(EPA/MICK TSIKAS/Ansa)
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  • lunedì 18 Marzo 2019

L’uomo che ha respinto l’assalitore di Christchurch

Quando Brenton Tarrant ha cominciato a sparare in moschea, Abdul Aziz lo ha attaccato con quello che ha trovato: un POS e una pistola scarica abbandonata dal terrorista

(EPA/MICK TSIKAS/Ansa)

Venerdì, dopo aver ucciso 43 persone nella moschea di Al Noor a Christchurch, in Nuova Zelanda, il suprematista bianco Brenton Tarrant si è diretto in auto verso un’altra moschea della città, su Linwood Avenue, dove ha ricominciato a sparare e ha ucciso altre 7 persone. Il numero dei morti a Linwood avrebbe potuto essere molto più alto se non fosse stato per Abdul Aziz, uno dei più di 80 fedeli che si trovavano in moschea per la preghiera del venerdì: dopo aver sentito i primi spari, Aziz si è lanciato contro Tarrant armato solo di un POS, una di quelle macchinette per bancomat e carte di credito, e dopo un breve inseguimento è riuscito a farlo scappare.

Lateef Alabi, l’imam della moschea di Linwood, ha raccontato di aver sentito delle voci provenire da oltre una finestra mentre stava officiando la preghiera, intorno alle 13.55. Guardando fuori ha notato prima un uomo vestito da militare e con un’arma in mano, e poi due corpi a terra; allora ha urlato a tutti di stare giù e accucciarsi, e in quel momento Tarrant si è girato nella sua direzione e ha cominciato a sparare con un’arma semiautomatica.

La polizia non ha ancora diffuso una sua versione di quello che è successo venerdì nelle moschee di Al Noor e Linwood, ma i giornali hanno analizzato il video dell’attacco, hanno potuto parlare con diversi testimoni e Aziz stesso – un 48enne immigrato 25 anni fa dall’Afghanistan in Nuova Zelanda – ha raccontato più volte come sono andate le cose dal suo punto di vista.

Venerdì Aziz era alla moschea con i suoi quattro figli. Quando l’imam ha dato l’allarme e sono cominciati gli spari, Aziz senza pensarci è corso nella direzione da cui provenivano, nel parcheggio adiacente alla moschea. Su un tavolo ha trovato un POS lungo una ventina di centimetri e armato solo di quello si è trovato per la prima volta di fronte a Tarrant, che stava prendendo dalla sua auto un’altra arma. A terra c’erano già i corpi di due persone, e Aziz a quel punto ha attaccato Tarrant con quello che aveva, lanciandogli addosso il POS. Tarrant ha sparato i primi colpi contro Aziz, che si è nascosto tra le auto del parcheggio dove ha trovato il corpo di una terza persona appena uccisa e una delle armi che Tarrant aveva usato e poi abbandonato per terra.

Aziz ha detto di aver preso l’arma di Tarrant e aver provato a sparare, ma il caricatore era vuoto. Con l’arma ancora in mano però ha inseguito Tarrant, che intanto era rientrato nella moschea e aveva ricominciato a sparare. Aziz ha detto che non era spaventato e che si stava comportando in modo irrazionale: urlava contro Tarrant e lo insultava per attirare la sua attenzione. Tarrant a quel punto ha lasciato anche la seconda arma ed è tornato verso la sua auto, probabilmente per prenderne un’altra. Si è seduto al posto di guida e Aziz, che lo stava inseguendo, gli ha lanciato l’arma scarica che aveva raccolto contro l’auto, rompendo uno dei vetri. A quel punto, vedendo il finestrino rotto, ha raccontato Aziz, Tarrant deve aver pensato che qualcuno gli stesse sparando addosso: pur avendo con sé altre armi ed esplosivo, ha acceso l’auto ed è scappato. Pochi minuti dopo un’auto della polizia ha speronato l’auto di Tarrant, che è stato arrestato. La conclusione dell’arresto è stata ripresa da un passante.

Il racconto di Abdul Aziz, in inglese.

«Quando sono rientrato nella moschea», ha raccontato Aziz, «ho visto che erano tutti terrorizzati e cercavano riparo. Gli ho detto “fratelli, alzatevi, siete al sicuro, se ne è andato, è scappato”, e poi tutti si sono messi a piangere». Lateef Alabi, l’imam della moschea, ha raccontato che se non fosse stato per Aziz, se Tarrant fosse riuscito a entrare nella sala della preghiera, il numero dei morti sarebbe stato molto più alto.