogni intervento clinico possibile per la cura e l’assistenza della paziente, senza però riuscire a capire la causa della sua condizione. Fadil era morta il primo marzo, dopo un ricovero di diverse settimane. Sulla sua morte la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario contro ignoti.

Durante il ricovero, era stata la stessa Fadil a dire che pensava di essere stata avvelenata. I medici dell’Humanitas fecero quindi analisi sulla presenza di metalli nel sangue e nelle urine della donna: trovarono livelli di alcune sostanze superiori alla norma, ma non tali da poter essere letali.

Fadil fu tra i testimoni del processo “Ruby Ter” perché aveva partecipato ad alcuni (o forse a una sola) delle cene ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi, processo nel quale aveva chiesto di potersi costituire parte civile.